Rumori

“Amami quando meno lo merito, sarà quando ne ho più bisogno.”
Pare sia una frase di Catullo questa, ma conta poco. La ripropongo oltre che per la sua intrinseca bellezza, per l’universalità del suo contenuto che può tranquillamente prescindere dall’Amore. È una di quelle frasi che vanno contestualizzate soprattutto nel momento. Quel momento che non dovrebbe mai prescindere dall’evento perché nulla avviene per caso e va sempre osservato nella sua completezza, nel senso che nulla può prescindere dal prima e nemmeno dal dopo. Un evento ideale per spiegare cosa intendo è quel fenomeno che ha due tempi diversi. Mi chiedo quanto tempo avrà impiegato l’uomo a spiegarsi il tuono collegandolo finalmente al fulmine. Forse basterebbe chiederlo ad un bambino. Il tempo che impiegherà a capire il dopo solo ripensando al prima. In realtà ogni evento ha un rumore che avviene nello stesso attimo in cui avviene l’evento. Sono i nostri sensori a percepirli in tempi successivi e se c’è un fulmine devi aspettarti il tuono. Arriverà.

N.H

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L’età del niente

Ho calcolato il tempo che ci vuole per arrivare da qui all’età del niente, ed è un minuto e quindici secondi. Questo significa che è già qui, ora e subito, specie in una città vuota, una città senz’anime.
Sì? beh… uh! Qualcosa a volte passa ma è così trasparente ed intermittente che non mi rappresenta niente. Come dicevo, è qui, ora e subito, l’età del niente.
Fiori fatti di gambi foglie e spine, anche per oggi non si profuma l’aria, è ridere senza averne l’aria, veramente? È proprio questa l’età del niente? epperò non si dovrebbe cedere alla bellezza di parole ubriache clonate, ma puoi davvero perdere il cammino e poi ritrovarlo, o come disse Yeats: “how can we know the dancer from the dance?”, come distinguere chi danza dalla danza, però si deve perché la danza è nebbia e chi danza vaga nelle sue spire e si flagella con le sue stesse mani, ed i dispersi vagano lasciati ad estinguersi senz’ombra da lasciare ed i cuori ibernati nell’età del niente sono gli anni che dell’aria di niente si sono pasciuti e poi vantati, vestiti e denudati alfine senza destino e dire che pertanto vatuttobene, alquanto, c’è comunque un cuore che batte per niente e che trema per un indomani senza niente, sai quei visi senza età, dall’età indefinibilmente vaga, ed i colori che sono passato, seppiato, e la certezza ha disertato sicura di non vincere, specie in quelle notti che se non canti crolli, quelle notti con quelcertononsoche che sa tanto di fine eternità peso degli anni.
Au revoir, Tempestina.

N.H

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Schizzi di ragione

Somigliano ad ingiuste schiavitù ma sono soltanto ruoli. Così il pensiero sembra schiavo della ragione perché non può prescindere da essa e, se lo fa, non è più pensiero ma religione, stupidità o follia. Messe da parte la religione e la follia, accade soprattutto in due momenti della vita e per motivi opposti che il pensiero prescinda dalla ragione: nell’infanzia perché l’esercizio al ragionamento e la comprensione delle conseguenze non sono ancora completamente formate. Accade poi nella vecchiaia avanzata (eh già!) perché le connessioni fra pensiero e razionalità cominciano ad indebolirsi, ad interrompersi ed il pensiero sempre più spesso va per il fatto suo. Potrebbe sembrare un pensiero libero ma è solo un pensiero in balia del vento. Un pensiero senza capo né coda. Un pensiero che ogni tanto insiste sollecitando il libero confronto tra diverse opinioni e proposte, e non vecchie contrapposizioni ideologiche. Le vecchie contrapposizioni ideologiche sarebbero, ovviamente, il comunismo ed il fascismo. Questo pensiero, così pieno di sé, bacchetta le ideologie convinto di averle superate – sempreché si possa superarle – e non si rende conto, essendo sconnesso dalla ragione, che il pulpito da cui sta parlando è quel capitalismo che ha portato tutto il mondo occidentale in questa situazione. Ma il capitalismo che diamine è? Non è forse un’ideologia? Ed in termini di vecchiaia, non è forse la più vecchia fra tutte?
E quindi anche la meno moderna.

