Confessioni di una disadattata.

Gli schiaffoni della realtà mi fanno un gran bene. No, non sono autolesionista. Oddio! Non che il terrificante mal di testa che mi attanaglia un giorno sì e un giorno sì possa definirsi il miglior sistema per fare il punto su me stessa, però è successo e ben vengano anche questi giorni in cui il male fisico fa tornare tutta l’attenzione al mio interiore. Dopo, quando passa, è come una resurrezione. Una vita diversa che voglio vedere diversa perché dentro di me qualcosa si è modificato e non parlo della flora intestinale che anche quella ha la sua importanza.
È come se durante tutti questi anni in cui ho cercato sogni impossibili tra ricordi e rimpianti, tra rabbie e rancori, fossero solo un tributo dovuto alla conoscenza. Non alla conoscenza assoluta – ammesso che ce ne sia una – che quella l’avrò mai, nemmeno quando la Nera Signora mi verrà a cercare e mi porterà via con Lei, ma alla conoscenza di un altro pezzo di me.

Una cosa è certa e non me ne voglia chi continua a ripetermi il contrario.

Non voglio più nulla di quello che è stato il mio passato. E nemmeno rivivere situazioni che ricordano o/e mi riportano quel passato.

Lui, il passato, resta dietro di me come l’ombra lunga della sera. Accompagna i passi e non si stacca dai miei piedi. Dà il colore esatto alla luce del giorno ed al buio della notte. È lì, fermo dietro, dietro, di me, non mi sorpassa, non diventa miraggio di un futuro non ipotizzabile e nemmeno si presta ad essere alibi per le mie apatie.
Oltre alle tante cose belle che tengo preziose e magnifiche, nel passato c’è stata menzogna e ipocrisia, promesse infrante, perbenismo di facciata e falsità, opportunismo e compromessi per il quieto vivere, alleanze di pseudo-verità e ancora adesso che ne scrivo non so capire come ho fatto a permettere e tollerare la sporcizia e la schifezza che mi tiravo addosso per ritrovare il mio amor proprio sotto lo zerbino della porta di casa con il sudiciume di coloro che si erano ripuliti le loro scarpe sporche prima di entrare, quasi a voler apparire migliori e di bell’aspetto e non parlo solo di un tempo lontano.

Razionalizzando, penso al contorcersi, alla gastrite, al somatizzare, al pretendere, al chiedersi, all’ingannare. All’ingannarsi. Penso alla nebbia negli occhi, nella testa, nell’anima. Alla ragione che non trova ragione e ostinata sfugge, al maledetto istinto che prevale, all’impulso nel sangue, che scorre bollente nelle vene, che arriva al cervello.
Penso al non capirsi, al non trovare le parole per spiegare, al dialogo impossibile, alle strategie di comunicazione, all’egoismo, al trabocchetto, ai dettagli travisati, alle parole inventate. Alle prove e alle controprove, mai provate.

Non voglio più nulla di tutto questo.

Voglio camminare con gli occhi ben spalancati e la bocca che non tace, il pensiero netto e preciso su quello che, con fatica e dedizione, sto costruendo. La certezza, anche se non ne ho mai avuta una, di poter pensare e dire: decido io, sono padrona della mia vita. Sentirmi sempre come all’inizio di un nuovo anno scolastico, quando andavo a scuola dopo tre mesi di vacanza che, pur essendo stati bellissimi, comunque mi lasciavano con l’aspettativa ansiosa di quello che sarebbe stato.

E lucida, penso all’empatia, alla capacità di mettersi nei panni altrui. Di comprendere le motivazioni, le ansie, le angosce. Le paure, il dolore. Penso alla capacità di piangere e ridere con gli altri. Negli altri. Per gli altri. Penso alla sensibilità.

Penso all’idea di non puntare il dito. Ricordandomi sempre che siamo i primi a sbagliare, i primi ad essere opportunisti, i primi a collezionare errori, uno dopo l’altro, pensando ai nostri interessi. Siamo i primi a essere un po’ puliti e un po’ sporchi. Un po’ bravi e un po’ stronzi. Un po’ chiari e un po’ oscuri.
Penso al restare umani.

Penso alla capacità di comprendere il peso delle cose, il grado di importanza, il senso della situazione, le condizioni, l’insieme degli elementi. Penso al saper guardare un quadro senza fissare o concentrarsi su un solo, inutile, dettaglio. Penso alla facoltà di assumere una scala di valori che indichi e renda tutto relativo, mai assoluto, come giusto che sia.
Penso alla straordinaria capacità di cogliere.

Penso che basterebbe poco.

Ed è in questa parte del mio pensare dove mi restano i pilastri a cui ancorare la ricerca di questa nuova ipotesi di vita. Sempre gli stessi e che non potrebbe essere altrimenti.

