Tutto e Niente

Frammenti di pensieri.
Segmenti di riflessioni.
Incipit di chissà che racconto.
Dialoghi.
Frasi arruffate che fanno battaglia tra loro.
Un paesaggio in bianco e nero, come una vecchia fotografia, consumata negli angoli.
Un cassetto con una spada.
Occhi smarriti, bianchi come il foglio di carta.
Un pontile nella nebbia su un’acqua cupa.
Una tenda che si muove leggera nella brezza di un mare immaginario.
Colori.
Dai rossi agli arancioni e poi ancora il rosso, rosso corallo, allegria d’estate, le voci lontane dei bambini che giocano sulla spiaggia.
La sabbia nelle mani.
Il vuoto nelle mani.
Mani sulla pelle, nei capelli, frenetiche nella ricerca del piacere. Mi vuoi, ti voglio, siamo eppure sono.
Sono ferma sul limite del bosco, un passo alle mie spalle e una mano nella mia.
Passi sui vetri taglienti a piedi nudi, orme di sangue.
Odore di polvere e muffa, un pozzo buio senza speranza di uscita.
Il caldo del sole nella stanza e la luce bianca del mezzogiorno d’agosto, senza ombre e pianti.
L’odore forte e salato della barba lunga di tre giorni quando la bocca si avvicina per baciare.
Una trascuratezza dello sguardo che non fissa nulla.
Se avesse voluto l’avrebbe tenuto in bilico sulla punta del dito indice.
E ancora colori.
Gli azzurri che confondono i celesti e i blu, i cobalto, gli zaffiri cerulei turchesi e turchini, l’oltremare più vicino del mare.
E poi gli odori a zaffate, a manciate.
A spalancare porte della memoria.
A inventare il volto bello dell’uomo appoggiato al parapetto, che aspetta con occhio tranquillo, nel freddo profumato di fumo di legna, il sorriso di chi non verrà.
L’odore dell’erba tagliata e quello del sudore assaggiato con la lingua.
L’odore del ricordo nel ricordare ricordi che non esistono.
E voci che arrivano come una musica lontana e frammentaria.
Una voce soffiata all’orecchio quando la voglia inizia ad essere piacere “Mi piace tenerti così, sospesa tra quello che accadrà e quello che sta accadendo.”
La calda parlata della gente della mia terra e il ridente irridente chiacchierare tra amiche.
La buonanotte e il buongiorno.
Il suono delle lacrime e il silenzio del pianto.
Il suono del silenzio in notti trasparenti e tintinnanti come cristalli antichi.
E ancora immagini.
La spiaggia con le ombre lunghe di un lento tramonto e gli ombrelloni chiusi in un fine stagione fuori tempo.
E ancora immagini colori odori suoni e tutto tutto mescolato. Occhi bocca labbra mani gambe braccia cuore gola.
Tutto mescolato, tutto. Tutto insieme, senza logica ed alla rinfusa, come in un cassetto disordinato.
Chiuso e sigillato in un posto di me che non so dove sia.
Senza voltarmi chiudo la porta e sorrido.
Verrà il momento giusto e le parole apriranno la porta e renderanno vivo tutto.
Tutto tutto.

Non scrivo.

liboNon scrivo.

E sorvoliamo sul perché. Non ho nessunissima intenzione/voglia di inerpicarmi su spiegazioni e ragionamenti che sono più simili a falsi alibi che a una ricerca, seria, sulle vere motivazioni e poi nemmeno ho voglia di essere seria su me stessa. Mi piace troppo questo randagio e scombinato modo che ho di transitare in questo pezzo di vita. Non mi creo aspettative e quello che ho mi basta ed è fin troppo e mi sento non proprio felice, ma allegra, positiva e finalmente adrenalinica. Per come sono fatta il potere della Passione è importantissimo. Devo “averci” passione in quello che faccio, fosse anche solo per spolverare la mensola nera della sala e pulire con il cif il cesso. E ne ho di passione da vendere. Passione intesa come fare quello che faccio perché voglio farlo, escludendo dal mio vocabolario la parola Dovere. La partecipazione politica ha avuto un peso notevole in questo nuovo fermento. Mi ha dato la spinta ad uscire da me stessa per essere con gli altri e per gli altri e quindi ancora per me stessa. In questo momento di caduta a piombo di tutti i valori mi sembra che il pochissimo che faccio possa essere importante, come un’ultima difesa di un avamposto assediato da oscuri e crudeli mercenari.

