Non siamo tutti uguali 

Gli uomini, nel migliore dei mondi possibili e immaginabili, non sono mai tutti uguali. Sarebbe quasi una bestemmia ma, per quanto possa sembrare impopolare metterla in questi termini, nel nostro mondo, le cose stanno proprio così. Del resto il mio argomentare è semplice: se chiamati a giudicare in base all’avvenza, non distinguiamo forse tra belli e brutti? e se dovessimo selezionare in base al quoziente intellettivo, non separeremmo forse gli intelligenti dagli stupidi? Ed ecco quindi il punto: intelligente è colui che non conoscendo l’argomento in questione tace e ascolta; stupido è invece chi, pur non avendo la minima idea della genesi del pensiero altrui, non esita a dire la sua e, qualora in grado di farlo – ma Internet permette a cani e porci di divulgare allegramente le proprie convinzioni – lo fa senza pensare al pericolo cui espone chi gli presterà ascolto.

Esempio emblematico, la diatriba sui vaccini: il fior fiore degli ignoranti ha osato mettere in dubbio la parola di medici e scienziati, sostenendo che vaccinarsi è inutile. Cose così, buttate sul tavolo per sovrappiù di ignoranza. Ora, nessuno tocchi la libertà di espressione e il concetto di democrazia che sottende. Ma siamo sicuri che casi come questi non suscitino un moto di nostalgia per i tempi in cui tutto era bello e controllato? E soprattutto, la democrazia ci ha davvero fatto bene? 
N.H 

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Come è triste Venezia 

Vorrei tanto meravigliarmi, chiudere gli occhi aprirli e realizzare che si stratta di un incubo, una fake news come tante, ma così non è, perché questa è la nostra realtà, una realtà dove l’indifferenza fa da padrona. Una specie di mutazione genetica nel nostro DNA che ci porta a girare dall’altra parte quando qualcuno ha bisogno. Meglio non interessarsi, meglio girare l’angolo e andare via.
L’interesse però si trova per condividere con amici sui 100mila social che fanno da specchio alla nostra misera realtà.
Il fatto in sé non ha nessuna importanza, non importa che stia morendo un persona, ha più importanza condividere e divulgare l’indifferenza e il massacro dell’umanità.

Che tanto, che vuoi che sia, è un migrante, meglio così perché come si dice adesso “uno di meno” o  “prima gli italiani”.
Vorrei ricordare ai tanti indifferenti che in quel tratto di laguna, a Venezia, c’era solo un ragazzo di 22 anni che è arrivato al gesto estremo del suicidio per un permesso di soggiorno non concesso e lo spauracchio del ritorno in una terra dalla quale era appena fuggito.
E vorrei ancora e altrettanto meravigliarmi, ma non non ci riesco perché queste sono notizie che è meglio mettere sotto lo zerbino, che politicamente fanno perdere voti.
Cosa siamo diventati? Cosa diventeremo ancora? Che società è quella che guarda morire un ragazzo in acqua mandandolo in mondo visione?
Lo abbiamo ignorato, abbandonato, non solo in acqua anche in quella che qualcuno definisce la sua realtà, il world wide web.
Stiamo assistendo alla decadenza della civiltà, all’uccisione dell’umanità e ci navighiamo in mezzo condividendola con un click.
N.H

Trump in progress

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E niente, “l’uomo forte” non si smentisce. In pochi giorni ha firmato contro le donne, l’ambiente, immigrati, il libero mercato. Ha già annunciato un intervento militare in Siria, ha nominato antivaccinisti (invitando Wakefield all’insediamento) e antiabortisti ai posti chiave della sanità, ha smantellato la riforma sanitaria universalista, ha promesso la fine delle limitazioni anti inquinamento ai grandi industriali, la fine dei trattati sulle emissioni. Con faccia spavalda, aria rivendicativa, muso da pittbull, circondato da soli maschi, bianchi. Ovviamente, da vero cowboy, i Sioux non passano. Un idolo, una liberazione, per te che aspettavi uno così, e te ne stavi un po’ in sordina. Sfogati pure, finché dura. Sì, ha messo Thiel di Paypal alla comunicazione, ha promesso agli altri della Silicon Valley mantenimento ed espansione della deregulation in cui sguazzano. Ma alla fine, nel gioco fra protezionismi, anche a ‘sti demoni del web i conti non torneranno, da un mondo inquinato e incendiato non potrà che sollevarsi una grande ondata liberatoria. Spero che travolga anche loro, a cui stiamo svendendo le nostre vite. E tu, amico mio, ora ringalluzzito, spero che dovrai tornare ad acquattarti nel tuo pertugio.

