LeggerVi

Ne avrei di parole da dire, di storie da raccontare e di emozioni da vivere, ne sono convinta, solo che, spesso, quelle parole rimangono lì, basite da se stesse, dentro la mia testa. Le vedo che ci sono, guardo il loro contenuto, allineate come su scaffali da supermercato, un discount della parola, scelte e pronte ad essere prese e messe nel carrello lessicale. Solo che io mi soffermo a guardarle, a volte, quelle parole negli scaffali e saprei anche come servirvele, che spezie metterci, cosa cucinarci, ma mi fermo li, con le mani strette al manico del carrello che guardo quello che non ho preso come se tutte le cose da dire, le storie da raccontare

imageavessero remora a mostrarsi. Poi succede che, mentre sono lì che cerco la somma delle lettere, intanto che mi viene voglia di raccontare, vi leggo, ed accade una magia: mi perdo in mezzo alle vostre, di parole, emozioni, come quando si corre in un campo di spighe di grano, alte fino a coprire la vista. Leggervi è anche, un po’, parlare con voi e leggo di torte e profumi del passato, di libri, di film da vedere o da scartare, di weekend passati o da venire, di sogni e certezze. Ogni volta, in mezzo a tutte quelle frasi messe in fila mi perdo sempre un po’, poi la strada, pian piano, la ritrovo, ma, ogni tanto, ci si deve anche perdere. Leggervi è un po’ perdersi, uscire dal supermercato senza aver comprato nulla, rimandare ancora un po’ il racconto di una storia, che sia la mia o quella che, sul momento, mi invento ma, alla fine, ne vale la pena. Grazie.

Luce ed Oscurità!

Buio Spesso ci si confida nella buona sorte, nella fede, nella speranza affinché, in qualche modo, le cose si mettano o vadano a posto da sole. Come se la nostra esistenza avesse una declinazione naturale verso il bene, la pace o la concordia. Questa è un’opinione rispettabile, ma resta solo un’opinione. Le cose, quasi sempre, vanno come devono andare, né bene né male, vincolate esclusivamente dalla misteriosa ragnatela delle relazioni tra innumerevoli cause ed imprevedibili effetti. Senza buoni e cattivi, ma solo con vivi e morti dato che la bontà e la cattiveria sono opinabili e soggettive. La morte, invece, è fenomeno scientificamente misurabile oltre che disperatamente irreversibile.

Questo mondo non è né della Luce, né dell’Oscurità. Il mondo è un bel caos, non si sa e non si sceglie dove si nasce tanto meno dove si muore. L’ingovernabile pletora di fenomeni che sconvolgono l’Universo seguendo i mille rivoli che la probabilità disegna nella trama sottile dell’esistenza. E’ lecito tentare di trovare un disegno superiore, cercare una spiegazione è sempre attività degna di grande rispetto, ma l’esperienza mi insegna che confidare nell’azione di qualcosa o di qualcuno di cui non si sa nulla è attitudine prossima alla disperazione.

 La pace come la concordia non sono frutti che nascono spontaneamente sugli alberi dissetati dalla pioggia che viene da novunque e riscaldati da un sole che qualcuno tiene acceso. Sono cose che si ottengono con l’impegno, la perseveranza, lo studio, l’intelligenza, e spesso, anche se non ci piace pensarlo, con il sangue di chi si mette sulla strada della nostra “felicità” e del nostro benessere. Già, IL SANGUE, fa un po’ specie sentirlo, ma, ahinoi, le risorse sono limitate, la competizione spietata ed un mondo dove da tutti viene secondo le proprie possibilità ed a tutti è dato secondo i propri bisogni non è stato ancora scoperto in questo universo squallido e freddo lontano dalla grazia di Dio.

Oggi più che mai, dopo che le migrazioni, dietro la scorza del buonismo ipocrita, incominciano a somigliare ad invasione, oggi che finalmente abbiamo capito che quando ci chiedono tre lire per una maglietta o un paio di scarpe non stiamo veramente pagando tutto il prezzo, oggi che la crisi è piombata nel salotto di tutti ed ad essere licenziato non è più l’amico dell’amico, ma il figlio, il marito, la sorella o noi stessi, oggi che nei paesi che hanno conosciuto la ferocia nazista, la reazione alla paura sospinge tanti sotto la bandiera del fascismo, oggi l’oscurità si fa più vicina.

