Dolce Utopia

… e cammino in una notte luminosa/
Abbacinante/
In una strada fluorescente/
Sospinta da un Placido vento/
Come un veliero senza più timone/
Né pensiero/
Case come nuvole/marciapiedi come onde/luna come ancora
Cercando la mia stella polare/
Un volto fra miriadi di stelle/
In un delirio onanistico/
Radente la follia… la magia/
Case come nuvole/marciapiedi come onde/luna come ancora
Nell’eclissi della fede/
Delle possibilità/
Seguo la mia mappa immaginaria/
Alla ricerca del tesoro/
Occultato nel cuore del mondo/
…te…

N.H

Strada facendo…

Che giorno è? È tutti i giorni, amica mia. È tutta la vita, amore mio. Noi ci amiamo, noi viviamo. Noi viviamo, noi ci amiamo. E non sappiamo cosa sia la vita. Cosa sia il giorno. E non sappiamo cosa sia l’amore.

È Prévert. Avevo 16 anni e lo amavo. Amavo anche lui. Poi le cose cambiano. Finiscono. Non ami più le stesse cose e questo, oggi, considerando quello che hai capito dell’amore, ti dice che, in realtà, non amavi Prévert e nemmeno lui. Ti piacevano soltanto. Rileggo Prévert e ripenso a lui. Forse non mi piacevano nemmeno. Era soltanto fame. E la fame ti fa dire ‘buono’ anche a ciò che non lo è. Se si ama una volta, si ama per sempre. A prescindere dalle strade che poi si prendono.

N.H

Aforismi che passione!

Il grande Nietzsche dice che “Ciò che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male”. Sembra vero. Da qualche parte ho letto pure che “Perdonare è un gesto d’amore più grande dello stesso amore”. Anche questo sembra vero, ma non è il contenuto di verità che c’è in queste cagate che m’interessa. Il perdono, ad esempio, per me non è un gesto d’amore, semmai, è una necessità dell’egoismo. Ok, possiamo parlarne, discuterne, però alla fine si torna al punto iniziale. Sono solo definizioni. È quello stupido piacere della gara a chi scrive l’aforisma più bello, e una cosa che mi fa cagare come il latte freddo, sono proprio gli aforismi. Esopo, ad esempio, ha scritto che “Molti uomini non sanno badare alle proprie cose, ma pretendono di occuparsi di quelle degli altri”. Sembra un aforisma bellissimo ma quanta gente si è accorta che, in realtà, lo stesso Esopo, scrivendolo, si stava occupando delle cose altrui?
Okay, torno ad occuparmi dei cazzi miei!

N.H

Carpe diem

… Forse sbagliavo… forse.
È così. Le gioie più grandi, come le delusioni più grandi sono in quello che non ti aspetti. Lasciati andare. Nessuna gioia dura per sempre. Nessun dolore dura per sempre. Carpe diem. Quando capita, coglila. Condividila. È bello condividere il bello. Portala da Vittorio, e non risparmiare sul vino. Certe gioie non vanno annacquate. Assaporale. Tienile in bocca ad occhi chiusi. Ingoiale piano piano. Attraverso le papille della lingua, delle gengive, del palato. Della bocca. Nulla dura.
La grande delusione, invece, usala ma non per farne vendetta o ritorsione. A che serve? A sentirti migliore? Ammetti che sei stato coglione e non piangerci sopra. Fanne esperienza. La vita continua e tu ci sei dentro fino al midollo osseo. È quella la sfida, e la felicità non è un’oasi. Eh no! È tanti posti. Tante volte è proprio sotto casa.

N.H

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Monsieur Voltaire!

