Il titolo è: Il Titolo.

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Di fronte a un obbrobrio come questo le reazioni possono essere molteplici:
“incredulità, truculenza, blasfemia, ilarità, pudore, sconcerto, indignazione…”, poi se hai cura di fermarti un momento a riflettere, comprendi che non solo c’è logica, ma in quel titolo c’è del genio.
Calano fatturato e pil, ma aumentano i gay” è uno di quei titoli da rotocalco da parrucchiera, del tipo: “INCREDIBILE! Chi avrebbe mai detto che…”
Insomma, è normale che un giornale che si rivolga a una platea di imbecilli post berlusconisti neo fascisti eternamente cretini, cerchi di intercettare il gusto del suo target.
È la logorante regressione oscurantista che stiamo vivendo; abbiamo sperperato ogni bene ricevuto in eredità dalla storia, dal progresso e dalla civiltà. Ci avviluppiamo a testa bassa e lancia in resta.
Pensate a un Eco, un Sartori, ma anche, che ne so, a un Ostellino che si ritrovasse oggi davanti alla tastiera per redigere un editoriale politico.
“Il ministro dell’Interno, dopo aver fatto il suo primo selfie della giornata davanti a una fetta farcita con la Nutella, scrive: ‘gnam gnam io pane e Nutella, e voi?’ ai suoi followers; poi indossata la divisa della Polizia Locale di Vergate sul Membro, si reca sul luogo del disastro, dove, dopo aver fatto un selfie con le macerie alle spalle, dichiara: ‘ho visto una trattoria lungo la strada, mangerò le tagliatelle a pranzo, e voi?’. I negri non mangeranno mai le tagliatelle di nonna Pina, le tagliatelle agli itagliani. Osannato dal popolo rutta cinghiale ingurgitato la sera prima e si allontana nel tripudio della folla festante.”
Provate a pensare al “vecchiumologo” (non scrivo storico per non vilipendere la materia) che questi tempi dovrà testimoniarli. Pareva difficile trasmettere ai posteri l’epopea berlusconiana, fatta di patonze, cene eleganti, di nani e ballerine, ma questa? Uno così bravo penso debba ancora nascere.
Ma mi sto lasciando andare. Torniamo al punto: “calano fatturato e pil, ma aumentano i gay”. Che altro avrebbero dovuto scrivere? “Tagliati i fondi per i sussidi alle famiglie con disabili gravi, si arrangi chi può”; oppure: “Lino Banfi all’UNESCO: Le tette di Edwige patrimonio dell’umanità”. Ecco, una cosa così avrebbe colto nel segno, perché il lettore di questi fogliacci questo vuole, questo cerca. E magari cosa sia l’UNESCO non lo sa nemmeno. Perché la ‘noiosissima’ storia l’ha imparata a memoria ma non l’ha capita, e quello che ha appreso è che “con la cultura non si mangia” anzi non si fa “gnam gnam”.
Insomma, l’oggi è figlio di ieri, e proprio oggi dovremmo iniziare ad apparecchiare il domani. Temo però che si debba ancora attendere; perché il presente è ancora crudo.
N.H
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Siate folli, siate affamati!

Care nuove generazioni, per il 2019 vi auguro di ribellarvi sul serio, e di prendere coscienza del fatto che di voi non frega più niente a nessuno. 

Siete dimenticate, abbandonate, cancellate da ogni agenda politica, da ogni dibattito, programma, legge. Dovreste essere la priorità e invece siete fuori da tutto.

Levate un attimo gli occhi da Instagram e Tik Tok. Scoprirete che qui i grandi parlano soltanto di come andarsene in pensione prima, a spese vostre, o di come fare deficit e debiti, che toccherà a voi pagare.

Invece di spalancarvi il futuro sul mondo, vogliono inibirvelo. Voi vivete nel vostro villaggio globale, siete tutti connessi, senza barriere, differenze, confini, guerre, odi, ma questi parlano di nuovo di muri e porti chiusi, di nazioni, di poveri da cacciare e unioni da disintegrare. Parlano di dazi, di razze. Di pistole. Di Lira. Di cemento.

Dovrebbero parlare di scienza, di energia pulita, di rete, di start up, di app, di sostegno ai giovani che si mettono in gioco, di formazione intelligente, di come accompagnarvi al successo. Dovrebbero riempire di miliardi le vostre scuole, per darvi la migliore istruzione possibile, e i migliori strumenti per affrontare un mondo che viaggia alla velocità della luce. E invece vi tagliano i fondi di un altro dieci per cento. Tanto, pensano, voi state su Instagram.

Cos’è un deficit, un debito, lo spread, il pil? Fidatevi, vi servirà saperlo. Non son cose inutili o da vecchi, da politici imbacuccati. Sono cose che vi riguardano direttamente. Sono i vostri soldi. Sono le cose che decideranno se potrete avere una prospettiva di futuro dignitosa, accedere ad un mutuo o no, avere un lavoro stabile o no, una famiglia o oppure no…

Cercate di approfondire e comprendere quali fattori han sempre portato la chiusura dei confini, a cosa ha portato dividere gli uomini in nazioni, appartenenze geografiche, etnie, e a cosa ha portato dividere in buoni e cattivi i popoli, anziché i singoli. 

Leggete la Costituzione e cercate di comprenderne il significato, quanto sangue è costato averla, e quanto sia faticoso mantenere tutti quei diritti e quei privilegi che possono sembrarvi naturali e scontati, ma che non lo sono affatto.

Imparate e basta. Han convinto buona parte dei vostri genitori che l’ignoranza è un pregio, un sinonimo di genuinità, e che se leggete un libro allora tramate contro il popolo. Non imitate questo loro errore. 

La cultura è una conquista che richiede consapevolezza. Siate consapevoli. L’ignoranza è una brutta sconfitta. Siate grintosi. Un cittadino acculturato non è manipolabile. Un ignorante sì. Ormai anche con felpa e arancino.

Imparate a non trasformare, come hanno fatto i vostri genitori, i politici in superstar, in idoli, in influenze. Non gli dovete niente. Anzi, sono loro che devono a voi fama, potere e stipendi da favola. La Costituzione dice che è il popolo ad essere sovrano. Ad essere il sovrano, il Re. Siete voi i sovrani, non loro. Quindi pretendete il massimo della competenza e della serietà dalla politica e dai politici. E siate severi soprattutto con coloro a cui avete concesso fiducia.

Armatevi di consapevolezza, conoscenza e nozioni. E fate la rivoluzione. Perché se non lo farete voi, per voi stessi, non lo farà nessuno. 

N.H