Attesa…

Forse perché proprionon riconosco,

questa vita non mia.
L’abito di qualcun’altro,

so che non ha posto

nel mio armadio
e se volessi fare altrimenti, 

mi ritroverei con la polvere

depositata sul mio corpo.
So che chi indosso, a volte

non è adatto all’occasione,

ma non posseggo null’altro da mettere,
né lo vorrei.
Per questo non mi poso

sulla faccia la maschera della festa,

o l’occhio tumido dell’ebbro,
né il mistero del silenzio,

è più una scelta.

Senza verità conclamate.

Riposa,

in me pazienza e devozione,
come di chi attende, che il giorno,

un giorno, arriva, e basta questo

perché non mi travesta di pellicce,

di pelle non mia.

N.H

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La storia continua 

La riflessione su quanto sta succedendo nel mondo non può essere racchiusa in poche righe o in 140 caratteri denotati da un hashtag, per non parlare anche dei selfie di personaggi incommentabili.Ormai questi attentati stanno diventando una sorta di appuntamenti fissi tra le pause che l’Europa, e non solo, si prende senza pensare alle guerre che sta portando in giro, come ha fatto già in passato, accorgendosi della morte e della violenza solo nel momento in cui varca i suoi confini. 

E non posso far a meno di pensare ai “mostri” che l’eurocentrico occidente ha generato, finanziato, appoggiato, ospitato, criticato, attaccato, bombardato e sotterrato.

Giusto per fare qualche nome Khomeini, Saddam Hussein, Gheddafi, Assad,  Bin Laden, i talebani, la  preziosa Arabia Saudita per non parlare di quelli indietro nella storia. Una lista interminabile di personaggi e Stati prima sostenuti economicamente e militarmente, poi combattuti in nome di una non ben precisata libertà dei popoli un minuto prima sottomessi con il benestare dell’occidente.

Economia che si mischia a potere sotto la falsa maschera religiosa.

La storia continua.

N.H

  

Specie sub-umana…

Qualcuno davvero pensa che Anders Behring Breivik, il terrorista di Utoya, abbia ucciso 77 ragazzi perché innamorato di Gesù?

Non confondiamo il paravento con le motivazioni.

Pensare e credere che uno si faccia esplodere perché ama Allah è come pensare che Pacciani violentasse la figlia perché le voleva bene. Ogni scusa, ogni pretesto, al tavolo del criminale, è buono quanto valido, ma spetta a noi la lucidità e la ragionevolezza di valutare e dare la giusta interpretazione. Oppure l’idiozia di credere a entrambi.
N.H


Piazza della borsa, Bruxelles: raduno spontaneo di persone raccolte a scrivere messaggi di solidarietà alle vittime degli attentati di stamattina.

Facebook 

Cari tutti, forse questo post vi potrà sembrare un po’ scontato e banale, ma ci tenevo a darvi le motivazione del perché dopo 8 anni di soggiorno facebookiano ho preso la (dura?) decisione di rinunciare al social più popolato del mondo in modo definitivo. Così sarà chiaro (una volta per tutte) il perché dell’ardua scelta, e, a chi continua di chiedermi di ritornare, di non insistere.

La decisione mi ronzava in testa da molto tempo, e deriva dal fatto che rilevavo continuamente quanto la situazione sia peggiorata su quella piattaforma e qui voglio condividere i frutti della mia riflessione con voi, ma so già che non vi dirò nulla di eclatante o cose che non avevate già notato.

1. Gli altri devono invidiarmi:
 su Fb tutti fanno (nasce per questo, lo so) una sola cosa: MOSTRARE.
 Tramite foto, aggiornamenti di posizione, frasi ad effetto e cose simili, tutti (o quasi) condividono con i loro contatti informazioni sulle cose pseudo-strafighe che hanno fatto o – peggio ancora – che stanno facendo. Perché?
 Mi è sembrato che questo atteggiamento derivi (almeno nella maggior parte dei casi da me osservati) da una smodata voglia di suscitare invidia o ammirazione negli spettatori. Stando alle apparenze, tutti hanno una vita meravigliosa, fanno solo cose fantastiche e non si annoiano mai. Ovviamente ciò non è vero, sanno solo selezionare cosa mostrare e cosa no. L’importante però è far vedere quanto si è belli/alternativi/impegnati/alla moda ecc; “vedi quanto so’ figo, e schiatta”.

