Words

La parola è chiave. La parola è mondo. Essa contiene così tanto che nel momento in cui la esplodi entri in un labirinto di significati. Un viaggio infinito. Magia. Mistero. Passione. Ricerca. Collage. Gioco. Ossessione. Incanto. Sorriso e pianto. Una frase mi colpisce assai.

…non c’è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono.

Play. Come cercare la domanda avendo in mano la risposta. Cercare la parola. Trovarla. A voce bassa, mentre sono in treno, penso che quando non c’è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono, io coincido. Sorrido. Poi smetto. Cancello. Coincidenza deriva da coincidere ed allora non va bene perché coincidenza sembra casualità, culo e in quella frase non c’è culo. C’è fatica. C’è ricerca degli altri senza prescindere da se stessi. C’è ricerca di se stessi senza prescindere dagli altri. Decisioni barra scelte. Vita, in tutte le sue forme. Vegetale, animale, minerale. Perché la vita, la mia, è vegetale, animale e minerale. Dipende dall’interesse. Dalla curiosità. Dal meteo. Dalla voglia. Restart. Replay. Ancora un rimbalzare di parole. Confronti, scarti. A voce bassa, mentre sono in treno, penso che quando non c’è differenza fra ciò che voglio e ciò che sono, io combacio. Sorrido. Idiota ma sorrido. Trovata. La parola che condensa quella frase. Il piede di Cenerentola. Quando non c’è differenza fra quello che vuoi e quello che sei. Una sensazione di benessere. Un punto d’equilibrio. Combacio.

N.H

Va così

È un periodo questo che va così. Sarà perché ho ripreso il tram tram della vita lavorativa, sarà perché sono sempre più carente di energia, ma mi sa che l’unico modo per superare questa crisi di pixel è  quello di attingere ai miei risparmi riciclando alcune riflessioni congelate. Durante spiragli di lucidità mi chiedo che senso abbia dire pane al pane e vino al vino ma farlo sempre dopo il ruttino. A pancia piena. Oppure raccontarsi brutti per mostrarsi belli. Oppure ancora, usare maiuscole e minuscole per differenziare la stessa cosa in termini di rispetto o disprezzo. Tante volte i pixel, come i fili d’erba o la sabbia o le nuvole, assumono forme somiglianti a lettere dell’alfabeto e, mentre l’informatica ci aiuta con quel .doc a distinguere un testo da un’immagine, al di fuori dell’informatica, non essendoci l’estensione, succede di confondere un disegno con un testo. Sbadigliando penso sia una fortuna che il mondo sia abitato anche da quelli che parlano come mangiano perché ci sono pure quelli che parlano come cagano. Siamo pochi ma ci siamo. Caro René, meglio: “cago ergo sum”.

N.H

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Google

Considerando quello che faccio, nella mia vita, ed anche le mie passioni, posso affermare che ho imparato tutto senza utilizzare mai i libretti d’istruzione. Quel poco che mi sono costruita più che frutto d’istruzione è stato frutto della precedente distruzione. Rompendo ho conosciuto i limiti e gli errori. All’inizio ho impiegato più tempo ma, pian piano, assimilando i meccanismi, le dinamiche, i concetti e, soprattutto, la psicologia delle persone, le cose mi venivano sempre meglio, fino ad essere contenta di me stessa. Da stringermi la mano da sola e darmi perfino qualche pacca sulla spalla accompagnandola con un “che brava!” ma senza enfatizzare. Alle volte penso che se fossi brava con i sentimenti così come lo sono con le cose, sarei quasi perfetta. Invece no, con i sentimenti sono diversamente abile. Con i sentimenti sono come dicono i latini.
“Come dicono i latini?”
“Non lo so ma, considerato che quelli colti hanno un motto latino per ogni cosa, sicuramente ce n’è uno che definisce il mio modus vivendi rapportato ai sentimenti.”
“Prova a fare una ricerca su Google”
“C’era già?”

N.H

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Nota a margine

E poi ci sono quei giorni in cui vorresti urlare, dire, ma non riesci. E ciò che sfugge non ha la forma ed il colore che vorresti. Non hai mai avuto colori pastello nel tuo astuccio e nemmeno il metro per calcolare le mezze misure e la riga per tirare linee dritte. Il tuo disordine emozionale si riflette nella scompostezza della disgrafia. Passa il tempo, passano gli anni e sei sempre quella degli infiniti errori. Dei tuoi e di quelli degli altri che ti sono stati intorno. Di quelli che ti sei portata dentro. Sbatti la testa contro te stessa e ti fai male da sola. Nel frattempo, lasci che qualcuno ti butti fango addosso e smetti anche di difenderti. Perché sei stanca. E vorresti carezze non sui tuoi seni morbidi, ma dove la pelle si è fatta ruvida e dove stagnano le cicatrici. E non capisci se un uomo ha più paura di te quando mostri la tua forza o la tua immane fragilità. In ogni caso, resti implosa. Con la certezza che qualunque cosa tu faccia è sempre quella sbagliata. Così, giusto per non smentirti.

N.H