Sono fortunata, lo so, e non posso e non voglio sprecare questo privilegio che la sorte mi ha di nuovo destinato per lo stupido rigurgito di una sfida che ho voluto tenere alta con un accanimento terapeutico che è più simile all’ossessione che non al sentimento.

E niente, resto in cerca di coniugare allegrezza e rabbia, serenità e paura, di certezza e dubbio per farne la colonna sonora della mia vita.

N. H

Annunci

19 pensieri su “Confessioni di una disadattata.

  1. Rivedo frammenti di un’eutanasia che ho dovuto somministrare. era assurdo, quell’amore. quanto male può fare, non credere a noi stessi quando ci diciamo che siamo solo noi a tenere in vita qualcosa che non esiste più. e ci accaniamo con più rabbia e con più disperazione, quando sembra che tutta la nostra felicità ci scivoli via tra le dita. e non possiamo fare a meno di pensare che se il suo amore non c’è basterà il nostro ad avere la forza per tutti e due. invece la salvezza per una felicità nuova è quella che hai descritto tu. si ritorna alle cose concrete, si guarda alle fortune avute, si accarezza e si nutre quel cuore coraggioso che ha lottato contro i mulini a vento, ma se è libero e salvo alla fine ha vinto.

    • Potrà essere una vittoria un pò amara, ma porta la consapevolezza della pacificazione, che ti assicuro non è niente male. Come diceva Il Grande “…tutto passa e quasi orma non lascia…” che poi la cosa che mi tormenta è quel quasi.

  2. Leggo te e rivedo me l’anno scorso.
    Le tue parole potrebbero essere benissimo quelle che avrei usato io in quei giorni, se solo fossi riuscita a mettere tutto nero su bianco.
    “Voglio camminare con gli occhi ben spalancati e la bocca che non tace, il pensiero netto e preciso su quello che, con fatica e dedizione, sto costruendo.”
    Se ci sono riuscita io, ci riuscirai anche tu.
    Ne sono certa, perché come dice mio nonno, noi donne non siamo forti, ma siamo resistenti. 🤗❤️

  3. Come mai quando ti leggo mi viene da sorridere e da tirare un respiro ampio, ampio, ampio…? Mi sa che mi fa molto bene leggerti 😊 Grazie per come e quanto riesci a comunicare… Buon fine settimana carissima 😘

  4. Un po’ mi sono letta nelle tue parole, perché negli ultimi tempi anch’io coniugo allegrezza (bella parola) e rabbia, serenità e paura, certezza e dubbio… Ciao e buona giornata.

    Complimenti per il blog.

    • Allegrezza è quella via di mezzo tra allegria e tristezza, quella cosa per cui sorrido e rido come una cretina da sola e dopo 30secondi30 piango come una fontana…

      Grazie Maria🙏🏻

  5. Ciao Nadi! Ho appena letto il tuo ultimo articolo, il che vuol dire che ti è tornata la voglia di scrivere e la cosa mi fa molto molto molto piacere. Mi mancavano le tue parole, mi mancava il leggerti… TVB.

  6. Crederci. Davvero, Nadia…

    Perdere il senso troppe volte, per non provare paura quando pensi di averlo ritrovato.
    Proteggersi dal fidarsi di nuovo diventa essenziale!

    A volte quando si crede si può perdere ma anche vincere.
    E alla fine scopri che non era partita né vittoria ma solo convinzione.

    Sappi che sei una donna amabile, con mille risorse (e non solo difetti che quelli non mancano da nessuno). Il tuo coraggio nel confidarti e raccontarti mi hanno confermato quanto già ti ho detto di persona. La tua forza, la tua vulnerabilità, la tua versatilità e la tua tenacia sono una miscela di un potenziale molto raro, fuori dal comune….. non permettere a nessuno di mettere in dubbio ciò che sei, perché nessuno al di fuori di te stessa può giudicarti.

    Nadi, tutti noi abbiamo delle cose private molto intime e personali di cui siamo gelose e quindi non le condividiamo, così come abbiamo altre cose di cui sentiamo pudore e quindi non le vogliamo esibire… questo per dire che, in un qualsiasi rapporto, non è possibile una assoluta trasparenza e non può esserci. Chi pretende o pensa il contrario è un malato, punto.

    Ti abbraccio forte🤗😘

    • Ciao Laura cara! Grazie ancora delle parole illuminanti 🙏🏻 che confermano la tua grandezza ❤️
      Quando cadi e ci si deve rialzare da soli, dopo sei diversa, non sei più la stessa… Dicono che ci siano persone che entrano nella tua vita per obbligarti a fare i conti con parti di te che non conosci. È vero.

      Un forte abbraccio anche a te 😘

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...