Casualità? 

  

In questo universo, come in qualunque altro, nulla succede per caso. La casualità non esiste e tutto ha un suo motivo. Il problema è la dimensione del numero. Più sarà alto il denominatore, più sarà bassa la probabilità che si verifichi qualcosa oppure più saranno i fattori che interessano un evento e più sarà difficile dire dove si fermerà una pallina da tennis lanciata in aria. A questo punto è più comodo, anche se inesatto, dire che la pallina si fermerà in un punto casuale. La coincidenza è qualcosa di diverso, anche se spesso, anch’essa viene definita casuale. Nemmeno la lettura della coincidenza, intesa come interpretazione del linguaggio, è casuale. Potrà essere corretta o sbagliata ma non casuale. Nemmeno questo post è casuale. Come nessun altro.

N.H

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Vero! 

Com’è vero che a strappare i lembi può non essere solo uno sguardo e noi, abili manovratori di parole, sappiamo quanto, anch’esse, possano strappare lembi, aprire parentesi, e da superficiale tutto diventa più intimo e, oltre lo sguardo e la parola, come un brand, l’intimo può diventare intimissimo quando aggiungi quella vocalità che da strumento diventa un mezzo. La parola che da vibrazione diventa sonorità con timbro, intonazione e ritmo, per ridiventare vibrazione in chi ascolta. Accade così che la vocalità, apre altri lembi trasferendosi da labbra a labbra come qualcuno teorizza, secondo me a ragione, sul nesso fra il godimento femminile e l’onda sonora interna prodotta dall’onda vocale. Dalla pelle al cuore.


N.H

Storie…

Quando il nostro pensiero inciampa o deve fare a pugni con la vita concreta può accadere che la ricchezza intellettuale, il suo spessore, la sua ricercatezza e, perché no, anche la sua credibilità si frantumano come accade alla filosofia che perde credito quando, volando alto, la scopri come un immenso campo diviso in mille orticelli dove ognuno cura il suo e comprendi quanto ciascuno eviti quel confronto che, anziché dividere, unisca. Quei singoli orticelli che, presi singolarmente, hanno tutti una loro logica e saranno tutti convincenti ma, se provi a metterli assieme per arrivare ad una logica comune, alzano impenetrabili recinzioni di filo spinato. Chiunque sia quel dio che ha creato l’umanità, deve essersi divertito da matti quando ha modellato la donna. Altro che prendere una costola al povero Adamo, a me sembra che abbia voluto, invece, infilargli proprio una spina nel fianco. Qualcosa che fosse molto più di un buco fra le cosce destinato alla riproduzione. Qualcosa che togliesse certezze al tizio con due coglioni fra le gambe ed uno sul collo. Qualcosa che, al momento giusto, gli rovinasse quell’impalcatura che appariva indistruttibile e che spesso si autocostruisce con tanta cura. Quel dio, aveva bisogno di un essere speciale e chi meglio di una donna?

C’è una storia che, a seconda della prospettiva culturale di chi legge, può assumere il senso che gli si vuole dare. Potrebbe non piacere, perciò handle with care

N.H