È bellina la bambina 

Dopodiché, di fronte ad una madre pronta a morire lasciando che la figlia di pochi mesi affronti da sola uno sbarco pur di tentare di scampare alla disperazione, il punto non è l’immancabile “ondata di commozione” con le relative offerte di adozione a pioggia. Il punto, a mio giudizio personale, è riflettere su una domanda: che senso ha, al cospetto di un’emergenza umanitaria come questa, dire che “non possiamo” accogliere più persone, che “non ce la facciamo”? Che valore hanno quel “non possiamo” e quel “non ce la facciamo”? Che credibilità, che portata, che sostanza hanno? Evidentemente, nessuna. E fingere che ne abbiamo, per come la vedo io, serve solo a rendere ancor più difficile quello che è obiettivamente inevitabile. Voilà.
N.H 

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Ho sognato di vivere in un Paese Civile! 

Quando, per questioni professionali, parentali o amicali, si fa visita ad un carcerato in Italia, si entra in contatto con una dimensione priva di etica, uno sprofondare negli abissi dei giorni dell’inferno dantesco… perché a farla da padrona è la punizione, per sua natura brutta e distruttiva. Il sovraffollamento, la promiscuità, la malattia, il tempo morto e il senso di abbandono sono gli amari ingredienti dello scenario deplorevole. L’assoluta estraneità poi del detenuto al microcosmo che gli gravita intorno è uno stato che il visitatore metabolizza con lo stomaco prima ancora che col cervello; e a completamento dell’orrore a cui si è disumanamente condannati è la mancanza di igiene di suppellettili e pavimenti che sembrano voler a tutti costi ricordare e rimarcare l’istigazione. 
Per noi esseri “liberi”, parlare di carcere o/e prigionia è come parlare di cose che non ci riguardano, non ci toccano. Un’astrazione. Concetti ripetuti per sentito dire, lanciati alla cieca contro il cielo. Che chiede un’attenzione. O il silenzio.
In un paese civile, la legge punisce, ma non si vendica, togliere ad un uomo che ha sbagliato la libertà è legittimo e costituzionale, togliergli la dignità è illegittimo è incostituzionale. 
N.H 

Democrazie Avanzate 

Ogni tanto le cose giuste accadono anche contro i discorsi d’odio, perché non è sempre così vero che quelli che urlano più forte hanno ragione. 

Immagino la gioia di poter scrivere un tweet così. E mi accontento, per ora, della gioia di leggerlo ❤️.

Si chiama Sadiq Khan, è un avvocato per i diritti umani e sarà il primo sindaco di Londra mussulmano. Ha vinto contro una campagna fatta di odio, paura e razzismo. 
Sadiq Khan: “La mia è la classica storia londinese: mio padre conduceva un autobus, mia madre cuciva vestiti. Londra mi ha dato la possibilità di andare da una casa popolare al governo”. 
N.H