Nella sessualità incerta di un pomeriggio che non ha deciso se restar tale o farsi sera, mi squilla il telefono: “Nadine, je suis à Parme, peut on se rencontrer?”. Non posso esserne più contenta, sono anni che non ci vediamo. François ha sempre amato l’Italia almeno quanto io amo lui. Due sfogliatelle e due caffè. Sceglie la riccia, io la frolla. Parlando del tempo in cui viviamo mi chiede:
“Si c’est ici le meilleur des mondes possibles, que sont donc les autres?”
Per delicatezza evito di dirgli che è ripetitivo anche se quella domanda è attuale in ogni epoca. Gli rispondo, comunque, che il suo sarcasmo è anche pessimismo.
“Pourquoi?”
Gli dico che se chi, conoscendo passato e futuro, decise che fosse proprio quello il momento in cui l’umanità aveva bisogno di un salvatore, vuol dire che il peggio che potesse capitarci è passato da almeno duemila anni e di sicuro non tornerà. Aggrotta le sopracciglia. Mi chiedo se è più attento a quello che dico o la sua attenzione è tutta spalmata fra palato e lingua. Aggiungo che basta mettere assieme due contrari come fideismo e razionalità, per arrivare a conclusioni tanto inaspettate quanto logiche.
“C’est une vrai bombe”, esclama, ma penso che alluda alla sfogliata. Il cameriere ci porta l’acqua ed i caffè. Gli dico: “Luca guardalo, lui è Amico mio. Se ricapita qua, trattamelo bene. Si chiama François, ma si fa chiamare Voltaire”.

 

N.H

Punti di vista…

Se c’è una cosa che mi affascina delle persone è soprattutto il rapporto che ognuno ha con il proprio intimo. Mi piace osservarlo. Mi sforzo di comprenderlo, e m’interessa molto meno cosa ci sia nel loro intimo piuttosto di come lo gestiscano. Per fare un esempio; m’interessa zero sapere quanto hai sul tuo conto quanto, invece, m’interessa capire come lo gestisci, perché alla fine, io trovo che le dinamiche siano sempre più interessanti e non meno importanti dei contenuti. Alla fin fine e con tutto il rispetto per la profondità, i contenuti, più o meno, si rassomigliano tutti, e quello che veramente ci differenzia sono i comportamenti perché ha ragione il babbo quando diceva che noi non siamo quello che abbiamo ma siamo quello che ci comportiamo!

 

N.H

Agire…

Agire consola di tutto. Quando il cuore è vuoto, cambio la disposizione degli arredi traendo l’illusione che anche la mia esistenza prenderà nuova forma: in men che non si dica la casa è funzionale a trasmettere l’idea che chi vi abita ha una vita facile, piena, tonda.
Pessoa scrive:”Mi sento quasi in colpa per scrivere queste mezze riflessioni a quest’ora in cui, dai confini della sera, una brezza leggera si alza, colorandosi”.
Io no, non mi sento in colpa; se scrivo è per dichiarare l’appartenenza a un altro mondo, la mia dannazione ad Amare gli assenti.
Bonne nuit!
Pessoa mi scuserà.

N.H

Imperfezione!

Tra i miei numerosi ed infiniti difetti, ne annovero dei nuovi quali: “cinica”,“ dissacratoria”, “icastica”, “lunatica”, “sfuggente”, “fuggitiva”, “autoreferenziale”, “ambiziosa”, “misantropa”, “intollerante”, “inaffidabile”, “incoerente”, “irriverente”, “eccessivamente intuitiva” (in quest’ultimo caso, oltre l’aggettivo, è necessario l’avverbio che trasforma una rara qualità in fastidioso attributo che collocato nel corpo di una donna, la rende nefasta per l’esistenza altrui.)
In breve, considerati anche i miei precedenti ed esigui effetti personali, risulto essere un’inutile perdita di tempo.
Voilà!

N.H

 

Eau de Bienêtre

429806_10201222014814490_526936800_nSiamo un po’ come gli animali, ognuno col suo odore. Diverso come una traccia. Come un’impronta. Poi ci sono le gocce di star bene. Servono sopratutto a quello. sono un bisogno millenario che ha le sue radici nella necessità di valorizzare il nostro odore, mai di nasconderlo o coprirlo. Gocce di star bene che devono essere indossate come un abito lungo ma che non abbiano uno strascico. Perché l’odore è intimità e l’intimità non va mai oltre un leggero alone. Le gocce di star bene non sono miracolose però possono fare moltissimo. Soprattutto quando non stai tanto per la quale e ti lavi cercando di resistere alla voglia di toglierti anche la pelle. Una doccia per cancellarti i segni delle cicatrici dovute agli infiniti no che collezioni e non comprendi. Poi ti asciughi. Con cura. L’acqua è un bene inanielabile ma l’umidità arrugginisce anche il tempo. E poi ci sono ancora loro, le tue gocce di star bene. E stai già meglio.
“Quanto meglio?”
“Poche gocce.”

N.H