La douleur exquise

La sofferenza è un accessorio, il dolore è inevitabile… un malessere che ti impietrisce, un nodo quasi invisibile e anarchico, a detta di certuni una belva; ma la belva prima o poi va messa in gabbia, se non altro per renderla rachitica, ché soppimerla non si può. Io che ho invisi gli esperti del settore, quelli con cui ho fatto a “botte” per anni e con disprezzo chiamo strizzacervelli, ho trovato una forma di terapia scrivendo… giacché il mio quotidiano non necessita un’analisi, ma risposte a domande che neppure oso formulare. Qui è tutta un’altra storia, qui posso essere Nadine e basta.*

*Non è la douleur exquise la protagonista di questi miei tempi, tant’è che mi sorprendo a rimpiangere i giorni in cui era presente. A volte scelgo i titoli artificiosamente, quasi a sfidare i denti aguzzi della ragione.

 

Presto noi sogneremo

distesi al sole di mille primavere

senza il ricordo di questa prigione

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Il benessere!

“… mamma, su dai, non sei oggettiva! Lo dici perché sei arrabbiata, pensaci con più calma e poi mi dirai cos’è il benessere per te?”

Metto giù il telefono, e senza smettere di pensare, faccio un profondo respiro: voglio recuperare le forze e quella calma necessaria per fare ordine nella mia mente.

Aiuto, ma cos’è il benessere per me?!

Accidenti, non ho mai pensato seriamente al significato del benessere!!!

Mi rassereno: ci DEVE essere una risposta.

Ho sempre trovato e dato un significato preciso alle cose che dico e faccio.

Non tutto è definibile e definito, ma tutto ha un significato.

Credo che il benessere abbia più di un significato! Come avere un lavoro, la certezza di poter contare sulle persone a noi care, avere sicurezza per i figli, un’istruzione adeguata e… l’assistenza sanitaria. Stare bene e in salute è una mia prerogativa!

Penso che il benessere sia serenità e non felicità.

Guardo la nota scritta sulla lavagna della cucina “mamma, lascia la spesa in macchina, la scarico quando torno” e realizzo che preferire invece la ricchezza economica al benessere è cercare di privatizzare la felicità. Come si fa a non capire che per realizzare la ricchezza e mantenerla si dovrà ricorrere alla conflittualità, rinunciando proprio alla serenità.

La giornata è lunga, e la settimana è appena iniziata. Ho ancora tempo per pensare. Ai figli, per esempio.

Mi accorgo che è lo stesso anche per i figli. Benessere o ricchezza? Finché sono il mio benessere, tutto funziona. Quando li considero mia ricchezza si scatena il conflitto. Con loro, nei confronti degli altri e con me stessa perché la ricchezza è possesso e il possesso non aggiunge ma sottrae.

Il possesso è fatto di fili sottili ed attaccaticci come ragnatela. Toglie libertà in cambio di un corno. E la toglie a tutti.

Una persona non puoi pretenderla. Puoi solo conquistarla. Finché dura.

Smetto di pensare. Guardo intorno a me. E vedo di nuovo loro, i miei figli: sì, sono il mio benessere!!!

Vorrei che questa momento non finisse più e mi dico che finché dura, non finirà.

La settimana è appena iniziata, e come ogni buon inizio, si allacciano le cinture di sicurezza. La strada è lunga. Accendo la radio, c’è la nostra canzone preferita. Voglio ubriacarmi di benessere. Tanto l’etilometro non lo segnalerà…

N.H

Il titolo è: Il Titolo.

