Cara Fortuna, grazie! 

 
 Mi fa sempre sorridere sentirmi fortunata, e realizzo che non è affatto semplice dare una descrizione del perché ritenersi fortunati, probabilmente perché è molto più facile descrivere le pene e le sofferenze.

Il caro destino, per quanto possa essere una componente non indifferente, non è la principale fonte.
La fortuna è: 
“Luck is tenacity of purpose” Elbert Hubbard
E Già! La fortuna è la tenacia dei propositi, ed in questo preciso momento, mentre si avvicina la stagione calda, quella in cui vado in letargo, e mi trovo a fare i conti con quella certa malinconia che arriva da una certa amarezza dei rapporti umani, ecco che sento il bisogno di ricordarla “la mia fortuna” e di condividerla con quelli che si imbattono in queste pagine. 
Mi ritengo fortunata perché ho avuto un’infanzia splendida a contatto con la natura, come Laura Ingles del film la casa nella prateria.
Sono fortunata perché ho conosciuto la morte, molto presto, ed ho imparato che le cicatrici che rimangono aiutano a ricordare le cose importanti, vere, e tralasciare quelle misere. 
Sono fortunata di aver vissuto e visto gli anni 80, quando la più grossa trasgressione femminile era truccarsi come Madonna, e cantare a squarciagola “we need protection” dei picnic at the whitehouse, o tenere il poster di Top Gun.
Sono fortunata perché ho potuto studiare per imparare ad usare la testa e la vista, l’ho fatto con l’entusiasmo e la voglia di cambiare il mio mondo, e mai avrei pensato che i risultati potessero giungere all’apice della soddisfazione. 
Sono fortunata perché ho sfornato fantastici mostri che hanno forgiato la mia capacità genitoriale.
Sono fortunata perché sono circondata da persone meravigliose, Amici anche nei giorni tristi.
Sono fortunata perché ho conosciuto l’Amore, la Passione… e li voglio tenere per sempre. 
Sono fortunata perché posso finalmente apprezzare e sentirmi a casa, perché so cosa significa averne una dove l’Amore è padrone. 
Sono fortunata perché ogni volta che apro gli occhi e guardo attorno riesco ancora a stupirmi.
Sono fortunata perché comprendo chi mi contesta, detesta, e non riesco a fargliene una colpa.
Sono fortunata perché apprezzo uomini per la loro Intelligenza, e gli animali per la loro Umanità.
Sono fortunata perché il mio lavoro è quello che volevo, da sempre.
Sono fortunata perché il mio secondo lavoro è quello che sognavo.
Sono fortunata perché apprezzo la fantasia, e posso scriverne…
Vi pare poco?

N.H

Finestre 

  L’Amore è uno, il modo di Amare è diverso in ognuno. Fin qua nulla di nuovo. Come certi incontri, certe persone. Non le mandiamo a cagare subito solo per educazione e dopo, ascoltandole ed osservandole, sempre senza nemmeno volerlo, ma solo per educazione, le abbiamo concesso di entrare piano piano dentro e le abbiamo concesso un piccolo monolocale nel cuore fino al punto che basterebbe un piccolo passo perché, dopo la finestra sul giardino, le apriremmo anche la porta fra le cosce. Tornando all’Amore-uno, non solo il modo di Amare è diverso ma è diverso soprattutto il modo di essere amati. L’Amore se davvero ha una sola forma significa che ha anche una sua identità immutata ed immutabile. L’Amore è bambino e tale resta. Dico bambino perché è nel bambino che si forma il concetto d’Amore. Il concetto di bisogno, di necessità. Non quello di dare Amore ma di riceverlo. Non di darlo, perché un bambino vuole bene a prescindere, in modo naturale. Il problema di dare Amore, il bambino nemmeno se lo pone. Lui distingue invece il modo in cui è Amato e ne soffre o ne gioisce. Lui si attacca ad una forma di Amore. Quella che più si avvicina alla sua necessità, quella che più lo soddisfa. Lo riempie. Il vero Amore non è quello che da ma quello che sceglie fra quelli che riceve e se lo porterà dentro. La stessa differenza fra il lavoro che ti scegli e quello che ti danno. Tante volte l’Amore che scegliamo è solo quello che più si avvicina a quello che vorremmo. Per questo tradiamo. È un magnetismo inevitabile.

La sera è di quelle classiche. Senza sole. Almeno così pare. Poi s’illumina. La mattina è di quelle classiche. Col sole, ma sotto la doccia ti ripeti solo il suo nome. È primavera. A prescindere da giugno.
N. H
 

Una vita senza ombrello 

 

Piove.

Pioggia con me. 

Cammino sotto le gocce che cadono veloci, le persone che incrocio si riparano sotto l’ombrello, io no, non ce l’ho, mi piacciono poco gli ombrelli, mi piace bagnarmi, sorrido dolce alla signora Tilde che mi lancia uno sguardo che sembra dirmi: “Mi raccomando vai piano che altrimenti non la prendi tutta”.

Un ragazzino incrocia la mia strada in bicicletta, urla: “Ciao Nadi! Ci vediamo con il sole!” ride, fradicio con i capelli che trascinano gocce sul viso, ha l’espressione felice e piena di vita.

