È bellina la bambina 

Dopodiché, di fronte ad una madre pronta a morire lasciando che la figlia di pochi mesi affronti da sola uno sbarco pur di tentare di scampare alla disperazione, il punto non è l’immancabile “ondata di commozione” con le relative offerte di adozione a pioggia. Il punto, a mio giudizio personale, è riflettere su una domanda: che senso ha, al cospetto di un’emergenza umanitaria come questa, dire che “non possiamo” accogliere più persone, che “non ce la facciamo”? Che valore hanno quel “non possiamo” e quel “non ce la facciamo”? Che credibilità, che portata, che sostanza hanno? Evidentemente, nessuna. E fingere che ne abbiamo, per come la vedo io, serve solo a rendere ancor più difficile quello che è obiettivamente inevitabile. Voilà.
N.H 

Alla ricerca di una reale interpretazione… 

Ripeto alla collega metà del corso di PNL, rimarcando, come al mio solito fare, le anomalie. Eh già, perché non si può decifrare sempre tutto. Perché se esistono le mappe e ognuno ha la propria, tu puoi si provare di leggerla, interpretarla, ma di primo impatto, farai degli errori grossolani. Ovvio, no. Per esempio, a me succede, quando divento insicura ai massimi livelli, di sfoderare tutta la mia capacità di resilienza diventando strasicura (!), straprecisa (!), straattenta (!) – sono un mostro, lo so – … ma anche strascema, ma questo è un altro capitolo. 

Non scorderò mai quella volta che, da ragazzina, alla vista di quello che pensavo fosse il mio grande amore, avevo le ginocchia tremanti, un principio di gravità mancante, un giramento di testa e l’idea di essere di un colorito tra il porpora e il viola. Mi ricordo che domandai alla mia Amica Charlotte se quello stato comatoso premorte con tanto di visioni angeliche, si notava, ero convinta, tutto quel casino interiore doveva per forza essere visibile, la mia Amica serafica mi rispose: “Era palese che non ti importava un fico secco di lui, sei stata indifferente a tutto, antipatica come sai fare solo te.” ed io che pensavo si fosse visto il sobbalzare del mio cuore dalla tee-shirt. 
Facciamo continuamente errori di giudizio, di valutazioni che spesso sono talmente assurdi da rovesciare completamente la vera realtà dei fatti.
Ora, fatte queste belle considerazioni, andiamo a verificare alcune cose nel concreto.
Ricordo ancora come fosse ieri quando, tre anni fa, mi arrivò la richiesta di far da testimone di nozze, non mi soffermo sui motivi per i quali la domanda non solo era indelicata, ma decisamente fuori luogo. Ecco, mi misi a farfugliare che non potevo, che c’erano altre persone più adatte di me. Niente. Non c’era verso. Gli sposi, insistenti, continuavano a dirmi tutte le motivazioni per cui avevano scelto me. Motivi, per me, prettamente egoistici. Io furiosa dentro di me urlavo: li prenderei a sberle, li insulterei, mi alzerei dal tavolo e girerei i tacchi. Stavo veramente di merda, più loro parlavano più sentivo che non potevo resistere a stare zitta, ma che parlare equivaleva a distruggere tutto.

Rabbia che covava, dissi loro:” Se volete farmi questo…” e scoppiai a piangere, un pianto vero, che sapeva di odio profondo, la mia capacità di resilienza era andata a farsi friggere, e niente mi diceva che avevano capito che era un :”Come cazzo fate a chiedermelo idioti!”.

Il giorno dopo il trauma, la petite peste (l’altra sorella fulminata) mi chiamò e disse: “Oooh, avresti dovuto vedere come sono stati felici che hai accettato di farli da testimone, pensa che quando ti sei messa a piangere, si sono commossi per le tue lacrime di gioia”.
No ma dico: uno piange di rabbia e di odio e gli altri capiscono lacrime di gioia?
Ecco quanto ho concluso: non ci capiamo proprio un cazzo degli altri. Punto.

O forse ci capiamo qualcosa ma di fronte ai nostri bisogni diventiamo sordi, di testa e di vista. 
N.H

Ho sognato di vivere in un Paese Civile! 

Quando, per questioni professionali, parentali o amicali, si fa visita ad un carcerato in Italia, si entra in contatto con una dimensione priva di etica, uno sprofondare negli abissi dei giorni dell’inferno dantesco… perché a farla da padrona è la punizione, per sua natura brutta e distruttiva. Il sovraffollamento, la promiscuità, la malattia, il tempo morto e il senso di abbandono sono gli amari ingredienti dello scenario deplorevole. L’assoluta estraneità poi del detenuto al microcosmo che gli gravita intorno è uno stato che il visitatore metabolizza con lo stomaco prima ancora che col cervello; e a completamento dell’orrore a cui si è disumanamente condannati è la mancanza di igiene di suppellettili e pavimenti che sembrano voler a tutti costi ricordare e rimarcare l’istigazione. 
Per noi esseri “liberi”, parlare di carcere o/e prigionia è come parlare di cose che non ci riguardano, non ci toccano. Un’astrazione. Concetti ripetuti per sentito dire, lanciati alla cieca contro il cielo. Che chiede un’attenzione. O il silenzio.
In un paese civile, la legge punisce, ma non si vendica, togliere ad un uomo che ha sbagliato la libertà è legittimo e costituzionale, togliergli la dignità è illegittimo è incostituzionale. 
N.H 

Democrazie Avanzate 

Ogni tanto le cose giuste accadono anche contro i discorsi d’odio, perché non è sempre così vero che quelli che urlano più forte hanno ragione. 

Immagino la gioia di poter scrivere un tweet così. E mi accontento, per ora, della gioia di leggerlo ❤️.

Si chiama Sadiq Khan, è un avvocato per i diritti umani e sarà il primo sindaco di Londra mussulmano. Ha vinto contro una campagna fatta di odio, paura e razzismo. 
Sadiq Khan: “La mia è la classica storia londinese: mio padre conduceva un autobus, mia madre cuciva vestiti. Londra mi ha dato la possibilità di andare da una casa popolare al governo”. 
N.H