titolo-libero
Di fronte a un obbrobrio come questo le reazioni possono essere molteplici:
“incredulità, truculenza, blasfemia, ilarità, pudore, sconcerto, indignazione…”, poi se hai cura di fermarti un momento a riflettere, comprendi che non solo c’è logica, ma in quel titolo c’è del genio.
Calano fatturato e pil, ma aumentano i gay” è uno di quei titoli da rotocalco da parrucchiera, del tipo: “INCREDIBILE! Chi avrebbe mai detto che…”
Insomma, è normale che un giornale che si rivolga a una platea di imbecilli post berlusconisti neo fascisti eternamente cretini, cerchi di intercettare il gusto del suo target.
È la logorante regressione oscurantista che stiamo vivendo; abbiamo sperperato ogni bene ricevuto in eredità dalla storia, dal progresso e dalla civiltà. Ci avviluppiamo a testa bassa e lancia in resta.
Pensate a un Eco, un Sartori, ma anche, che ne so, a un Ostellino che si ritrovasse oggi davanti alla tastiera per redigere un editoriale politico.
“Il ministro dell’Interno, dopo aver fatto il suo primo selfie della giornata davanti a una fetta farcita con la Nutella, scrive: ‘gnam gnam io pane e Nutella, e voi?’ ai suoi followers; poi indossata la divisa della Polizia Locale di Vergate sul Membro, si reca sul luogo del disastro, dove, dopo aver fatto un selfie con le macerie alle spalle, dichiara: ‘ho visto una trattoria lungo la strada, mangerò le tagliatelle a pranzo, e voi?’. I negri non mangeranno mai le tagliatelle di nonna Pina, le tagliatelle agli itagliani. Osannato dal popolo rutta cinghiale ingurgitato la sera prima e si allontana nel tripudio della folla festante.”
Provate a pensare al “vecchiumologo” (non scrivo storico per non vilipendere la materia) che questi tempi dovrà testimoniarli. Pareva difficile trasmettere ai posteri l’epopea berlusconiana, fatta di patonze, cene eleganti, di nani e ballerine, ma questa? Uno così bravo penso debba ancora nascere.
Ma mi sto lasciando andare. Torniamo al punto: “calano fatturato e pil, ma aumentano i gay”. Che altro avrebbero dovuto scrivere? “Tagliati i fondi per i sussidi alle famiglie con disabili gravi, si arrangi chi può”; oppure: “Lino Banfi all’UNESCO: Le tette di Edwige patrimonio dell’umanità”. Ecco, una cosa così avrebbe colto nel segno, perché il lettore di questi fogliacci questo vuole, questo cerca. E magari cosa sia l’UNESCO non lo sa nemmeno. Perché la ‘noiosissima’ storia l’ha imparata a memoria ma non l’ha capita, e quello che ha appreso è che “con la cultura non si mangia” anzi non si fa “gnam gnam”.
Insomma, l’oggi è figlio di ieri, e proprio oggi dovremmo iniziare ad apparecchiare il domani. Temo però che si debba ancora attendere; perché il presente è ancora crudo.
N.H

Siate folli, siate affamati!

Care nuove generazioni, per il 2019 vi auguro di ribellarvi sul serio, e di prendere coscienza del fatto che di voi non frega più niente a nessuno. 

Siete dimenticate, abbandonate, cancellate da ogni agenda politica, da ogni dibattito, programma, legge. Dovreste essere la priorità e invece siete fuori da tutto.

Levate un attimo gli occhi da Instagram e Tik Tok. Scoprirete che qui i grandi parlano soltanto di come andarsene in pensione prima, a spese vostre, o di come fare deficit e debiti, che toccherà a voi pagare.

Invece di spalancarvi il futuro sul mondo, vogliono inibirvelo. Voi vivete nel vostro villaggio globale, siete tutti connessi, senza barriere, differenze, confini, guerre, odi, ma questi parlano di nuovo di muri e porti chiusi, di nazioni, di poveri da cacciare e unioni da disintegrare. Parlano di dazi, di razze. Di pistole. Di Lira. Di cemento.

Dovrebbero parlare di scienza, di energia pulita, di rete, di start up, di app, di sostegno ai giovani che si mettono in gioco, di formazione intelligente, di come accompagnarvi al successo. Dovrebbero riempire di miliardi le vostre scuole, per darvi la migliore istruzione possibile, e i migliori strumenti per affrontare un mondo che viaggia alla velocità della luce. E invece vi tagliano i fondi di un altro dieci per cento. Tanto, pensano, voi state su Instagram.

Cos’è un deficit, un debito, lo spread, il pil? Fidatevi, vi servirà saperlo. Non son cose inutili o da vecchi, da politici imbacuccati. Sono cose che vi riguardano direttamente. Sono i vostri soldi. Sono le cose che decideranno se potrete avere una prospettiva di futuro dignitosa, accedere ad un mutuo o no, avere un lavoro stabile o no, una famiglia o oppure no…

Cercate di approfondire e comprendere quali fattori han sempre portato la chiusura dei confini, a cosa ha portato dividere gli uomini in nazioni, appartenenze geografiche, etnie, e a cosa ha portato dividere in buoni e cattivi i popoli, anziché i singoli. 