Acqua… 

Che bella… 

Lo so che qualcuno potrebbe uccidermi, ma non posso far a meno di pensarlo, gli odori cambiano, l’odore della terra è inconfondibile quasi sapesse di un groviglio, di spezie, e camminare sui prati a piedi nudi quando piove, sarà da pazzi ma è una sensazione fantastica, liberatoria, come se i piedi a contatto con la terra volessero darti tutte le informazioni tattili che ti mancano, i sensi si acuiscono, respiro profondamente e mi sento un tutt’uno con la natura.

Il babbo, un intenditore di sapori e odori, mi diceva sempre di annusare l’aria e con fare serio affermava: “Lo senti l’odore del temporale? Sta arrivando” Io respiravo forte e cercavo di sentire, poi guardavo il tempo sereno ed ero scettica, ma dopo qualche ora il tempo cambiava come per magia, ed ecco arrivavano i tuoni, lampi… ed correvo dal babbo a piedi nudi tra le prime gocce d’acqua, con i gridolini di gioia come se mi avesse fatto un regalo, come se ci fosse un segreto tra me e lui, ad ogni tuono più forte gli regalavo un sorriso d’intesa e lui mi faceva l’occhiolino.

Lui, quando capitava a casa, cucinava e non assaggiava mai, ripeteva che il salato si sente, basta l’odore e a me sembrava un Mago Merlino dei fornelli, e poi diceva: “Non devi ascoltare, devi sentire dentro, non servono le orecchie, vedi gli animali loro sanno quello che provi anche se non capiscono quello che dici, e un po’ animali lo siamo tutti ricordalo”. 

Pioggia, gli animali la sentono prima che arrivi, così come i pericoli… così come ogni piccolo sussulto della terra.

Avevo cominciato a “sentire” le emozioni, quelle belle, quelle brutte in me, e negli altri, avevo dovuto affrontare la paura e ripensare al “sentire senza orecchie”, e ho rivisto sempre quel sorriso accompagnato dall’occhiolino, quegli attacchi di ansia telepatica, quegli incontri già sentiti dentro, quelle sintonie di parole che nascondono il filo di tutto quello che non vedi ma c’è, come la corrente come lo spostamento di particelle invisibili, ma reali.

Pioggia. 

Respiro profondamente… 

Piedi nudi sul prato, ancora un respiro da far male ai polmoni, sento l’odore della terra e di Te lontano, Ti sento, cammini per strade odore d’asfalto… Ti stai allontanando da me, stai scivolando, e io posso sentire le mie lacrime fondersi con la pioggia.
N.H 

Donna Cazzuta.

Sono come un temporale estivo, improvvisamente lampi squarciano il cielo, luci saettanti, tuoni fragorosi, poi pioggia odore di terra bagnata, voglia di uscire e passeggiare così per sentire l’acqua sul viso, lasciare che i vestiti si attacchino addosso… non avere più freddo, correre a perdifiato, aspettare l’arrivo dell’arcobaleno e leggera scomparire.

Sono quella dell’equilibrio assoluto, nonostante le estenuanti sfide, quella che si butta, causa uragani, per mettere alla prova la sua capacità di risolvere, di maneggiare il dolore, di rimettere tutto al posto giusto, di riprendere il controllo.

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Sono quella del ritmo del pensiero elevato, concentrata… ma spirituale. Sono quella che non lecca una mela, la morde a pieni denti, fino a farsi uscire sangue dalle gengive, sono quella che legge un libro dedicandoci quattro ore, fino alla fine… cercando una frase “illuminante” che dia senso a tutte le parole.

Sono quella delle decisioni rapide, si o no, fare o non fare… perché se togli la paura non c’è una decisione che non possa essere presa in tre minuti.

Sono quella che pensa all’attrazione come una cosa mentale, che cerca la mente su cui incastrarsi, il percorso meno banale, l’uomo che riesca a sintonizzarsi sulle mie fantasie, sulle realtà fuori dalla realtà.

Sono quella che di notte, viaggia per mondi sconosciuti e al mattino ricorda tutto… sono quella che medita da quando i pensieri erano troppo dolorosi, concentrandosi solo sul colore bianco.

Sono quella che quando pensa a viaggiare è capace di fare una valigia in due minuti senza programmi, quella che mangia con le mani, poi magari cambia genere e va in un ristorante top.

Sono quella che diffida dalla moda, non ama lo shopping… mi affeziono a un cappotto e posso tenerlo per anni, con il solo debole per gli indumenti intimi.

Sono quella a cui gli uomini appaiono prevedibili, scontati.
Poi uno su mille l’ho riconosciuto e l’ho trovato: è raro. La sua mente ha un polo attrattivo per me, un razionale combattuto da forti passioni, la sua pelle si perde in conversazioni silenziose con la mia, e sono sicura che quei languori al basso ventre, la bocca asciutta le parole non dette  sono condivise, provate negli stessi momenti della giornata… Lo percepisco sempre come me: è controllato ma capace, passionale, carnale, istintivo… È Mio.

Sono un’inguaribile sognatrice… anche da sveglia.

N.H