Wikipedia 

   Ciò che mi piace di Wikipedia è quella possibilità, partendo da una ricerca banale, di trasformarsi in un viaggio senza fine quando, per approfondire, inizio a saltare da un link all’altro. Entrataci solo per capire se è più giusto dire “recettore” o “ricettore” mi sono ritrovata a riflettere sul momento preciso in cui i sensi si trasformano in sentimenti. La nostra pelle, in superficie o appena appena sotto, è una prateria disseminata dei ricettori di quei cinque sensi senza dei quali, non provando sensazioni, ci saremmo estinti pochi giorni dopo essere nati perché senza di essi non avremmo la possibilità di reagire alle stimolazioni. Allo stesso tempo, in assenza di sensazioni non ci sarebbero emozioni e, senza di esse, non ci sarebbero sentimenti. Il passo successivo è breve. Quando una sensazione diventa emozione significa che ha coinvolto pelle e cuore ed è questo il momento preciso in cui una sensazione si trasforma in sentimento. Così arriva il momento che persino le menti eccelse si sgretolano e si diventa “coglioni” come qualunque altro comune mortale, corredato di sguardo da pesce lesso e sorriso inebetito. 
N.H

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Lettere d’Amore


D: “Per favore, leggile, vorrei sapere cosa ne pensi, dimmi se non era stupendo l’Amore che ci legava…”

Inizia così, con questa frase. Ed è così che mi trovo tra le dita un pacchetto di lettere ben custodito che il tempo non ha rovinato, lettere datate l’anno prima della mia nascita, 1974. Lettere d’Amore. Mi vergogno un po’, questo confidente “maturo”, chiede un mio parere per questioni amorose risalenti all’epoca in cui io neanche esistevo. Eppure mi guarda così convincente!

Le prendo e le apro, man mano scorro pagine e pagine di parole romantiche, l’idealismo dell’Amore Perfetto, l’ideale della vita, dove i baci sembrano saziare ben più di una bistecca. La donna che scriveva era innamorata, di un Amore ingenuo, di quelli eterni, di quelli in cui tutto sembra possibile, ove certezze diventano fantasie e dove le fantasie diventano certezze.

Tradurrei il tutto con: 
Ragazza adolescente con penna in mano, in preda a una crisi ormonale, scrive idiozie. Il cinismo è sempre presente in me, invece non dico nulla…
Penso a me, alle Lettere d’Amore che ho scritto, poche, due da adolescente… a cui si aggiungono recenti e-mail nell’età della ragione, meglio tardi che mai.

Le leggo, il proprietario delle lettere, mi scruta aspettando un qualsiasi commento. Dico: “Sono bellissime!” Non aggiungo altro, come si può aggiungere qualcosa? Sono come delle margherite, magari semplici, banali ma pure… e in qualche modo perfette. Non sono sofisticate, non conoscono tranelli psicologici, non hanno un profumo che disorienta, ma sono perfette.

D: “Ma come ho fatto a lasciare andare un Amore di questo tipo?”

Provo a rispondere, per niente convinta di quello che sto per dire:

N: “L’hai fatto perché dovevi avere una famiglia diversa, la tua, perché volevi i figli che hai avuto, e volevi che questo succedesse senza lei, questo doveva succedere senza…”  

D: “Secondo te, mi potrà mai perdonare?”

N: “Credo che lei ti abbia già perdonato 30 anni fa, ha la sua vita, la sua famiglia, e sicuramente tu sei un ricordo bello, ma un ricordo”

D: “Ma no ti sbagli, era un grande Amore, e i grandi amori non si perdonano mai”

Questa frase mi lascia ammutolita, c’è tutto, la verità. Le passioni vere non conoscono il passare del tempo, anzi a volte forse lo superano. Non dico nulla, mi commuove vedere un signore adulto, emozionato e convinto come un ventenne.

A distanza di oltre mezzo secolo, i due ragazzini innamorati, ora con i capelli bianchi, si incontrano.

Lei è più magra di quello che lui pensava, lei dice mentendo che lui è sempre lo stesso. 

D: “Dimmi che mi perdoni per favore!?” E la signora risponde: “Ti ho aspettato, fino ad ora, non sapendo nulla di te, ti ho amato a dispetto degli anni trascorsi, della vita, della famiglia, una cosa sola ho chiesto a Dio, di poterti rivedere ancora… non ti perdono la tua assenza, non potrei, ma ora so che questo era l’Amore che io vedevo nei tuoi occhi…”

Ascolto il racconto, quasi non ci credo, quasi non voglio crederci. 
Lui mi abbraccia e mi dice: “Grazie di avermi ascoltato, sei un tesoro. Grazie di avermi aiutato… sapevo di potermi fidare di te, l’ho sempre saputo”

Sento una lacrima scendere sul mio viso. 

Chi l’ha detto che il tempo passa per tutti?! 

N.H


Ricordi…

 

Nadi, sulla terra nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”

“Anche noi ci trasformiamo, papà?”
“Anche noi, Nadia”
“Come i robot?”
“Più o meno…”
“Polvere siamo e polvere diventeremo”, disse la mamma.
“Ma no cara, intendevo dire proprio un’altra cosa”, rispose il babbo.
Sorrido! Mi faceva troppo ridere papà quando diceva che mamma non aveva capito un accidenti. A tavola sedevamo, il mio babbo a capo tavola, le mie due sorelle da un lato, mia mamma ed io sull’altro lato. Mamma e papà erano una bella coppia. Litigavano poche volte e, quando succedeva, non si tenevano mai il muso. Mia mamma diceva che io sono uguale a lui. Papà la adorava però non lo dimostrava. Una volta, per strada, non ho mai saputo perché, prese a uno per il petto e lo sedette sul cofano di una macchina.
“Papà, e noi in che cosa ci trasformiamo?”
“In ricordi.”
Come se si fosse fermato il mondo. Uno, due secondi. Poi mia mamma si alzò ed andò a prendere la frutta in cucina. Si alzarono anche le mie sorelle. Raccolsero i piatti vuoti ed andarono anche loro in cucina. Rimasi solo io, con i miei ricordi.
N.H