Quando muore il tuo cane, muore qualcosa in te…

E ti muore anche il cane, ed una parte di te se ne va con Lei… Muore un affetto e nasce al suo posto un rimpianto che non è facile cacciare via. Ti senti con gli occhi gonfi e non ti vergogni. E neppure riesci, nonostante ci provi, a trattenere i singhiozzi. Lo sapevi che avresti pianto fin da quando, con stizza osservavi i suoi movimenti lenti e dolenti, fin da quando i suoi occhi, sempre più opachi, intristivano. L’ hai cresciuta e accudita ed è cresciuta con te… Ti rendi conto che proprio per quel suo essere stato cane, soffri una pena sottile. Tu e Lei vi capivate che era un piacere; eravate simili, bastava un niente. Mille delicate e irripetibili sensazioni ti sapeva regalare, ma non sempre ti va di raccontarle. Temi di far della retorica, di impantanarti nell’enfasi. Quasi sempre succede nel parlare di cani e c’è magari chi ti prende pure per matta. Decidi dunque di tenerle solo per te, ora che Lei non c ’è più, ora che le piogge hanno cancellato sul viale del giardino le ultime impronte delle sue zampe. Puoi aver fatto molto per il tuo cane; eppure ti senti debitore perché Lei ti ha dato sicuramente tutto. E allora ti passa per la testa l’idea che anche per i cani ci sia un aldilà, fatto naturalmente di solo paradiso. Ed è così, basta che tu lo voglia. Non sai quale arcana motivazione ti abbia da sempre così legato al cane. Forse perché il tuo fratello cane è della tua stessa materia e solo per pura combinazione le tue cellule sono di donna e le Sue no. Forse perché un cane, come te, nasce, vive, soffre, gioisce, muore. E quando sarai tu ad andartene per sempre, la situazione si capovolgerà. Ci sarà sicuramente un cane, il tuo cane, che patirà la tua assenza. E ti aspetterà.

Ciao Lucy.

N.H

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Apprendimento in corso…

I libri e le parole sono sempre stati per me – oltre a una delle mie più grandi passioni – uno dei modi attraverso cui ho cercato di conoscere il mondo, le persone, la vita, me stessa…
E, quando sono stata in grado di farlo, mi sono confidata nei libri che parlano della mia esperienza di perdita, del dolore, della vita. È stata una ricerca di sostegno e aiuto, che ancora in corso, continua. L’ho cercato e lo cerco in quei libri che narrano un’esperienza diretta, lettere, diari, in quelli che la trasformano in letteratura (ma partono tutti da un’esperienza, più o meno mascherata e trasformata). L’ho cercato negli studi teorici, nei saggi, nelle ricerche di coloro che hanno studiato il lutto, che ne hanno fatto oggetto della loro analisi e della loro riflessione.
L’ho cercato nella poesia. La poesia, ancora oggi, tocca il mio animo, lo penetra, lo commuove, talvolta lo solleva o lo consola. La poesia è quella che mi arriva in profondità, più vicina… e mi cura.

Ho avuto la fortuna di conoscere  molte persone in cui è nato questo mio stesso bisogno, questa sete di comprensione e risonanza con altri che hanno vissuto o vivono la stessa esperienza – non solo nell’incontro vis-à-vis al dolore, con dolore – ma anche in quell’incontro a distanza che è la lettura.

Sono giunta a questo: che si vuole imparare il più possibile su questo evento che sconvolge la vita e spesso la devasta, lo si vuole indagare. Ognuno si rivolge alle letture più congeniali, più vicine alla propria sensibilità (ma ha fame anche di quelle più lontane) o a quelle che sono più alla sua portata; è certo comunque che ci si passano titoli, nomi di autori, di testi. E quelli che non leggono direttamente perché leggere non fa parte delle loro abitudini, dei loro interessi, del loro costume o della loro cultura, ascoltano sempre gli altri, quelli che parlano delle proprie letture e ne riferiscono gli effetti, gli esiti, i barlumi di efficacia. E io li ho visti e li vedo, quasi sospesi, in attesa di una frase, un concetto, anche solo una parola, che renda comprensibile, che dia senso a quello che stanno vivendo.

Così, chi legge, diventa un tramite, e anche questo fa parte della condivisione, il più prezioso degli aiuti.
Niente infatti può sostituire l’incontro con quelli che io chiamo i fratelli e le sorelle nel dolore.

Delle mie letture e di quello che mi hanno dato e mi danno scriverò, senza ordine, senza un programma.
Il lutto non consente programmi.

N.H

Ciao papà! 

Il grosso della vita è fatto di cose minute, cose semplici… e di cazzate. Ed è nelle cazzate, perlopiù, che le persone ti mancano dopo essersene andate. Da quando papà non c’è più avrò pensato trecento, dico trecento volte, adesso lo chiamo per dirgli: hai visto che non ho più paura del buio, ho scoperto un modo fantastico per friggere le zucchine, ricordami come si chiamava quella persona buffa che faceva il gelataio e aveva le penne a sfera con le donne nude sopra. Roba così. Ed è surreale, davvero, provare quella vertigine dolorosa dopo aver pensato delle cazzate così. Voglio dire, sembrerebbe che non ci sia proporzione. Eppure, tant’è: quelle cose minute fanno più male di tutto il resto. Forse perché siamo fatti tutti, soprattutto, di quella roba là. Roba minuta, roba semplice. 

N.H




Scorie

Nella sagra di parole del pensiero omologato leggo e ascolto scorie d’intelligenza che blableggiando di fascismo, comunismo ed ateismo, procedono d’ismo in ismo nel talk show della retorica e demagogia. Dimentiche però d’essere imbevute, come spugne, di quegli ismi, capitalismo e feticismo, che le tiene in scacco da millenni con la banale regoletta della carota e del bastone o dell’inferno e paradiso. Scorie d’intelligenza che inevitabilmente finiscono nell’unico ismo che mi fa paura. Quel qualunquismo che continua a farci circumnavigare il nulla.

N.H



Pavimenti 

Il divano nuovo ne accoglie il corpo affaticato ma non ancora del tutto sfinito per degustare una buona e fumante tazza di cioccolata fondente, tenendo a distanza l’ozio, rigenerandola mentalmente, la prepara all’ultima fatica ovvero lavare il pavimento. Guardandola si chiede cos’Ama e, pensandoci deve rivedere le sue convinzioni. Per quale motivo, familiari o meno, calzati o scalzi, dovrebbe Amare i suoi passi? In fondo, calpestandolo, non ha nessun riguardo per lui. No, meglio ricredersi e darsi meno importanza, il pavimento ha la stessa anima di chiunque. Ama chi lo accarezza, chi se ne prende cura e poco importa se è una scopa o uno straccio. Il pavimento è come noi e la scopa o lo straccio sono attenzioni, carezze, gesti, come lo sono le parole. Accarezzate come quelle della scopa o leccate come quelle dello straccio. I pavimenti sono anime distese.


N.H