N.H

Io, blogger.

Perché?
Un gioco.
Un passatempo.
Un piacere.
Liberazione.
Sfogo.
Leggerezza.
Una passeggiata piacevole tra le parole dell’Amicizia, quella vera e bella come piace a me, e tra quello che capita.
Quel momento di relax che mi prendo in studio dal momento che non posso più fare pause caffè.
L’alternativa a serate altrimenti vuote di televisione e biscotti e i biscotti sono proibiti dalla mia dieta e la televisione è rifiutata dal mio io razionale.
Echebellafrase!
Il mio io razionale che è irrazionale troppo spesso e razionale solo quando c’è il sole a mezzanotte.
Nella mia irrazionalità questo blog-mondo, per ora, è solo piacere e lo frequento perché mi piace.
Mi diverte.
Viaggio.
E poi è, soprattutto e prima di tutto, il posto dove metto ciò che scrivo, un pezzettino di me.
Non tutto quello che scrivo, ma un po’ delle cose che scrivo.
Lo scrivere è vizio e virtù e non saprei vivere senza, anche se passo periodi di afonia di parole poi tornano, tornano sempre e faccio spazio rubando il sonno della notte perché possano uscire fuori da me e tornare a me in lettere nere su un foglio bianco e in emozione. Emozione è neutra, sono loro, le parole, a colorarla di nero o di bianco o di qualsiasi altro colore.
Una vetrina per la mia vanità.
Mi piace essere letta.
Mi piacerebbe che qualcuno avesse critiche su qualcosa.
Non sono così perfetta come sembro. Anzi della perfezione nulla so e nulla voglio sapere. Non sarò mai soddisfatta e sarò sempre alla continua ricerca di ciò che è oltre l’orizzonte, oltre il confine, oltre me stessa. Anche in quello che è già scritto, se lo rileggo cambierei un aggettivo, un verbo, una virgola, limerei e plasmerei senza mai arrivare al risultato che mi soddisfa del tutto.
Nel blog invece le parole si fermano e fermano il pensiero in quell’attimo che nell’attimo dopo non esiste più.
Per ora non m’importa e non ho tentazioni di cancellare, né di chiudere.
Però ci rifletto ed arriverà il momento in cui tutto questo non sarà più nulla e finirà.
Resterà a galleggiare come i rottami dei satelliti persi nell’infinito dello spazio.
Una dipendenza.
Per la sincerità che mi devo so che è anche una dipendenza. Non ancora assuefazione perché se lo fosse non sarebbe più divertimento, né piacere, ma dipendenza quello certamente sì.
Perché?
Me lo chiedo e non ho grandi risposte.
Perché mi piace, nel momento in cui non mi piacerà più mi allontanerò e farò altro.
Questo penso del mio essere blogger.

N.H

Furia

Ho messo le mie parole ad asciugare. Ho approfittato del sole. Mi son messa a terra accanto a loro stando attenta al vento e poi sei passato tu. Un’occhiata un po’ svogliata e fugace. Gli occhi nascosti dalle lenti grigie ed appena trasparenti e, quando ormai stavi per andare via, sei tornato sui tuoi passi. Hai letto un’altra volta, stavolta piano. Con più attenzione. Hai letto con il cuore. Io guardavo i tuoi capelli d’argento.
“Son tue queste parole?”
“Sì, son mie.”
“Le vendi?”
“No, le ho solo messe ad asciugare al sole ma se vuoi te le regalo.”
“Davvero?”
Le hai raccolte tutte, ad una ad una. Nemmeno un grazie e sei scappato. Io son rimasta là. Senza parole.

N.H

Punteggiatura

Detesto i puntini sospensivi. Ammiccanti, inconcludenti, rendono subdole ed incerte persino le affermazioni più incisive, aprono falle per libere interpretazioni. Quando evocano sospiri, conferiscono toni da melodramma che mi risultano totalmente insopportabili. Così, la mia punteggiatura si riduce a virgole più o meno strattonate, i due punti, l’ormai dimenticato ed obsoleto punto e virgola, il mio amato punto che spesso mi costringe ad andare a capo. È mia radicata convinzione che scrivere di storie d’Amore e di tragedie è esclusivo appannaggio di anime capaci di struggersi, autentiche rarità in questi tempi avari di valori, di ideali, di principii. In tutti gli altri casi, trattasi di patetiche pantomime di dolori che al massimo sono capricci insoddisfatti.
Detto ciò, mi appello al punto e a capo che mi basta per esprimermi. Elogio del silenzio.

