Immaginami…

E adesso mio caro, prova, per un attimo, ad immaginarmi diversa. Prova a pensarmi senza pizzi e merletti. Inqualificabile. Solo un paio di jeans usurati, proprio come i miei occhi frangiati dai segni del tempo. Una canotta lenta, dal colore incerto, scivolata distrattamente dalla spalla, i capelli che sfuggono sciatti e ribelli alla morsa del fermaglio sulla nuca. A piedi scalzi.

Prova a pensarmi senza parole, senza contenuti, immobile, mentre fisso il vuoto, un punto inesistente. Come una marionette, priva di senso.

Cerca di vedermi con le unghia senza smalto e le mani che puzzano di mille detersivi. O ancor peggio, sporche di terra e di concime. Io non uso mai guanti, nemmeno quando mi sento gelare. Le mie mani, come i miei occhi, non mentono mai e raccontano dei miei giorni.

Immaginami mentre cucino ed impreco perché l’olio bollente mi è schizzato sulla pelle durante il rituale della frittura delle melanzane. O che lavo i piatti e mi piango scioccamente addosso per l’ennesimo bicchiere finito in frantumi nel lavandino, maledicendo la fretta che metto nelle cose che faccio. A me, inesorabilmente, sfugge qualcosa che vorrei afferrare ma non riesco.

Prova a scrutarmi tra il bucato, tra le montagne di panni da stirare che accumulo perché io detesto stirare.

Cerca di interpretare il mio sguardo quando lavoro. Assorta a relazionare, programmare, calendarizzare, scrivere appunti e lezioni che non finiscono mai. A cercare disperatamente carte ed oggetti che sono davanti ai miei occhi e che non vedo.

Prova poi a spiarmi mentre ballo un tango con uno sconosciuto e faccio l’Amore con la musica e con la Vita. Sfacciatamente, come se nessuno mi vedesse. Guardami nell’ascolto di une Fantaisie Impromptu de Chopin che mi sento struggere l’anima. Di nostalgia, di inquietudine, di desiderio, di tristezza. Esattamente come quando non ci sei e ti sento dentro.

E poi ancora, immaginami disperata. Quando urlo forsennata la mia rabbia, rigata di pianto e lacrime di sangue, sofferente al punto che preferirei morire. Mentre taccio inerme, stanca, muta, sorda, senza forze, senza fame, senza occhi.

Ed infine, prova a pensare se io non ci fossi nella tua vita. Se cessassi di seguirti con lo sguardo e col pensiero nelle tue giornate, come un’ombra che ti ripara, ovunque tu vada. Se le mie parole diventassero silenzi di un’assenza senza ritorno. Se io smettessi di desiderarti. Se il mio utero non accogliesse più la tua solitudine e la tua voglia. Se interrompessi questo flusso di emozioni talvolta sussurrate, più spesso scagliate verso te con violenza voluta affinché ti oltrepassino la pelle e sconfiggano la tua reticenza a lasciarmi entrare dentro di te.

Dimmi, cosa di tutto questo che io sono ti dà più fastidio?

N.H

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2 pensieri su “Immaginami…

  1. Bella domanda gli poni 🙂
    Il testo è fantastico, parla di una donna che anche “senza gonna” non manca d’esser seducente…parla forse di particolari che sfuggono, di distrazioni o mancanze del destinatario dello scritto, forse non da nulla fastidio…solo che noi donne siamo tante di quelle cose che spesso non vengon comprese… e ci ritroviamo a guardarci sole allo specchio….e veniamo apprezzate per le doti che forse noi stesse consideriamo minori. Un abbraccio

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