Come al solito ho divagato perché volevo dissertare sulla lettura.
Sì, perché non scrivo, ma leggo, leggo tanto.
E ho scoperto che il mio approccio alla lettura si è venuto a modificare.
Ho cominciato un po’ per scherzo e un po’ sul serio a leggere manoscritti inediti per poi rispondere all’autore dando un giudizio motivato e coerente. Così mi sono ritrovata a leggere con la penna in mano e un foglio bianco su cui scrivere le mie impressioni e non è solo questa la differenza, è che a leggere per giudicare si legge con un’attenzione e un impegno molto simile a quello che si usa per studiare. Mi sento responsabile di dare un giudizio, sia mai che trovo il capolavoro del XXI secolo e non me ne rendo conto!
Poi ho letto un libro che ha scritto un mio collega/Amico e mi ha emozionato in una maniera che non ritenevo possibile. Mi ha parlato di come è nato questo romanzo e delle difficoltà che ha affrontato e quando me l’ha dato e ha firmato la dedica, dicendomi che ero la prima che aveva in mano il suo libro era emozionato e mi sono emozionata anche io ed anche commossa. L’ho letto con affetto, si intitola “C’era una volta il buio” e mi è piaciuto, mi ha reso orgogliosa di lavorare qualche porta più in là di questo ragazzo che ha avuto il coraggio di raccontare una storia vera e forte col linguaggio semplice e pulito del bravo giornalista. Ci vuole del coraggio a scrivere di valori e rinascita e ideali in periodi di decadenza e di svendita come questo. Insomma una bella scoperta. Quindi leggere le parole di chi si conosce ha una valenza diversa che un libro qualunque che prendo in libreria.
E anche su quello è avvenuta una notevole metamorfosi nel mio leggere. Da onnivora quale ero, che leggevo davvero di tutto, GialliMondadori ed Harmony compresi, e preferivo autori stranieri sono diventata estremamente selettiva e aperta, quindi anche autori italiani, perché ritengo che bisognerebbe leggere in tutte le lingue (possibilmente nella lingua originale) per capire anche le sfumature del linguaggio. Ed ecco l’altra notevole differenza. Non scelgo più un libro in base al titolo, all’autore o ad un consiglio, ma ricerco argomenti e linguaggi e più sono legati alla nostra storia recente più li preferisco e per storia recente intendo quella del secolo scorso.
E poi c’è la lettura per informarmi, per conoscere e capire, se pure è possibile capire che cosa ci sta succedendo e soprattutto perché. Ma ci provo, spesso. Anche se non è facile.

Però. Non scrivo.

Semplice

Immagine 1186Semplice.
Come il gesto di lavarsi le mani e lasciare che l’acqua scorra a trascinare via polvere e sapone.
E profumato.
Come la maglietta pulita che accarezza la pelle nelle mattine ruvide di sonno e d’inquietudine.
Il sorriso del gelsomino mi accoglie sul balcone con la promessa di fiorire, presto, domani o dopodomani o il giorno dopo ancora, ma presto, prima di quanto immagino ed improvviso e sarà una risata di piccoli bianchi segni nel verde scuro ed intenso ed un profumo da non credere.
Da non sapere spiegare con parole.
E non bastano le parole per descrivere attimi ed anni.
I giorni rimbalzano le loro monotone ore come il gioco della palla contro il muro.
Inconsapevole un colpo più forte o più debole cambia il ritmo, la traiettoria si modifica e la palla sembra disegnare nell’aria ghirigori fiabeschi.
Poi.
Poi rimbalza calma ed il ritmo diventa abitudine fino al prossimo sbaglio del destino.
Fino alla prossima deviazione.
E la deviazione non è destino.
Non accade dal nulla e non mi cade addosso.
La deviazione la provoco io.
La costruisco con un colpo sbieco e cercando di mirare un punto preciso.
Non importa la precisione.
Importa provare.
E provare.
E provare ancora.
Fino a quando la palla colpisce esatta e precisa quell’angolo di muro segnato di rosso.
Rosso come il sangue.
Troppo facile dire rosso come il sangue.
Più difficile immaginare il rosso nel grigio dei cieli di questa terra di pianura.
I rari rossi tramonti incendiano in una vampa inaspettata il muro calcinato dal tempo e dall’umido.
E l’oblio abbraccia la pigrizia in un valzer di richiami ad un tempo che pur essendo già stato, sarà ancora, e bello.