Se qualcuno è convinto che la guerra si vede solo nei film o nei news in televisione, sappia che lo pensavano anche quelli che stanno combattendo la guerra che noi stiamo guardando. Come diceva qualcuno qualche tempo fa, tra l’ilarità di molti, la pace non è gratis. E nessuno meglio di chi ha portato per il mondo l’oscurità, perché a casa ci fosse luce, può saperlo.

Porre in Essere.

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Ho l’anima antica.
Non amo il cellulare, i messaggi. Ma guardare gli occhi, respirarne l’anima di ogni singola parola.
Adoro il muovere lento delle mani,
e il profumo della carta intrisa di inchiostro.
Le case in cui si impasta ancora il pane così come a farci le coccole.
Amo i cavalli…
e quel modo tutto loro di muoversi, come sempre in attesa di un appuntamento; e quell’idea di libertà che ti donano sempre, anche dietro un misero recinto.
Amo i fiori non morti e le parole dolci, le canzoni e le dediche.
Amo chi mi fa arrossire, ma il complimento deve esser garbato.
E non dimentico…

Ricordo a lungo… ricordo per sempre.

Un atto d’accusa… per tutti noi adulti.

Severn Suzuki era, nel 1992, una bambina. Piccola come i nostri figli, una bimba che non ti stupiresti di vedere mentre gioca a palla in cortile di una nostra città.

Non la immagineresti nelle favelas, non la immagineresti con un fucile in mano, non la immagineresti a morire vittima dell’acqua inquinata.

No! No la Immagineresti mai in queste situazioni. Lei è una “nostra figlia”. La figlia del nostro benessere, con il suo vestito carino e sistemato. Ti scandalizzeresti anzi se la vedessi girare nuda per le strade, non pensando che molti bambini girano nudi ogni giorno nel terzo mondo, perché non hanno vestiti.

La penseresti a discutere con la mamma perché lei vuole andare in discoteca e non a “fare la morale” ai potenti del mondo. Eppure…

Nazioni Unite Eppure lei lo ha fatto. Gli ha fatto la morale. E non aveva il timore referenziale che prende noi “adulti” di fronte al “potente”. Non aveva il timore delle conseguenze, non era un’arrogante e non si avvertiva nelle sue parole la prosopopea tipica di chi si può permettere di “cantargliene quattro” a qualcuno.

No! La sua voce, le sue parole semplici, di bambina, erano pallottole che colpivano al cuore i potenti. Lei faceva solo una domanda: Se voi “grandi” insegnate a noi bambini a non litigare, perché fate la guerra? Se voi “grandi” insegnate a noi bambini ad essere generosi, perché non usate i soldi delle guerre per sfamare i bambini che muoiono di fame?

Ingenuità? Banalità? forse… Ma è quell’essere ingenui come solo i bambini sanno esserlo. Quelle domande banali ed imbarazzanti che solo i bambini sanno fare. Perché?

Perché le parole di un bambino arrabbiato non sono mediate dalla cultura e dalle convenzioni sociali. E’ rabbia che nasce dal cuore ed esce così com’è: pura come solo un bambino sa esserlo.

E Severn era arrabbiata perché i “grandi” stavano rovinando il mondo. I “vecchi”, e per un bambino un trentenne e “vecchio” stavano consumando le risorse, inquinando l’acqua, bucando l’ozono, facendo estinguere specie animali…

Era arrabbiata Serven perché i potenti non impedivano che gli uomini rovinassero il nostro mondo: Lei in quel mondo doveva viverci.

Due domande mi sono sorte spontanee sentendo le sue parole:

Siamo sicuri che quel “cantargliene quattro” fosse limitato ai potenti? Non riguardava ognuno di noi? Non era rivolto a noi adulti e alle nostre auto sempre più grandi e al nostro fare beneficenza “al conto corrente numero…” per avere la sensazione di fare qualcosa senza impegnarsi troppo?

E poi? Era il 1992. Un bambino nato il giorno del suo discorso avrebbe oggi 17 anni. Cos’è cambiato? Non potrebbe forse questo ipotetico bambino rilanciarci oggi le accuse che Severn ci lanciò allora?

Potrei scrivere un intero libro, ma non riuscirei ad avere l’effetto delle parole di quella bambina, e quindi cedo a Lei la parola, alla bambina di ieri, di oggi e, mi auguro, non di domani.

Ecco il testo integrale ed il video del discorso di Severn Suzuki del 1992 ai Delegati delle Nazioni Unite:

“Buonasera, sono Severn Suzuki e parlo a nome di ECO (Environmental Children Organization).