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Balle in progress… 

L’immensità delle balle che ha raccontato, racconta e racconterà il personaggio che si è insediato alla Casa Bianca si contestualizza tutta in questa immagine.  

Ebbene, non è la prima volta che il popolo a stelle e strisce elegge democratimente un impresentabile, ci sono già gli otto anni di Bush a ricordarcelo, ma qui probabilmente e senza precedenti sono andati oltre la più terribile delle previsioni.

Resta la speranza che il movimento che in questi giorni abbiamo visto protestare durante l’insediamento possa vigilare e contrastare il nulla che avanza.
N.H 

Civiltà ostinata

Elementari e pochi sono i bisogni di un adolescente. In ordine: sfamarsi, divertirsi e fare sesso. Soddisfatti quelli, potrebbe dirsi assai fortunato se non dovesse, come di norma, andare a scuola. Diciamocelo, la faccenda è di una tristezza insostenibile, vuoi per la minaccia costante delle verifiche e interrogazioni, vuoi per la non voglia e la mancanza di stimoli di cui sono “vittime” la stramaggioranza, vuoi, nei casi più disperatissimi, per forme più o meno conclamate di bullismo.

Ciò detto, personalmente ho avuto un buon rapporto con la scuola; molto probabilmente sarà dipeso dal fatto che frequentavo un istituto che dava e lasciava largo margine di manovra agli studenti, cose del tipo: dico quello che penso senza pippe mentali, studio se non ho paranoie, mi faccio una canna all’ultimo banco perché sono figlio di papà. Io figlia di papà non lo ero e la canna non me la sono mai fatta, ma andava bene lo stesso.

Oggi, ripensando a quei tempi, posso dire di non avere nostalgia per i compagni di liceo né per l’ingrato periodo adolescenziale; tuttavia, nel cuore mi è rimasta una materia, la filosofia; forse ricordo male, ma quando interrogata ero sempre pronta e la mia bella figura non me la toglieva nessuno.

Morale: leggevo un articolo che sottolineava la necessità, per le democrazie, di negoziare anche con le dittatture di Erdogan e Putin, giacché la realtà politica attuale è tale che l’alternativa sarebbe la guerra. Ora, probabilmente complice il Vin Santo della vicina, mi è tornato in mente il giovane Platone che si entusiasmò per il governo dei Trenta, salvo poi ricredersi quando fu instaurato un regime di terrore; a quel punto il filosofo ateniese si convinse che per uscire dall’impasse un governo di filosofi avrebbe fatto al caso perché, avendo contemplato l’idea del Bene, proprio i filosofi avrebbero potuto realizzare una società giusta.

Facile no? Buttiamola anche noi in filosofia. Come estremo gesto ostinato di civiltà.
 
“Credo di aver capito l’etica kantiana quando molto seriamente ci hai fatto presente che alle tre di notte, in una città deserta, davanti a un semaforo rosso, ti fermi solo se sei un fesso: o se sei kant”.

        Alessandro Baricco, Maestro Vattimo
N.H

Autocelebrazione 

Se volessi scrivere la mia storia in un libro, mi piacerebbe che alla fine somigliasse ad una commedia di Wodehouse.
Se dovessi colorarla, sicuramente la farei tutta color biancoceleste.
Se ci potessi mettere una musica di sottofondo, probabilmente sceglierei i Mettalica (Nothing else matters).

E se avessi uno scopo, sarebbe quello di far felici le persone che più Amo.

A cinque anni
Ero una bimba felice, coccolata da una tribù di parenti e due sorelline con cui giocare e comandare (sono del capricorno, mi spiego 😉). 

La musica da ballare era tanta, immaginavo che sarei diventata una grande ballerina. Ero già stata all’opera una volta e, ovviamente, ero già una sognatrice.

A dieci anni
Avevo già iniziato la mia collezione di libri, in loro trovavo rifugio, avevo tante storie da vivere, tra le più belle: essere strega o principessa. Ero già una protagonista e avevo già incontrato l’Amore, e anche la Morte si era fatta viva, portandomi via la mamma, ma ancora non conoscevo il vero significato di nessuna di queste due cose.

A quindici anni
Avevo scoperto di essere una filosofa e avevo in mente un sacco di idee, fantasie e tanti Amici: nuovi, vecchi, appena arrivati e tornati dopo tanto tempo. Fra i gruppi troskysti nelle assemblee avevo scoperto di essere molto meno di destra di quanto avessi mai pensato.

Giocavo a tennis in media 5 volte a settimana, anche se cominciavo a capire che qualcosa di più bello del tennis poteva anche esserci, i cavalli ad esempio. Cavalcare era un’ottima terapia per domare i miei istinti selvaggi.

