Fili

Lui è il Dalì che preferisco di più. Amo il dettaglio come la fedeltà dell’intreccio infinito del vimini, del rattan o del midollino. Fibre che assieme a quelle sintetiche, al cotone, alla seta, alla lana, all’agave certificano quanto il filo sia presente e fondamentale nella nostra vita, e quanto sia importante la sua resistenza, elasticità o fragilità. Quel filo che è responsabile di ogni nostro rapporto. Da quello con noi stessi come il filo di un pensiero, a quello con gli altri o con le cose, come i fili che s’intrecciano, si annodano, si slegano o si spezzano. Fili che semplificano la vita, complicandola…

N.H

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Rien ne va plus

La notte è quella parte più intima del giorno. Quella più segreta. Come quella che fra gli abbracci stringi di più. Come l’oggetto dell’attesa. Come il realizzarsi di un desiderio. Come la scelta fra le scelte. Come il piatto preferito. Come la complice fra le Amicizie. Come la tua casa nel destino dei passi. Come quello a cui non rinunci. Come il post-it di cui non hai bisogno. Come l’acqua per la sete. Come la mano sul fuoco.
La conobbe per gioco. L’amò per davvero. Quando davvero non è più un gioco, se il gioco è il tuo lavoro. Come quando, nel mutevole calendario dei giorni, la notte è solo una. Lei. La conobbe per gioco. L’amò per davvero. La perse al gioco. Rosso, nero, verde e una ruota che gira…
Rien ne va plus, les jeux sont faits. La roue tourne. Quinze, noir. Putain… Ops pardon!

N.H

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Smile

Basterebbe un sorriso certe volte, sincero, sgorgato da quella parte del nostro animo, dove si annida un po’ nascosta e resistente in questi sventurati tempi dell’arroganza, la gentilezza. Basterebbe. O no?
Sourire.

Buon inizio settimana a tutti.

N.H

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Se sapessi disegnare…

Tutte le lettere d’amore sono ridicole. Non sarebbero lettere d’amore se non fossero ridicole. Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore, come le altre, ridicole. Le lettere d’amore, se c’è l’amore, devono essere ridicole. Ma dopotutto solo coloro che non hanno mai scritto lettere d’amore sono ridicoli. Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo senza accorgermene lettere d’amore ridicole. La verità è che oggi sono i miei ricordi di quelle lettere a essere ridicoli. (Tutte le parole sdrucciole, come tutti i sentimenti sdruccioli, sono naturalmente ridicole).

Lo so, questa, come tante altre, Pessoa l’ha scritta in versi. Ma cosa cambia? La poesia, quand’è poesia, comunque la metti resta tale. E’ fra le poche cose che non hanno bisogno del navigatore per sapere qual è la strada più breve. Conosce tutte le scorciatoie per arrivarti dentro. Eppure deve superare pregiudizi, preconcetti, seghe mentali, filtri e condizionamenti. Niente, lei buca tutto e zac! Come l’amore. Quell’amore che è più bravo della poesia, perché le scorciatoie, volendo, se le inventa. Quell’amore che, se dovessi disegnarlo, lo farei con una matita morbida su un cartoncino ruvido. E con la faccia di Charlot. Se sapessi disegnare.

N.H

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Desidero…

 stelle    Non so se l’avevo già detto, sono appassionata di etimologia, e oggi, dopo una lunga assenza, vorrei dedicarmi a rendere più nebbiosa la parola desiderio.
Bella parola… quando dici: “ti desidero” la senti subito ridondare nella testa, poi rimbalzare nello stomaco, una cosa così semplice da dire ma può scatenare una serie di emozioni.
 

L’etimologia della parola desiderio, parte dal latino desideriun, da desiderare, scomponendola troviamo: de -sidera, il de potrebbe esprimere la mancanza, ad esempio, deficiente deriva da deficere ossia “mancare”  che potremo scomporre come de-facere,  come a dire che “non fa”  (libera interpretazione mia), sidera significa stella, allora possiamo interpretare la parola desiderio come “mancanza di stelle, senza stella” a questo punto forse è bene non essere tassativi e ricordare che de- sidera  potrebbe significare “delle stelle” visto che la parola desiderantes veniva usata per “coloro che aspettano sotto le stelle”.

Bene! allora diamoci alla fanta-etimologia potrebbe avere un significato ancora più magico,
chi desidera viene dalle stelle, vuole l’ignoto che vede ma non può toccare, chi desidera va oltre le stelle, varca confini, allunga la mano perché crede di poter sfiorare la sua stella.


Detto ciò potremo andare a scomodare i filosofi, gli scrittori che sul desiderio hanno scritto arrivando per percorsi diversi alla conclusione o all’idea che assomiglia alla morte ossia: Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Se desideri non hai e quando hai non desideri.
E se il desiderio volesse essere  qualcosa di diverso?

Se una volta raggiunta la “stella”, il nostro pensiero non si rivolga ad altro se non alla sua comprensione?
Non come possesso, ma come integrazione dell’anima, se ogni desiderio fosse parte integrante del nostro essere, della costruzione della nostra interezza, se desiderare fosse un passo per la nostra più intima comprensione? Se ogni desiderio toccato, avverato fosse una stella su cui è scritto qualcosa del nostro destino.. Se desiderare cose, persone, situazioni fosse solo un modo di approfondire una conoscenza interiore-esteriore.
 
Ogni vero desiderio si manifesta come qualcosa di lontano, lontanissimo ma a volte sembra raggiungibile, come le stelle, le vedi e loro stanno li a guardarti.

N.H