Leggete la Costituzione e cercate di comprenderne il significato, quanto sangue è costato averla, e quanto sia faticoso mantenere tutti quei diritti e quei privilegi che possono sembrarvi naturali e scontati, ma che non lo sono affatto.

Imparate e basta. Han convinto buona parte dei vostri genitori che l’ignoranza è un pregio, un sinonimo di genuinità, e che se leggete un libro allora tramate contro il popolo. Non imitate questo loro errore. 

La cultura è una conquista che richiede consapevolezza. Siate consapevoli. L’ignoranza è una brutta sconfitta. Siate grintosi. Un cittadino acculturato non è manipolabile. Un ignorante sì. Ormai anche con felpa e arancino.

Imparate a non trasformare, come hanno fatto i vostri genitori, i politici in superstar, in idoli, in influenze. Non gli dovete niente. Anzi, sono loro che devono a voi fama, potere e stipendi da favola. La Costituzione dice che è il popolo ad essere sovrano. Ad essere il sovrano, il Re. Siete voi i sovrani, non loro. Quindi pretendete il massimo della competenza e della serietà dalla politica e dai politici. E siate severi soprattutto con coloro a cui avete concesso fiducia.

Armatevi di consapevolezza, conoscenza e nozioni. E fate la rivoluzione. Perché se non lo farete voi, per voi stessi, non lo farà nessuno. 

N.H

Toc toc, c’è nessuno?

Apro piano piano la porta. Sono emozionata. Ne è passato di tempo dall’ultima volta che sono stata qui ed immagino polvere e odore di chiuso e quel senso di abbandono che solo i luoghi tanto amati e non più frequentati sanno dare. Sì, è vero non sono mai mancata per così tanto tempo, con l’amore e la passione che nutro per le parole, ma non basta per far ridiventare mio questo posto. Qui c’è davvero una parte di me e non potrei fare a meno di tutto quello che  ho scritto… E quindi la domanda: perché non ho più scritto? Alibi e scusanti ne ho tanti. Mancanza di tempo è la più gettonata, ma anche mancanza di voglia. Eppure nei momenti in cui resto sola, nella mia testa i pensieri si allineano come parole e scrivo storie e vedo scene, che restano lì, in un cassetto della memoria e forse un giorno le tirerò fuori. Altra domanda. E perché oggi scrivo? Ma qui la risposta è facile. Perché ho voglia di trovare sulla tastiera i miei pensieri. Di inseguirli di nuovo tra tasto e tasto e cercare tra gli spazi bianchi il senso di me. Egoismo? Esibizionismo? Certo, ma anche emozione e tanta voglia di condivisione. E quindi mi racconto:

È stato un periodo difficile perché il dolore e la rabbia da smaltire era tanta e hanno richiesto tempo e pazienza… e di questo la determinazione ad affrontare e superare gli ostacoli non è mai mancata; e per ciò sono felice, ma… che c’è sempre un ma… il mio lavoro, che nonostante tutto amo, mi è diventato pesante. Pesante il tempo che mi porta via al benessere che provo a fare le cose che mi piacciono. Pesante il dovere fare a quell’ora quella cosa e non scegliere io quando svegliarmi, vestirmi, fare la lavatrice, andare a spasso ed altre sciocchezze che sciocchezze non sono. E poi i figli (!) che crescono – con tanto di laurea – e ti “ricordano” che stai invecchiando. Le trascuratezze del tempo giovane le sto scontanto nel tempo da donna matura…

Insomma, periodo sereno, positivo, allegro e perfino felice.

Ecco per oggi può bastare. Ho pulito questo luogo e ho messo la Stella di Natale che mi ha regalato Lore sul davanzale della finestra chissà che una persona davvero speciale non la veda.