Siamo un gruppo di ragazzini di 12 e 13 anni e cerchiamo di fare la nostra parte, Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quaigg e me.

Abbiamo raccolto da noi tutti i soldi per venire in questo posto lontano 5000 miglia, per dire alle Nazioni Unite che devono cambiare il loro modo di agire.

Venendo a parlare qui non ho un’agenda nascosta, sto lottando per il mio futuro.

Perdere il mio futuro non è come perdere un’elezione o alcuni punti sul mercato azionario.

Sono a qui a parlare a nome delle generazioni future.

Sono qui a parlare a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate.

Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo nel pianeta, perché non hanno più alcun posto dove andare.

Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono de buchi nell’ozono, ho paura di respirare l’aria perché non so quali sostanze chimiche contiene.

Ero solita andare a pescare a Vancouver, la mia città, con mio padre, ma solo alcuni anni fa abbiamo trovato un pesce pieno di tumori.

E ora sentiamo parlare di animali e piante che si estinguono, che ogni giorno svaniscono per sempre.

Nella mia vita mia ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici e giungle e foreste pluviali piene di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo se i miei figli potranno mai vedere tutto questo.

Quando avevate la mia età, vi preoccupavate forse di queste cose? Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi e ciò

nonostante continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni. Io sono solo una bambina e non ho tutte le soluzioni, ma mi chiedo se siete coscienti del fatto che non le avete neppure voi.

Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i salmoni in un fiume inquinato, non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie animale estinta, non potete far tornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c’è un deserto.

Se non sapete come fare a riparare tutto questo, per favore smettete di distruggerlo.

Qui potete esser presenti in veste di delegati del vostro governo, uomini d’affari, amministratori di organizzazioni, giornalisti o politici, ma in verità siete madri e padri, fratelli e sorelle, zie e zii e tutti voi siete anche figli.

Sono solo una bambina, ma so che siamo tutti parte di una famiglia che conta 5 miliardi di persone, per la verità, una famiglia di 30 milioni di specie.

E nessun governo, nessuna frontiera, potrà cambiare questa realtà.

Sono solo una bambina ma so e dovremmo tenerci per mano e agire insieme come un solo mondo che ha un solo scopo.

La mia rabbia non mi acceca e la mia paura non mi impedisce di dire al mondo ciò che sento.

Nel mio paese produciamo così tanti rifiuti, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, e tuttavia i paesi del nord non condividono con i bisognosi.

Anche se abbiamo più del necessario, abbiamo paura di condividere, abbiamo paura di dare via un po’ della nostra ricchezza. In
Canada, viviamo una vita privilegiata, siamo ricchi d’acqua, cibo, case abbiamo orologi, biciclette, computer e televisioni.

La lista potrebbe andare avanti per due giorni.

Due giorni fa, qui in Brasile siamo rimasti scioccati, mentre trascorrevamo un po di tempo con i bambini di strada.

Questo è ciò che ci ha detto un bambino di strada: “Vorrei essere ricco, e se lo fossi vorrei dare ai bambini di strada cibo, vestiti, medicine, una casa, amore ed affetto”.

Se un bimbo di strada che non ha nulla è disponibile a condividere, perchè noi che abbiamo tutto siamo ancora così avidi?

Non posso smettere di pensare che quelli sono bambini che hanno la mia stessa età e che nascere in un paese o in un altro
fa ancora una così grande differenza; che potrei essere un bambino in una favela di Rio, o un bambino che muore di fame in Somalia, una vittima di guerra in medio-oriente o un mendicante in India.

Sono solo una bambina ma so che se tutto il denaro speso in guerre fosse destinato a cercare risposte ambientali, terminare la povertà e per siglare degli accordi, che mondo meraviglioso sarebbe questa terra!

A scuola, persino all’asilo, ci insegnate come ci si comporta al mondo.

Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire altre creature, a condividere le cose, a non essere avari.

Allora perché voi fate proprio quelle cose che ci dite di non fare?

Non dimenticate il motivo di queste conferenze, perché le state facendo?

Noi siamo i vostri figli, voi state decidendo in quale mondo noi dovremo crescere.

I genitori dovrebbero poter consolare i loro figli dicendo: “Tutto andrà a posto. Non è la fine del mondo, stiamo facendo del nostro meglio”.

Ma non credo che voi possiate dirci più queste cose. Siamo davvero nella lista delle vostre priorità? Mio padre dice sempre siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo.

Ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte. Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole.”