Solo l’ira dei giusti ci salverà

Martin Luther King parlava dell’assordante silenzio degli onesti.

Non si può lasciare il politicamente scorretto nelle mani di queste destre xenofobe, razziste, ignoranti, cialtrone, fasciste. È giunto il tempo che la ragione e il buon senso alzino la voce, e lo facciano in modo politicamente e inevitabilmente scorretto. Altro che decaloghi e galatei: è ora di mettere fine a questo decadimento morale, civile e polito. Reagire con la stessa schiettezza con cui le destre attaccano i principi su cui nasce la pacifica convivenza civile.

Hai un amico razzista? Bloccalo, cancellane il numero di telefono, isolalo, dì a tutti quelli che conosci che è un razzista fascista xenofobo ed è meglio perderlo che trovarlo. Ne hai assunto uno? Licenzialo. Ne senti parlare uno al bar? Ricordagli che l’apologia del fascismo è un reato, chiama le forze dell’ordine e pretendi il rispetto dello Stato di diritto.

Salvini ti fa incazzare? Ignoralo, ripeterne le stronzate non serve ad altro che fare il suo gioco (che poi, se ci pensate, è quello di Trump: spararla sempre più grossa per avere attenzione mediatica).

Questo è un gioco che finisce male, se lo si affronta con le armi del moralismo e della “politica gentile”. Qui bisogna alzare un muro. Andare in piazza. Fare contropropaganda. Opporre fatti a demenza. Attivarsi tutti, ciascuno come può.

Non è Salvini il problema: è che stanno vincendo gli ignoranti, i buzzurri, i cialtroni, i razzisti, in Italia e fuori. Indignarsi non basta più: serve una rivolta dei giusti. E serve subito.

Sia Chiaro, la mia è prima di tutto una idea politica: non si può lasciare il politicamente scorretto come arma di consenso a una sola parte, quella fascista. La seconda è una risposta di alto livello: fornire strumenti di pensiero critico e una alternativa ideologica che dia un sostegno alle masse di disperati che cascano in questo liquame della storia. La terza è protestare, con tutte le armi che consente la democrazia. La quarta è dissociarsi dai consorzi umani connotati a quel modo. La quinta è condannarli e pretendere li condanni anche la legge. La sesta è, se serve, lo scontro.

 

N.H

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13 pensieri su “Solo l’ira dei giusti ci salverà

  1. Nadia, si la ragione non è MAI “politicamente scorretta”. Se del popolo ho una bassa opinione e penso che la gente non è in grado di comprendere i ragionamenti di testa e si lascia convincere solo da pensieri di pancia, vuol dire che il primo razzista sono io. O quanto meno mi reputo “migliore” della gente e quindi finisco alla lunga per diventare come la sinistra contemporanea, che è attratta dalle élite, dalle classi ricche e raffinate, dagli intellettuali hollywoodiani che di certo non rischiano il posto perché arrivano persone disperate che si fanno sottopagare. Non è che una casa di produzione rinuncia a Meryl Streep per prendere un’attrice qualsiasi. Magari fanno economia sui tecnici, ma di sicuro non sugli attori. E se uno ha la mentalità elitaria, comunque il popolo lo percepisce, quindi anche se fa ragionamenti di pancia, finisce per risultare antipatico al popolo perché non ha una rabbia genuina, ma ha solo cattiveria gratuita. Il pensiero di pancia è “più facile”, “più veloce”, ma sono i ragionamenti di testa, quelli che alla fine hanno una presa più duratura nella mente della gente. Sono i pensieri ragionati a creare i valori stabili, non quelli di pancia.

    • Ribadisco: sto parlando di idee forti, non maniere forti; rivolta della e per la ragione, non del retto; essere franchi e diretti, non diventare urlatori da talk show. Usare una lingua chiara per dire cose chiare, e mettere in campo tutte le risorse della democrazia e della società civile senza stare a perdersi in beghe di correnti; elaborare teoria politica, alternative che siano visioni, non ragli che durano il tempo che trovano. Questo sto dicendo, Vale, mica di mettersi a gridare cretino cretino cretino! fino a che l’altro si convince 😉

  2. Come sempre fai pensare, Nadi. Ma perché includere nel “politicamente scorretto” la radicalità dell’opposizione? Essere politicamente “corretti” non è sinonimo di moderazione e quieto vivere (per quanto io mi senta geneticamente propenso alla moderazione).

    Cioè ci si può opporre con vigore e radicalità senza accettare il campo linguistico, dunque culturale, dunque politico degli avversari o peggio dei nemici.

    Resta poi il dubbio, che in questo momento per me è anche un dramma, che assumere un atteggiamento di opposizione sempre più radicale non faccia il gioco dei suddetti avversari, non ci confermi agli occhi di quella opinione pubblica per come ci dipingono.

    E tuttavia la più radicale delle opposizioni culturali per me è proprio la tenuta di un linguaggio “politicamente corretto”. Da molti anni ho deciso, per esempio, che a casa mia non tollero battute antisemite. “Casa mia” ora è diventata tutti i luoghi digitali o no dove bazzico e – ovviamente – “antisemitismo” vale come qualunque espressione razzistica.

    È poco, quasi niente, ma temo che non ci sarà molto più da fare. Cercare di attraversare la notte creando e difendendo (possibilmente allargando) isole di sopravvivenza, cercando nella misura del possibile di non aiutare la cultura autoritaria comportandoci in modi che confermino la caricatura che essa fa di “noi”.

    Abbracci

      • Contestualizzare il passato può essere a volte necessario per capire meglio, non vale lo stesso discorso per il presente che viviamo sotto l’impulso di emozioni vive anche se è vero che ad ogni ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
        con quest’ultima considerazione non rimane che superare gli steccati, ma se dall’altra parte c’è un muro il dialogo costruttivo rimane un’utopia.

      • A parte il fatto che sì, una buona metà degli italiani è fondamentalmente fascista (anche quelli nominalmente di sinistra, che però hanno poco chiaro il concetto di dialogo democratico) tu hai scritto di licenziare razzisti, non fascisti. Oltretutto mi risulta che sia l’apologia (pubblica) di fascismo ad essere un reato, se io voglio addormentarmi leggendo l’agiografia del duce saranno ben fatti miei.

      • Se riesci a dormire.
        Comunque, io capisco il tuo punto, ma bisogna anche distinguere il momento dell’opposizione da quello della costruzione. È chiaro che non si costruisce un’alternativa politica emarginando una parte enorme del paese. Le si può replicare però in un modo diverso, cercando di ricondurla con parole più chiare a posizioni che stanno nell’alveo democratico, se ci si riesce. Non sto mica dicendo di andare casa per casa a menarli. Dico una cosa *politica*: questi signori stanno vincendo appropriandosi del politicamente scorretto, mentre la “sinistra” fa i giochini sulle parole ostili. Questo mi fa imbestialire.
        Non si cura una polmonite con un’aspirina, non so se mi spiego 😊

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