Morale

Chi è più “morale”, nel senso di “persona con buoni valori “? Chi accetta regole altrui già preconfezionate e pronte, proclamandole spesso ad alta voce, in teoria, e trasgredendo poi nella pratica o chi – con impegno, sacrificio, dubbi, a volte anche errori – intraprende la scelta di darsi una propria morale rispettandola, non perché ci siano premi o punizioni per i trasgressori ma perché c’è un giudice non a Berlino ma dentro di sé, detto coscienza?

Ho scoperto che spesso e volentieri le persone appartenenti alla seconda categoria, quelle che ogni giorno si interrogano e a volte soffrono… Sono le più simpatiche. Almeno hanno avuto l’intelligenza di dubitare, scegliere, ed affrontare anche le conseguenze. Talvolta è giusto dubitare e persino sbagliare. Niente è meglio di un paio di sane “batoste” per imparare a camminare a testa alta che vivere succubi a regole di cui non condividiamo nulla.

N.H

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Ergo sum?

A ben ripensarci, caro René, nell’universo solo ciò che sporca esiste, quindi non basta pensare per esistere perché se pensi e stai zitto, indubbiamente sporchi meno che se pensi e parli pure, ma comunque cagherai. E succede pure di cagare senza pensarci. Eh sì, sono ancora più convinta: “cago, ergo sum”.

N.H

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Un filo logico

Stamane mi sono alzata con il pensiero che non sopporto più la gente (accidenti a questa misantropia) che nessuno merita di essere preso in considerazione. Poi andando in stazione ferroviaria, prendendo tutta l’acqua possibile ed immaginabile, ho capito che forse è colpa di questo tempo, con la solita esagerazione che è in me. Ero decisa a non scrivere più nulla e dedicarmi a uno dei miei tanti racconti che giacciono incompiuti nei meandri della mia poca memoria e in quella del computer. Poi, pensando ai pochi Amici, per scelta, che ancora sopravvivono nei miei pensieri una parte, seppur piccola della gente, dell’umanità va presa in considerazione anche se qualche volta si prendono delle fregature, cosa che, ovviamente, anche gli altri possono dire della sottoscritta.

C’è chi, nonostante conosca i miei difetti, mi rimprovera, bonariamente di non scrivere più o di farlo sempre meno, ma, detto tra noi, non saprei proprio cosa dire. Non trovo più la voglia/stimolo di scrivere post lunghi, molto lunghi su qualsivoglia argomento. D’altronde non è cambiato nulla se non in peggio, qualsiasi cosa scrivessi non sarebbe altro che una inutile ripetizione. E come me tanti altri. Invidio, invece, coloro che hanno ancora la volontà e la forza di sperdere parole e saperi al vento della lettura dei soli titoli, della lettura veloce, della non lettura. A tutti piace essere letti, a pochi piace leggere le cose altrui fino in fondo e tentare di capire cosa sottende al ragionamento, giusto o sbagliato che sia, che ha indotto l’autore a scrivere. E così mi sono rifugiata nei libri e, ai fini del mantenimento in vita del blog, vanamente.

Mai pensato di aver nulla di particolare da dire, di nuovo, di rivoluzionario, anzi, ho sempre scritto specificando che le parole erano solo mie elucubrazioni di cui mi assumevo la responsabilità senza dare loro alcun valore di verità in un mondo dove ormai l’assunzione di responsabilità è un optional. Dovunque sbuca proditoriamente “Qualcunaltro” a cui addossare colpe di ogni genere. Mai ci sentiamo sentiti chiamati in causa, mai.

Non so nemmeno più da dove sono partita e dove volevo arrivare con questo ragionamento. Come al solito, se ci trovate un filo logico buon per voi. Altrimenti fate finta di nulla.

N.H

Selfie

Sono sempre stata attenta ma poco incline alle mode. Le osservo, come fatto di costume, ma non le perseguo anche se, senza accorgermene, a volte, ci casco anch’io. Quella del selfie, ad esempio. Da un po’, rileggendomi, trovo che questo concentrarmi su me stessa, a differenza di prima, mi fa dare del tu a chi davo del lei. Parlo della vita e di quanto le gira intorno. Per pigrizia o per convenienza sto privilegiando l’emozione piuttosto che la riflessione. Come ringiovanire invecchiando. Questo, oltre ad abbassare le mie difese immunitarie, conferma che ci si può rincoglionire anche ringiovanendo.

N.H

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Bonjour tous les jours!

La mattina soffro di misantropia. Mi lamento del tempo che impiega il treno ad arrivare, ma, paradossalmente, al contempo vorrei non giungesse mai a destinazione, perché a quel punto comincerà la mia odissea.

Il mio fedele compagno di viaggio, il sonno, da un lato mi risparmia le energie per sognare una vita differente, dall’altro mi narcotizza il cervello per non riflettere. Mi resta l’immersione tra le pagine di un romanzo, che sente, vede e parla per me.

Il treno, come la vita, rallenta. Dal finestrino intravedo case i cui colori, se fossero distinti, mi direbbero che sono arrivata, ma da qualche tempo il cielo è tinto di viola così ogni cosa assume solo una sfumatura.

Come tante formiche solipsiste, lasciamo i binari e ci dirigiamo verso il rispettivo nido, dove troveremo i nostri incarichi: codici, che proveremo a decriptare, e per far questo parleremo anche tra noi in codice. Il risultato saranno ulteriori codici.

Nella nebbia, i nostri passi percorrono il cammino di ogni giorno. L’hanno imparato a memoria e questo torna utile, ché nel viola potremmo sbagliare strada, ma i piedi non hanno occhi.

Sono le 8.59, questa è stazione ferroviaria di Parma, io sono Nadine e sto ascoltando “nothing else matters” di Metallica. Voi fate come cazzo vi pare.

Bonjour.

N.H