3. Devo costruirmi un personaggio:
 tramite preferenze, album, link, video ecc… tutto deve concorrere alla definizione non della  persona, ma del personaggio. Su Fb infatti ognuno si costruisce un proprio personaggio che nella maggior parte dei casi non corrisponde a come si è realmente, ma a come si vorrebbe essere. Liberissimi di fare questa scelta (e chi non la fa anche nella vita reale?) certo. Però, però-però mentre nella realtà l’individuo talvolta è mosso dalla propria personalità e/o dal proprio istinto e quindi in qualche modo rivelerà agli altri la sua personale natura, al di la di ciò che sta recitando, sulla piattaforma zuckemberghiana, invece, ogni scelta, ogni “Like”, ogni minima condivisione è tutto fuorché spontanea: viene pesata, ragionata, valutata;
“Vorrei scrivere che questa cosa mi piace, ma si confà al personaggio di me che sto creando?”

5. Idioti:
 il mondo pullula di idioti, questo si sa.  Ma su facebook gli idioti hanno di solito l’appoggio dei loro amici idioti. E contemplare ciò fa male, molto male. Vedere frasi banali, ripetitive, assolutamente prive di  senso logico e grammaticale scritte da emeriti cretini e appoggiate e condivise con forza dai loro amici altrettanto cretini, mi stava facendo perdere la fiducia nell’umanità (che, con tutta franchezza, al momento già non è tantissima. Non vorrei smarrirla del tutto).

6. Foto al cibo:
 chissenefrega di che cosa stai mangiando, hai mangiato o stai per mangiare. Che ti possa andare di traverso, dannazione! (Senza ucciderti, si intende). 
Fare foto alla propria cena è diventata una moda troppo invadente ed io non ho potuto reggere a questa degenerazione di massa. 
L’applicazione Instagram, poi, non ha fatto altro che peggiorare le cose, facendo credere alle persone che anche una carbonara debitamente modificata col filtro giusto possa risultare poetica. Rassegnatevi, non è così.

7. Foto nei locali, condivise in tempo reale: godetevi il dannato momento invece di condividerlo su facebook.
 Non voglio neppure abbassarmi a commentare questo punto.

9. Perché?:
 perché se è chiaro da un chilometro che non mi sopporti, mi hai aggiunto su facebook? È una cosa che non capisco.
 La situazione mi si è palesata avanti agli occhi qualche tempo fa, quando una collega che io evito e che mi evita non solo mi aggiunse (continuandomi ad evitare nella vita reale) ma aveva anche il barbaro coraggio di commentare e di contrassegnare ciò che scrivevo con il solito “mi piace”. Ma che meccanismo perverso è mai questo?  Aiuto.

11. È che io sono fatta male:
 quanti Amici mi hanno detto, quando gli ho esposto il mio problema:
“Beh, oscura-nascondi-cancella i contatti che ti innervosiscono”
. No! Non posso! Cancellare o non accettare l’amicizia mi ha sempre messo in grosse difficoltà, perché poi ti tocca la mala suerte di prendere parte a dissidi stupidi il cui oggetto è “Perché mi hai cancellato da fb???” (che cosa subumana).
 Oscurare e nascondere nemmeno, perché io sono fatta male.
 Più una persona mi sta sulle palle, più se la ho su fb devo, DEVO!, capirne il meccanismo e sapere il perché! E più vedo cosa fa, cosa scrive, più mi sta sulle palle e più devo comprendere. 
È un cane che si morde la coda.

A questo punto, valutati i pro e i contro, ho deciso di togliermi dal social. 
Non ho disattivato l’account, perché è una cosa stupida in quanto equivale a metterlo semplicemente in pausa, ma mi sono proprio cancellata.

Non mi indurre in tentazione ma liberami dal male.

So che non vi ho detto nulla di nuovo. 
Per il momento sono su twitter, perché non posso sopprimere la mia voglia di scrivere e condividere, e sembra carino.
 Ho un nick, quindi cercandomi col mio nome non mi si trova, e posso bloccare eventuali contatti indesiderati. Nessuno si offenderà. 
In pratica alle ciarle di alcuni ho preferito i pensieri degli sconosciuti.