Semplice.
Come una giornata di sole.

Luoghi non Luoghi

Ho scritto ad un amico
“Il buonismo di cui mi sono vestita finora non è da me. Ho costruito finzioni e mi sono comportata come lui avrebbe voluto che mi comportassi, ma non ero io. Io sono quella che non sa tacere, che urla rabbia e furore fino a non avere più voce e che piange fino a non avere più lacrime.”
Togliermi la crosta di indifferenza e riprendere passione.
Non voglio più amore.
Sarà la vecchiezza precoce.
Saranno questi giorni di revisione e di stagioni sbagliate.
Sarà il cercare in molti strani modi l’essenza della rabbia.
Sarà che mi sento sull’orlo del dirupo.
Ma non voglio più amore.
Non voglio i sassi nelle tasche di questo ingombrante sentimento che non mi dà sogni e rallenta il gesto.
Non voglio restare ferma ad aspettare che il tempo faccia passare il tempo per traghettarmi in un tempo di cui non vedo i contorni.
Non voglio la ragione e la ragionevolezza, nemmeno la prudenza ed il giudizio.
Voglio ritornare da me, dentro di me e tirare fuori la folle e l’incosciente, la sognatrice che fa volare la fantasia sugli aquiloni spensierati della leggerezza.
E voglio la guerriera contro il comodo benessere dell’accettazione.
Poco so di me, ma una cosa mi è chiarissima.
Solo con me e in me ho tutto quello che mi serve.
Coltiverò la rabbia virtuosa e toglierò la muffa ai miei sogni più belli.
Riprendo le mie parole e con loro farò il nuovo cammino.
Ecco.
Le parole.
Di quello mi sono privata, le ho tenute chiuse ed addomesticate nel recinto, al buio e al caldo, ignorate e dimenticate per una fasulla illusione di quiete.
In un certo senso ne ho avuto paura.
Ho avuto paura di non riuscire più ad averne di parole ed invece loro sono fedeli e non mi abbandono anche se mi dimentico di loro.
Le lascerò scivolare dalle dita alla tastiera ad inventare storie e a pulire la mia anima dalle scorie di giorni talmente banali da sembrare lo stesso giorno ogni giorno.
Scrivo.
Con passione e rabbia.
È come una strada, dura e ruvida, chiusa da rocce e macigni, stretta e faticosa.
Ma vedo il cielo.
Ed il lago lo senti prima ancora di vederlo nell’odore morbido dell’acqua e nel colore più chiaro del cielo.
Ci sono alcuni luoghi che è come entrare in un cerchio magico.
Le parole ed il silenzio si confondono nello stesso fluido suono senza prevalere, senza imbarazzo o fatica, semplici parole di difficili pensieri e lisci silenzi di pacatezza.
Mi resta nella memoria e nei sensi l’impressione buona di interezza, di essere in equilibrio tra quello che sono e quello che faccio finta di essere e nei giorni a seguire guardo nel cielo e sorrido.
Vorrei fossero tutti i giorni luoghi come questi a vedere i miei passi.

20121216-145911.jpg

Forse

Il sole di oggi è stato il regalo che non mi aspettavo e la notte ha l’aria lavata dalla pioggia, e troppi giorni di grigio nel cielo e non era nemmeno un cielo ma confondeva confini e limiti. E pioggia, pioggia da oscurare la luce e formare pozzanghere specchianti come piccoli laghi.

