Ho sognato di vivere in un Paese Civile! 

Quando, per questioni professionali, parentali o amicali, si fa visita ad un carcerato in Italia, si entra in contatto con una dimensione priva di etica, uno sprofondare negli abissi dei giorni dell’inferno dantesco… perché a farla da padrona è la punizione, per sua natura brutta e distruttiva. Il sovraffollamento, la promiscuità, la malattia, il tempo morto e il senso di abbandono sono gli amari ingredienti dello scenario deplorevole. L’assoluta estraneità poi del detenuto al microcosmo che gli gravita intorno è uno stato che il visitatore metabolizza con lo stomaco prima ancora che col cervello; e a completamento dell’orrore a cui si è disumanamente condannati è la mancanza di igiene di suppellettili e pavimenti che sembrano voler a tutti costi ricordare e rimarcare l’istigazione. 
Per noi esseri “liberi”, parlare di carcere o/e prigionia è come parlare di cose che non ci riguardano, non ci toccano. Un’astrazione. Concetti ripetuti per sentito dire, lanciati alla cieca contro il cielo. Che chiede un’attenzione. O il silenzio.
In un paese civile, la legge punisce, ma non si vendica, togliere ad un uomo che ha sbagliato la libertà è legittimo e costituzionale, togliergli la dignità è illegittimo è incostituzionale. 
N.H 

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4 pensieri su “Ho sognato di vivere in un Paese Civile! 

  1. Dignità!
    Gli uomini piccoli, spesso si alzano sulla punta dei piedi per dire – Anche io ho la mia dignità-.
    Individualmente, la dignità è qualcosa di elastico e mutevole, intensa o labile, inesistente, e troppo spesso legata alle situazioni contingenti.
    Non esiste nel regno animale e nel nostro mondo, è sostenuta da fattori culturali oltre che personali.
    La dignità di un plebeo è ben diversa da quella di un aristocratico.
    La fame, la paura, la disperazione, tolgono ogni dignità, come accade per altre cose, compresa l’avidità di potere e denaro.
    La società si regge su un equilibrio di forze e ogni tentativo di raggiungere una equità per i più deboli, si è sempre scontrato con il dominio dei forti ed è stato solo attraverso rivolte, talvolta sanguinose, che molto lentamente, qualcosa è cambiato, e molto spesso il potere nelle sue varie forme, ha solo cambiato forme e metodi.
    La dignità non è una virtù ma, un limite.
    Enea Tonon

    • Si potrebbe tentare di definire la dignità “a contrariis”. Chiedendo cosa sia, per ciascuno di noi, cosa non sia. Quando uno viene toccato nel suo particolare, risulta più facile fargli percepire materialmente ciò che prima appariva solo un concetto… Un ideale irrazionale, un diritto inviolabile, il che non è necessariamente una cosa brutta.

      Ciao Enea Tonon, benvenuto!

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