Il manifesto Nadine

Appartengo ad una razza in estinzione. Quella che alle parole attribuisce un significato assolutamente pertinente al campo semantico di appartenenza. Quella che, anche se la spogli nuda come un verme, resta vestita di una dignità che nessuno le può togliere. Quella che non si vende e che non si svende, né a caro prezzo, né sottocosto.
Le donne come me restano spesso sole con sé stesse. La gente fugge da tutto ciò che non si flette, che non si conforma a modelli omologati. Viviamo nel mondo del fast food, del virtuale, delle relazioni di potere, del narcisismo, del “sex-minded”, della decadenza della sensibilità e della cultura che sono divenuti disvalori, difetti, complicazioni di vita. La sensibiltà viene additata come tristezza, la cultura una forma di palese perdita di tempo o di snobismo. Entrambe ti rendono una donna da evitare. L’onestà intellettuale è una forma di idiozia senza pari. Se poi sei anche bella, allora sei proprio un mostro.
A me piace restare obsoleta, anacronistica, una “donna difficile”, fuori da questo tempo che rasenta la follia , il non-sense e la distruzione di ogni cosa. Dall’economia, alla legalità, alla famiglia, all’incontro di un uomo e di una donna che si trovano inaspettatamente e si prendono. Mi sconforta sentirmi dire che sono “eccezionale” solo per la mia “normalità” e per il degrado da cui siamo circondati. Non sono io in alto. Sono gli altri troppo in basso. Risplendo di una luce ormai desueta in una donna. Qualcuno ancora pensa che io sia bellissima. Ma resta a debita distanza.

20140525-230729-83249527.jpg