Leggere, perché? 

Proust dice:”In realtà, ogni lettore, quando legge, è il lettore di se stesso. L’opera è solo una sorta di strumento ottico che lo scrittore offre al lettore per consentirgli di scoprire ciò che forse, senza il libro, non avrebbe visto in se stesso. Il riconoscimento dentro di sé, da parte del lettore, di ciò che il libro dice, è la prova della sua verità, e viceversa, almeno in una certa misura, giacché spesso la differenza tra i due testi può essere imputata non all’autore ma al lettore”.

 

E poi c’è chi non avrebbe bisogno di leggere in senso stretto avendo vissuto intensamente, senza risparmiarsi gioie e dolori, questi ultimi arrivati in misura maggiore a fare la differenza; costui potrebbe, qualora ne avesse capacità e volontà, narrare più che leggere. Ed è ancora Proust a spiegarci:
“Un uomo nato sensibile ma senza immaginazione potrebbe scrivere, malgrado ciò, dei romanzi stupendi. La sofferenza provocatagli dagli altri, i suoi sforzi per prevenirla, i conflitti creati dalla sofferenza e da una seconda persona crudele, tutto ciò, interpretato dall’intelligenza, potrebbe costituire la materia di un libro non solo altrettanto bello che se fosse immaginato, inventato, ma anche altrettanto indipendente dalle fantasticherie dell’autore che se questi fosse stato libero e felice, altrettanto sorprendente per lui stesso, non meno accidentale di un fortuito capriccio dell’immaginazione”.

*I paragrafi virgolettati sono tratti da Il tempo ritrovato di Proust.
N.H

L’amante inglese 

Vi sono film che ti entrano nel sangue perché la protagonista ti somiglia; oppure non ti somiglia affatto e cionondimeno ha la tua ammirazione. L’amante inglese racconta una storia d’Amore con grande semplicità: una borghese s’innamora di un proletario e va a vivere con lui; rinuncia così agli agi che le derivano dall’aver sposato un medico e, ignara, si consegna a mesi di stenti e vessazioni. La narrazione ha un epilogo tragico, ma non c’è un solo momento in cui i due amanti mostrano pentimento, anzi sono grati alla passione che li unisce.La visione del film è consigliata a chi crede nell’Amore e ha in uggia le teorie psico-qualcosa applicate alle faccende sentimentali. Perché Amore è Amore e non necessita di dottrine interpretanti.
N.H

Alcune scene del film 

La persona seria 

È davvero sorprendente il fatto che la Persona Seria non sia più di moda: priva di smancerie, out e per natura indotta a scrutare l’infinitamente piccolo della propria interiorità, ingenera, in quella parte di umanità a cui difetta l’omogeneità di pensiero, sarcasmo e sfottò. La Persona Seria, tuttavia, non se ne cura e pur nel disappunto di doversi relazionare, per caso o per destino, a personaggi mediocri – nei confronti dei quali si sorprenderà talora a invocare spietate condanne – continua a tener fede alle voci interiori. Perché ha imparato a sopravvivere alla sua stessa individuante personalità oltre che alle interferenze degli stolti.
N.H

Solare? Io? 

Intelligente generosa bella altruista? Niente di tutto questo: se i miei abiti avessero un distintivo, la scritta sarebbe:”Malinconica”. E se solo penso all’uso smodato che si fa dell’aggettivo solare (da qualche tempo, per definizione, sono solari le persone morte prematuramente e/o tragicamente), mi compiaccio della mia malinconia che, tra l’altro, non mi ha mai procurato una sbornia triste. Datemi pure della stupida, ma risparmiatemi l’affronto di definirmi solare. Sono nata in un bosco, d’inverno, in una gelida notte di luna piena.
N.H