Forse

Il sole di oggi è stato il regalo che non mi aspettavo e la notte ha l’aria lavata dalla pioggia, e troppi giorni di grigio nel cielo e non era nemmeno un cielo ma confondeva confini e limiti. E pioggia, pioggia da oscurare la luce e formare pozzanghere specchianti come piccoli laghi.

Ancora non riesco a capire come si faccia a vivere qui, dopo tutta una vita che ci vivo, non so davvero capire come faccio a viverci.
Forse riesco a viverci senza troppi danni perché invento e so sognare.
Forse è solo che ormai mi sono abituata.
Forse mi piace potermi lamentare dell’uggiosità del clima per scaricare in questo piagnucolio l’insoddisfazione che è parte essenziale di me, ma riuscirò mai a dire che finalmente ho quello che volevo?
Forse mi sono abituata a questo senso di non appartenenza.
Forse le mie radici sono in una terra assolata e limpida che sa di sale e ha gli azzurri pitturati nell’aria.
Forse mi piace avere dubbi e i forse mi piace inanellarli come grani di un rosario eretico per maledire il luogo dove sto.
Forse non ci sarà alcun posto per me che mi dia la pace che non sono nemmeno sicura di volere.

L’epopea dei forse.

Non perché sia un brutto periodo, quello non potrei dirlo, ma è un momento in cui le convinzioni sbiadiscono e le rocce si sgretolano.
La corrosione della consapevolezza è stato l’acido che ha sciolto in un attimo quello che credevo fosse lo scudo della mia vita.
Mi è venuto a mancare un punto di forza, importante, su cui basavo una buona metà dei miei pensieri.
E dei miei sentimenti.
E di conseguenza sono cadute altre sicurezze.
Mi scopro più cinica e fredda, meno portata al lirismo ed alla romanticheria e non è che lo consideri un male, ma devo scoprire un’espressione diversa di me.
Le illusioni uccise sono cadaveri putrefatti e l’acre odore è nauseante e mi chiedo con un senso di allucinata angoscia come facevo ad essere così ottusa da non vedere.
E forse, ed il forse in questo caso è un obbligo, forse non volevo vedere perché ero conscia che il dopo sarebbe stato questo cielo grigio in cui non so trovare un punto di riferimento che non sia il mio egoismo.

Il sole di oggi è stato il regalo che non mi aspettavo e la notte è un cielo nitido e ha odore di freddo e neve che prude nel naso e fa lacrimare gli occhi, non so se per gioia o tristezza. E non voglio sapere quanto di una e quanto dell’altra si mescolano nella tazza di thé che sto bevendo.

Respiro.

Oggi.

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