Amo

“Ragazze forza preparatevi, fra poco dovrete uscire”
“Ma tu come fai a saperlo?”
“E’ fra i miei compiti. La vita è strana e la parola, anziché semplificarla, l’ha complicata perché non tutte le parole che si pensano poi si dicono. Quelle che si dicono faranno rumore, conosceranno la notte e il giorno, vedranno la nebbia ed il mare, prenderanno acqua, pioggia e vento. Quelle che si pensano no. Resteranno dentro, taciute. Io sono la bocca e, fra i miei tanti compiti, credimi, questo è il peggiore. Non decido un cazzo, eseguo. Apro e chiudo.”
“Ho capito”
“Dai muovetevi che fra poco dovete uscire. Dunque ti e amo, preparatevi”
“Anch’io?” chiese amo sorpresa ed incredula.
“Sì, a quanto pare è finalmente arrivato il tuo momento. Eddai, togliti quelle ali, mettiti un po’ di lucido su quelle labbra, datti una ravvivata ai capelli. Non ti succederà tanto spesso nella vita di uscire. Non sei una parola comune come mamma o fanculo. Dai.”
Amo impiegò un attimo a farsi bella e non ebbe bisogno di lucido per le labbra e nemmeno di ravvivarsi i capelli. Tolse le ali e mise soltanto una cosa in quelle tre lettere che sono tre posti diversi ma così uguali. Mise il sorriso negli occhi, nelle labbra e nel cuore.

“Ti devo dire una cosa..”
Lei lo guardò.
“Dai ragazze, pronte? E’ il momento – e inaspettatamente e di colpo urlò – mio dio, no! Cambio di programma: amo tu resta dentro, voglio e bene uscite con ti… dio che casini che mi combina questo stronzo qua.”
“… ti voglio bene”
“Lo so” disse lei sorridendo “sei il mio migliore amico lo sai, e ti voglio bene anch’io”.

La bocca già gliel’aveva detto altre volte quel “vedrai, verrà il tuo momento” e capì che stavolta non era il caso. Amo, in quell’angolo buio, appoggiata alle tonsille, si spogliò dei suoi sorrisi, si rimise le ali e pianse. Col cuore, con gli occhi e con le labbra.
E ritornò farfalla.

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