N H

You are not entitled to your opinion

Vorrei davvero capire chi minchia ha sdoganato l’ignoranza; vorrei tanto sapere chi ha tolto l’onere di informarsi prima di aprire la bocca e rifilato alla persona colta, molto colta, appena più colta – o anche semplicemente informata – quello di dimostrare con disegnini, parole, gentilezza e tante scuse, che le teorie ululate da qualsivoglia caprone sono minchiate.

Vorrei davvero capire perché l’unica vera parola innominabile in quest’Italia ostaggio del politically correct estremo, del genitore uno e due, del diversamente caucasico, del diversamente cittadino regolare, dei quaranta punti esclamativi alla fine di ogni insulsa frase sia “IGNORANTE”.

Il termine ignorante è diventato of-limits. Guai a ricordare a un ignorante che è un ignorante. TU devi dimostrare il tuo sapere a chi non ne ha e non importa che tu stia parlando del tuo mestiere, il tuo bagaglio, quello che hai studiato per una vita intera. Tu, Copernico, portami sulla Luna e dimostrami che la Terra vista da lì non è una pizza margherita. Tu, pronipote di pronipoti di uomo sapiens-sapiens, tu dimostrami che i graffiti rappresentano scene di caccia e non una partita di polo con l’amico cervo che nun ce voleva stà. Tu, biologo, tu medico, tu fisico, tu chimico, tu filologo, tu storico, tu antropologo, tu con i tuoi cinque/sei/sette anni di università, con la tua specializzazione, i tuoi master, i tuoi decenni di studio. Tu che stavi a progettare la dorsale grazie alla quale io “c’ho l’internette e bloggo”, quando io ero alle elementari. Tu che hai scoperto che monitorando il valore delle PSA si può sgamare il cancro alla prostata. Tu che hai fatto lo zerbino del Barone Universitario che poi ha usato la tua ricerca sul mesotelioma per pubblicarla a nome proprio negli USA, mentre io lavavo automobili e la sera mi facevo una cannetta ed uno spritz coi bocia dell’officina. Tu. Mi DEVI DIMOSTRARE. Perché io che sono una capra analfabeta, che l’italiano non lo parlo perché mi fa fatica ed è un poco anche snob, io ti contesto, perché HO LETTO SU INTERNET CHE.

Non mi metto neanche ad elencarle, le valanghe di boiate immonde che io e voi tutti leggiamo ogni giorno sull’internette di ‘sta cippa. Nessuno ha più un interesse semplice, sono tutti fanatici di qualcosa. E l’animalista e il complottista e i novax e il fronte di liberazione dei pidocchi e le mamme pancine unite contro la scienza e le scie chimiche e i fruttariani (ma porca la miseria ladra, ma pure i fruttariani devono rompere gli zebedei? Ma vi rendete conto? Mi viene davvero da piangere. Chi sapeva che esistessero i fruttariani fino a poco tempo fa?) e i protocattolici fanatici che “l’inquisizione è un falso storico” e Darwin è “un massone” “al soldo del bisnonno di Soros” per scardinare la verità insita nel creazionismo. E il Grillino. E quella delle Sirene. E tutti, tutti, tutti alla fine che dicono “SVEGLIAAAAAA!!!!! NESSUNO LO DICE!!! PRESTO PRIMA CHE CENSURINO IL VIDEO – LA FOTO – IL POST – STAMINCHIA”.

E poi gli chiedi “Ma tu… che titolo hai per dire che la terra non è rotonda?”.

E non ottieni risposta. Oppure la ottieni, ed è la ripetizione della frase sopra: ho letto su internet, ho visto tutti i video su youtube, c’è un blog, una pagina facebook. E tu lo richiedi: “Ma cosa vuoi sapere di ricerca/biologia/medicina/architettura più dell’architetto/biologo/medico/ricercatore con cui stai parlando… ma tu che basi hai?”

Risposta: mi ha detto mio cuggino, ci avevo un link che e la mia preferita: “hahaha lo sanno tutti, tutti, anche SE NESSUNO LO DICE”.

E niente, a volte cerchi di capirlo da solo, da che cosa parta ‘sto cristo per dirti che tu dovresti vivere di sole banane e mele, in quale eccelse università si sia formato!

E scopri:

Una Terza media.

Diploma di frequentazione di catechismo.

Una triennale in merendine scomposte.

Laurea all’università della vita (!!!!!).

Palmares dei tornei di subbuteo vinti.