 E poi, udite e udite, si possono insultare i vip😜😜😜.
N.H

La disobbedienza 

15mila volumi salvati da scuole e case distrutte sono stati messi a disposizione in uno scantinato in biblioteca grazie ai ribelli di Damasco; bombe permettendo, è possibile fruirne dalle 11 del mattino alle 17 del pomeriggio. La barbarie della guerra trova quindi un piccolo argine negli uomini che, nonostante tutto, credono nel valore della cultura e del conseguente pensiero libero. Perché la libertà non è altro che resistenza a ogni forma di prevaricazione, ma qualcuno o qualcosa deve insegnartelo.
 

N.H

La vergogna. Mi vergogno. 

  
Spero che scappiate tutti, spero che il Muro di Igumenti diventi un colabrodo, esattamente come ho sperato che cadesse il Muro di Berlino, e che tutte le fughe per la libertà da tutti i mondi concentrazionari riuscissero. 

Il mio augurio ai fuggitivi, beffate i carcerieri, asciugatevi i vestiti e sperate nella primavera. 
N.H 

Oltre mare… E blu

   
 
“Tous les marins ont les yeux bleus. Ils ont beau avoir les iris noires, vertes, gris d’orage ou caramel doré, ils ont les yeux bleus, c’est une loi de la nature, une loi du genre humain – du genre marin.

On se dit que leurs yeux ont pris la couleur de ce qu’ils traversent, de ce qu’ils sondent paupière plissée ou de ce qu’ils scrutent les globes basculés hors des orbites : le ciel et la mer, le ciel en haute mer, la mer sous le ciel, le ciel dans la mer. On suppose que leurs yeux se sont oxydés peu à peu au cyan, au cobalt, sont devenus vitraux, filtrant la peur derrière le cristallin, ciblant le plaisir jusque dans la pupille, et l’on se souvient qu’il y a huit mille ans, une mutation du gène OCA2, porté par le chromosome 15, a créé la couleur bleue des yeux – sans doute exprès pour eux.

Tous les marins ont les yeux bleus. Ce bleu est autre chose qu’une couleur : un espace et un temps, la matière du vertige, la texture d’un songe, le vent dans la bouche, l’horizon en coupole, la vitesse qui grise et la solitude qui cogne pour quelques semaines, la mémoire d’une trajectoire. L’outremer et l’azur dans un même regard”.

Maud Bernos

 

Sguardi catturati in interno, senza luce naturale; appartengono a 39 skipper che hanno fatto il giro del mondo, in solitaria, senza possibilità di attracco. Li ha fotografati Maud Bernos, convinta che i loro occhi, diventati del colore di ciò che attraversano, ossidandosi si sono mutati in vetro e hanno filtrato la paura dietro al cristallino. Buon vento, ragazzi.

N.H 

Venerata e Disprezzata 

Perché io sono la prima e l’ ultima

Io sono la venerata e la disprezzata,

Io sono la prostituta e la santa,

Io sono la sposa e la vergine,

Io sono la madre e la figlia,

Io sono le braccia di mia madre,

Io sono la sterile, eppure sono numerosi i miei figli,

Io sono la donna sposata e la nubile,

Io sono Colei che dà alla luce e Colei che non ha mai partorito,

Io sono la consolazione dei dolori del parto.

Io sono la sposa e lo sposo,

E fu il mio uomo che nutrì la mia fertilità,

Io sono la Madre di mio padre,

Io sono la sorella di mio marito,

Ed egli è il mio figliolo respinto.

Rispettatemi sempre,

Poiché io sono la Scandalosa e la Magnifica.

(Inno a Iside)

  

Configlio? 

Il termine Stepchild in inglese significa figliastro, ma poiché in italiano figliastro suona un po’ male e a quanto pare non si può dire, per il disegno di legge che disciplina le coppie di fatto e le unioni civili si è ricorso all’anglismo stepchild adoption. Alcuni linguisti hanno suggerito l’espressione “adozione del figlio del partner”, e in particolare il professor Sabatini ha proposto la parola configlio. No dico, configlio? Non scherziamo. Troppo simile a coniglio. 
N.H