Sapevo di greco e di latino più di quanto avrei mai saputo in vita mia, ascoltavo i Genesis, i Mettalica, i Pink Floyd e i Queen fino allo stordimento. La rabbia e la sfida erano i leitmotiv che alimentavano la mia sete di sapere e crescere.

A vent’anni
Era giunto il momento di voltare pagina. L’addio al Passato, alla Morte, agli Errori e Orrori… La grande voglia di stabilità, luoghi fissi, famiglia e figli, il desiderio di un nuovo punto di partenza, la riconciliazione col mio IO ribelle e ferito. Il grande passo verso un matrimonio mai benedetto; bruciando tempo e spazio.

A venticinque anni
Se ne era andata l’Amica del cuore, e senza tregua, l’aveva raggiunta anche il mio babbo. Il buio. E anche quello ti fa capire che la filosofia è bella, ma la vita è ancora più bella. Mai dire mai a questo mondo. E da filosofa sognatrice sono diventata una mamma protettrice. Le responsabilità non sono mai mancate nella mia vita, scopro che anche rallentare è un ottimo modo per mordere a pieni denti la vita.

A trent’anni
Il tempo dei bilanci. La vita e la contingenza hanno saputo domare i miei istinti selvaggi. Ho fatto in tempo a capire e sapere che vivere equivale ad Amare, e se manca l’Amore manca tutta la Vita.

Ho cercato consiglio percorrendo il Sahara, attraversando deserti e scavalcando montagne. Sono sempre stata appressa a tante domande. Quando penso di essere diventata grande mi accorgo che ancora aspetto con ansia l’uscita mensile di International e che la cosa che mi fa più perdere la calma è seguire una partita di tennis. No, decisamente non sono ancora del tutto cresciuta.

A trentacinque anni
Il cambiamento. Quello radicale. La mia strada prende una nuova svolta; e giungo convinta alla decisione di separarmi: mandare a monte il mio matrimonio è risultato essere la cosa più giusto che io abbia mai fatto in vita mia.

Nel frattempo i figli sono cresciuti. Ho concluso i miei studi. Ho pubblicato anche i miei racconti e da lassù penso proprio che la mamma e il babbo siano contenti per me.

A quarant’anni
Sempre in cerca di stabilità. Di equilibrio. Punti fermi e fondamenta su cui poggiarmi per non cadere. Certe ricerche sono a tempo indeterminato… Tuttavia, e quando meno te lo aspetti, arriva l’Amore, quello vero! E un po’ sorpresa e un po’ intontita, senza troppe pippe mentali, ho riaperto la porta del cuore… e poi? Eh, love is in progress…

Oggi;
Credo essere abbastanza grande, anche se la cosa un po’ mi spaventa. Diventare grandi è sempre stato un problema.

Ho imparato che a volte abbiamo bisogna di essere feriti per crescere. Abbiamo bisogno di perdere per guadagnare. A volte abbiamo bisogno di soffrire. Ci sono lezioni che non possiamo imparare se non tramite il dolore.

Parallelamente non seguo più il tennis come una volta, in compenso urlo davanti alla Tv ogni qualvolta che mi capita di vedere una partita e non è mica un gran miglioramento.

In conclusione di questo breve resoconto, se mi guardo indietro, posso dire tranquillamente che la vita non si è affatto risparmiata con me.

Forse avrei potuto avere più Amici, ma certo non più Amici di quanti ne ho.

Avrei potuto avere più figli, ma certamente non ne avrei potuto avere più belli di così.

Non credo che avrei potuto fare più soldi: essere di sinistra di mano e di testa è un bel guaio, quasi una condanna che, una volta definitiva, la devi scontare e basta.

Probabilmente avrei potuto scrivere racconti più divertenti, ma certo non mi sarei potuta divertire di più a scriverne.

Sicuramente avrei potuto tifare per il giocatore/giocatrice più vincente, ma forse non mi avrebbe somigliato così tanto.

Insomma, avrei potuto fare cose diverse e sarei potuta essere una persona differente. Ma dico grazie che sia andata così com’è andata: non avrei potuto essere più fortunata di così, perché oggi Amo e sono Amata più di quanto sarebbe stato lecito sperare e logico immaginare.

Con la consapevolezza poi che;

Alla veneranda età di 42 anni – Li compio oggi 😬😳, Auguri a me🎉! – , non sono gli anni della tua vita che contano. È la vita che c’è stata dentro. E non è mica ancora finita perché;

The best is yet to come…

 

N.H