Accademia belle arti. Con tutto il rispetto per l’accademia delle belle arti, cosa che io personalmente non sarei stata in grado di fare manco sotto tortura per manifesta incapacità, ma che basi di biologia molecolare hai, con le belle arti?

“La mia opionione conta quanto la tua.”

UNA MINCHIA.

La tua opinione conta quanto la mia se parliamo alla pari.

Se sono ignorante come un cinghiale e io faccio una cosa per mestiere, la mia opinione conta qualcosa e la tua è aria che esce dalla parte sbagliata. Se vuoi parlare di politica, informati. Se vuoi parlare di scienza, non mi venire a dire che i vaccini fanno male. Se vuoi parlare di fisica nucleare… beh, completa gli studi al politecnico di Zurigo.

Ma oggi no, oggi non più. Oggi l’opinione di chiunque vale quanto quella di chiunque altro. Fondata o meno, mediata o meno. Io non leggo, non studio, non mi interesso, ma tu non puoi permetterti di dirmi ignorante.

Questa è l’incomprensibile convinzione imperante tra le attuali generazioni BimbiMinkia Quarantenni.

Di giorno tutti bravaggente e la sera tutti quindicenni. La mattina dopo a lavorare con l’hangover, in pausa pranzo posano la zappa, accendono il pc et voilà: tutti Dottori con un click.

(dei lettori di Fabio Volo che si incazzano se li cataloghi come lettori di Fabio Volo magari parliamo un’altra volta, prima che mi venga un’ulcera)

 

N.H

 

Che il governo vi sia lieve!

Cari tutti,

voglio congratularmi con voi per il governo nuovo e onesto che ci cambierà la vita. È stato un lungo e doloroso travaglio, che ha partorito un mostro.

“L’aborto non è un diritto, ma un omicidio” quindi è nato e ce lo dobbiamo tenere e crescere. Spero a lungo, anche perché Montanelli una volta disse che berlusconi sarebbe stato il vaccino contro il berlusconismo, mentre oggi “il vaccino sarà da considerarsi nel caso di un’epidemia”.

La prima cosa più urgente da fare è “tagliare 5 miliardi per l’accoglienza ai migranti”, quindi finiranno per strada nelle nostre città, dove comunque “si dovranno attuare rastrellamenti, se necessario, anche casa per casa.”

Tiriamo tutti un sospiro di sollievo, scordiamoci i diamanti e la Tanzania. Gente nuova o poco usata al governo. Tutti responsabili e soprattutto Savona. Non poteva essere ministro per l’economia, anche se fu bravissimo a truccare i conti dell’Impregilo (so che questo nome non darà ai giovani la stessa nausea che dà a me) ma un ministero gli toccava. Per forza.

Per forza nuova, anche altri sono stati distribuiti a Dio alla Patria e alla Famiglia, cari amici miei “froci, contronatura”. Sembrava un sogno aver raggiunto quel debole livello di civiltà che faceva di chi si ama una famiglia, che ci rendeva tutti uguali davanti all’ufficiale di stato civile o il sindaco che ci univa in matrimonio. Mi consola il fatto che il diritto acquisito non si perde. Forse.

A voi, “gente inutile e parassiti, che puzzate e vivete alle spalle del nord”, cambierà poco e in peggio più che a noi che siamo ariani. Quei pochi euro che cadranno saranno solo quelli con cui questi nuovi e onesti illuminati dovranno ripagare i favori delle mafie. Da voi continueranno a restare “i negri” a fare gli schiavi e lavorare gratis per la ndrangheta, esattamente come ora e forse di più.

In mare la gente continuerà a morire; quel che spero e che – se proprio deve – muoia di naufragio e non perché si “debbano lasciare a morire in mare” o “perché a volte può essere necessario sparare per fermarli”.

Vorrei continuare a scrivere, ma sono arrivata fin qui e mi è venuta la nausea a pensare che tutti i virgolettati sono citazioni di gente che oggi sono i vostri ministri.

C’è da sperare che trovino comode quelle poltrone, e che si ricordino di quanto potrebbe essere facile perderle, per tornare a vendere popcorn allo stadio o a fare una beata minchia in via Bellerio, o saranno i nostri figli ad aver la peggio. Io in fondo avrei voluto morire prima di assistere a questa merda qua.