Ancora non riesco a capire come si faccia a vivere qui, dopo tutta una vita che ci vivo, non so davvero capire come faccio a viverci.
Forse riesco a viverci senza troppi danni perché invento e so sognare.
Forse è solo che ormai mi sono abituata.
Forse mi piace potermi lamentare dell’uggiosità del clima per scaricare in questo piagnucolio l’insoddisfazione che è parte essenziale di me, ma riuscirò mai a dire che finalmente ho quello che volevo?
Forse mi sono abituata a questo senso di non appartenenza.
Forse le mie radici sono in una terra assolata e limpida che sa di sale e ha gli azzurri pitturati nell’aria.
Forse mi piace avere dubbi e i forse mi piace inanellarli come grani di un rosario eretico per maledire il luogo dove sto.
Forse non ci sarà alcun posto per me che mi dia la pace che non sono nemmeno sicura di volere.

L’epopea dei forse.

Non perché sia un brutto periodo, quello non potrei dirlo, ma è un momento in cui le convinzioni sbiadiscono e le rocce si sgretolano.
La corrosione della consapevolezza è stato l’acido che ha sciolto in un attimo quello che credevo fosse lo scudo della mia vita.
Mi è venuto a mancare un punto di forza, importante, su cui basavo una buona metà dei miei pensieri.
E dei miei sentimenti.
E di conseguenza sono cadute altre sicurezze.
Mi scopro più cinica e fredda, meno portata al lirismo ed alla romanticheria e non è che lo consideri un male, ma devo scoprire un’espressione diversa di me.
Le illusioni uccise sono cadaveri putrefatti e l’acre odore è nauseante e mi chiedo con un senso di allucinata angoscia come facevo ad essere così ottusa da non vedere.
E forse, ed il forse in questo caso è un obbligo, forse non volevo vedere perché ero conscia che il dopo sarebbe stato questo cielo grigio in cui non so trovare un punto di riferimento che non sia il mio egoismo.

Il sole di oggi è stato il regalo che non mi aspettavo e la notte è un cielo nitido e ha odore di freddo e neve che prude nel naso e fa lacrimare gli occhi, non so se per gioia o tristezza. E non voglio sapere quanto di una e quanto dell’altra si mescolano nella tazza di thé che sto bevendo.

Respiro.

Oggi.

20121216-131742.jpg

Rien n’est un hasard

Les gens entrent dans notre vie pour une raison, une saison ou pour toute la vie. Si nous arrivons à déterminer pour chaque rencontre si nous l’avons faite pour une raison, une saison ou pour la vie, alors nous saurons comment réagir envers elle.

Celui qui passe dans notre vie pour une RAISON :

C’est généralement pour combler un besoin que nous exprimons (consciemment ou non). Il est là pour nous aider à traverser des difficultés, pour nous fournir des pistes ou nous guider et soutenir, pour nous aider physiquement, émotionnelle ment ou spirituellement. Il peut nous apparaître comme une aubaine et s’en est une! Il est là parce que nous en avons besoin.

Un jour, sans que nous n’y ayons la moindre part de responsabilité, cette relation fera ou dira quelque chose qui brisera le lien. Peut-être… mourra-t-elle ou partira-t-elle, peut-être agira-t-elle de telle manière que nous ne pourrons continuer de cheminer à ses côtés. Ce que nous devons réaliser alors, c’est que notre besoin a été comblé, notre désir satisfait, qu’il n’y a plus de raison de cheminer ensemble et qu’il devait être temps de se séparer.

Celui qui entre dans notre vie pour une SAISON :

Parce que notre tour est venu de partager, d’évoluer ou d’apprendre. Il nous apporte un sentiment de paix, ou nous fait rire. Il se peut qu’il nous fasse découvrir quelque chose de nouveau, ou nous fasse faire quelque chose dont nous nous sentions incapable. Celui-là nous apporte généralement une somme immense de joies. Mais ce n’est, peut-être, que pour une saison…

Ceux qui sont là pour TOUTE LA VIE :

Ceux-là nous forgent pour la vie, nous aident à construire nos bases émotionnelles. Notre tâche est d’accepter les leçons, d’aimer et de mettre ce que nous en avons reçu et appris dans les autres relations qui émaillent notre vie.

On dit que l’amour est aveugle, l’amitié, elle, est clairvoyante.

20121216-130302.jpg