N.H

Sempre Donna

Ognuno di noi si sarà chiesto, almeno una volta, in cosa vorrebbe rinascere. Una domanda alquanto importante a cui nessuno dovrebbe sottrarsi, perché è nel nostro destino rinascere. Anzi, considerando che il destino non esiste, lo è nella nostra natura. Come se ogni individuo dovesse completare il suo ciclo di cazzate prima di estinguersi e, poiché siamo così stupidi che una vita non ci è sufficiente a commettere tutti gli errori possibili, la natura che è paziente, ci dà la possibilità di rinascere per commettere gli altri finché non avremo completato il nostro album di figurine, doppioni esclusi. È ovvio che per non darci un vantaggio che renderebbe il gioco troppo facile, essa ci rimette al mondo senza memoria. L’unico aiutino che ci fornisce è il libro di Storia che è un po’ come il catalogo delle cazzate già commesse ed è, allo stesso tempo, la cartella clinica della nostra imbecillità. Quella Storia di cui andiamo orgogliosi e della quale, se fossimo una specie intelligente, dovremmo arrossire. Io, comunque, vorrei rinascere sempre donna. La tela più ambita di ogni pittore. Rossetti, smalti, fondo tinta, ombretti, perché come un pittore dipinge per se stesso, così il trucco, in una donna, non è apparire ma essere. Così come naturale è scegliere, fra tutti i colori, i propri. L’importante è piacersi. Sì, se potessi decidere, ancora donna. Sempre del capricorno però, e stronza. Appunto, non solo femmina, Donna.

N.H

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Pensiero Libero

Ci sono parole che non hanno senso per me e sono molte. La prima che mi viene in mente è perdono, un’altra è odio, un’altra ancora è rancore. Ci sono altre parole che, invece, per me hanno un’importanza enorme. La prima è memoria perché senza di essa non esiste passato. E presente e futuro non hanno più senso. Avere memoria non è coltivare l’odio od il rancore, avere memoria è costruire tenendo conto degli eventi riconoscendo gli errori. Contestualizzare non è prescindere. L’idea non puoi contestualizzarla. Il bene e il male non hanno età ed appartenenza. Il pubblico ed il privato nemmeno. Così il diritto all’uguaglianza, alla salute, all’istruzione, alla libera scelta, all’informazione. Senza memoria e prescindendo non contestualizzi un accidenti ma ritagli solo la fetta che più ti conviene. Calpesti la storia e alimenti la vera e più intima solitudine. Quella solitudine che ti porta fuori dal gregge restandoci dentro. La solitudine dell’unica libertà che conosco. Quella del pensiero libero che diventa pensare differente quando ti confronti col resto del gregge. Sì, forse questa è la più grande solitudine. Quella della non appartenenza. Nessuna spocchia. Nessuna presunzione. Solo una profonda ma contentissima diversità.

N.H

Intimità oblige!

La convinzione di essere unica padrona della sua intimità rotolò giù come una lacrima che sfugge al controllo. Non le dispiaceva sentirsi osservata ma detestava essere spiata. Guardando la foto sperò nel silenzio discreto di quella pozzanghera e decise che, in futuro, avrebbe evitato di scavalcarle.

N.H

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Lo voglio!

In attesa che salga il caffè, scosto la tenda. Oltre i vetri c’è un cielo azzurro e luminoso. Una bella giornata di sole, tepore, calore, colore. Lascio andare la tenda e riporto il mio sguardo dentro. Titolo: interno di cucina abitabile. Mi lascio andare ad un momento di debolezza e mi faccio sfuggire che, alle volte, mi manca maledettamente la sua presenza. Zuccherando il caffè, ritratto quella dichiarazione appena pronunciata. Scrivo un post-it che poi attacco sul frigo. Genere maschile. Pronto anche in comode rate mensili: forno microonde.

N.H