N. H

La legittimazione del crimine.

Non mi fa paura quella parte marcia di quest’Italia che supporta uno decerebrato nazista, un assassino fascista chiamandolo patriota. A dire il vero non mi fa paura nemmeno lui, è solo un miserabile idiota integrale che cercava il suo quarto d’ora di notorietà. Invece, mi fanno paura tutti coloro che adattano le loro riflessioni farcendole di “ma” e “però”.

È colpa loro, infatti, se altri, quelli marci, si sentono autorizzati a sventolare una vicinanza politica all’idiota, a cavalcare l’onda dell’odio fascista per correre in questa tornata elettorale, nella quale essere razzisti e fascisti dà valore aggiunto al nulla ed il vuoto che propongono.

La stupidità mi terrorizza perché in quest’epoca in cui si è smesso di pensare, l’unica lotta che si vuole combattere è quella contro un nemico immaginario – di solito nero – e un po’ più povero di noi.

E mi terrorizza il silenzio dello Stato. Non il Presidente della Repubblica, nemmeno un ministro o un suo sottoposto, ha sentito il bisogno di andare a Macerata a far visita alle vittime. Nessuno. Perché siamo in campagna elettorale, e un gesto di umanità e distensione sarebbe stato controproducente ora che la propaganda vincente è quella del razzismo, proprio in virtù di quei tanti “ma” e “però” aggiunti alle deboli condanne contro un gesto abominevole.

Nessuna fiaccolata, nessuna discesa in piazza, nessuna manifestazione di popolo contro il razzismo alla ricerca dell’umanità sconfitta, a lasciarci sempre più soli e divisi tra chi intorno a sé vede solo altre persone, e chi invece distingue tra noi e loro convinto che noi siamo migliori e più meritevoli di vivere.

È difficile ormai comprendere chi sia il nemico, capire da chi ci si debba difendere, perché diventano troppi i “ma” e i “però” che li rendono invisibili. Quando per noia si dà fuoco a un essere umano “ma stava sempre qua davanti al portone”, quando si massacra un essere umano a bastonate “però dormiva nel portone e c’era puzza d’orina”, quando s’incendia un campo rom e muoiono bambini “ma tu non sai la sporcizia che facevano qua attorno”, l’umanità muore due volte per le vite che vengono tolte, e per l’indifferenza colpevole e complice capace di assolvere e sopire ogni coscienza.

E niente, abbiamo perso di vista il nemico da combattere. Perché un fascista schifoso, un criminale nazista finisce in carcere dove è giusto che stia, il dubbioso invece continuerà a guardarsi intorno forse sperando che un altro coglione domani si armi e renda libero il suo portone, il suo marciapiede, la vista dal suo balcone e la sua miseria.

N.H

Che Dio ci salvi!

Sto cercando di nutrire la ben poca speranza rimastomi seguendo questa schizofrenica campagna elettorale. I presupposti per pensare che questo paese abbia raggiunto un livello infimo ci sono tutti, da qualunque parte io mi volga a osservare. Sono davvero molti gli aspetti sbalorditivi già emersi, e dire che ancora nemmeno si sia dato il via alla competizione.

Ed è sempre così affascinante leggere e sentire chi scrive “berlusconi presidente”; un déjà-vu che trovo fantastico! Mi chiedo se esista un caso analogo nella letteratura storica di un paese mediamente “normale”?! Ma penso proprio di no, nemmeno nella più remota tribù africana dell’era di Jean-Bedel Bokassa.

Tutto ciò è incredibilmente fantastico perché segna il tempo in cui viviamo. Un tempo in cui la legge è paurosamente astratta, plasmabile al bisogno. I banditi e gli illegali partiti fascisti nelle liste elettorali muovono a sdegno le nostre coscienze, e qualche giornale nei trafiletti da quattro righe ogni tanto ci prova a ricordarci questa stortura tutta italiana, senza mancare però il rilancio a gran voce delle dichiarazioni di un criminale qualunque, condannato all’interdizione dai pubblici uffici, che è sicuro di poter ottenere un 45% alle prossime farsesche elezioni.

È incredibilmente fantastico e affascinante, tutto questo, perché in fondo non è del tutto impossibile: può accadere.

Ci provo ad appassionarmi a questa nuova e interminabile televendita, con più sconti e occasioni che in Poltrone e Sofà. Ancora non è nemmeno iniziata e già possiamo scegliere il prodotto che più ci aggrada, da meno tasse a più lavoro, dalle pensioni al canone RAI, meno immigrati e più italiani, sussidi come se piovesse, meno immigrati, più dentiere, meno immigrati, più qualunque cosa venga in mente e meno immigrati.

L’Arena delle contrattazioni fasulle è aperta – la gente non ce la fa più, dicono – la gente vuole un cambiamento, la gente vuole, e così chiunque si appresti a rappresentare il cambiamento italiano cade nella trappola: deporre nel paniere anche la sua offerta, quella che proprio non si può rifiutare: “Università gratis per tutti!”

E niente, non riesco a non appassionarmi; sarebbe un insulto alla mia e altrui intelligenza.

Grasso dice che si possono abolire le tasse universitarie, lo dice perché lui vorrebbe tutti “Liberi e Uguali”; voglio credere che sia il pensiero dell’ingenuità, della quasi verginità politica di un uomo per bene, ma vi confesso che ho dei forti dubbi a riguardo. In un paese così diseguale, cosi dannatamente spaccato in due, dove c’è chi gode e chi arranca, chi fa manbassa e chi viene derubato, nessuno è libero e tutti sono uguali a loro stessi. E ha perso l’occasione per dimostrarsi diverso, cosa che lo avrebbe reso più appetibile agli occhi di chi, come me, dell’eguaglianza ne ha piene le scatole. Abolire le tasse universitarie in un paese in cui di fatto si sono aboliti i diritti fondamentali del cittadino è l’ennesima offerta valida fino al giorno dopo, un giorno qualunque.

Per essere liberi e uguali avremmo bisogno di riavere una scuola che funzioni fin dalle primarie, con la carta igienica nei bagni, col materiale didattico gratuito, con i termosifoni funzionanti d’inverno, con le mense gratuite per i bambini di qualunque colore, religione o reddito. Morale, una scuola che ripristini il Diritto Fondamentale allo Studio.

E niente, mi domando sempre: da cosa dovrei lasciarmi appassionare? Non perdo la speranza, qualcosa dovrà pur apparire. Prima o poi qualcosa dovrà pur essere capace di ridestare tutta la mia curiosità, la mia voglia di tornare alla politica attiva, la mia voglia di credere e lottare. Chissà, magari quando avranno eletto berlusconi presidente, e sarà fatto ministro della Giustizia Marcello Dell’Utri. Perché in Italia tutto può accadere. Nel frattempo, vi prego, non svegliatemi, ho un estremo bisogno di sognare tempi migliori.

N.H

L’atrocità dei nostri tempi.

Può succedere in questi nostri tempi tecnologici, di connessione tra i mondi, che il nostro vicino di casa tenga una donna segregata in casa, che la riduca in schiavitù, che la renda madre delle sue violenze sessuali, e che i figli avuti debbano condividere con lei le violenze, la segregazione, gli escrementi, i ratti, l’abbandono e il terrore.

In questi tempi di scarpe rosse e fiocchetti colorati, mostrati al mondo intero come risoluzione della nostra emancipazione e della nostra libertà, può succedere che non si sappia nulla delle tragedie che altre donne vivono ad un passo di noi, perché è importante non mostrarsi curiose, invadenti; è importante essere superiori, non impicciarsi come facevano le vecchiette pettegole del paese, sedute alla sera in mezzo alla via, a controllare il traffico altrui, e le altrui debolezze.

Viviamo e facciamo parte di un’epoca in cui è così bello e facile “essere tutti qualcuno”, che non ci siamo accorti di essere più nulla. “Siamo tutti palestinesi, siamo tutti francesi, siamo tutti terremotati, siamo tutti massacrati.” Io, non ci ho creduto mai. Perché non può essere vero che riusciamo ad essere così partecipi del dolore di intere nazioni, mentre siamo incapaci di essere partecipi della tragedia che una donna – o una persona – vive a dieci passi da noi.

Il mostro, si sa, non può essere uno di noi. Se così fosse, come si potrebbe continuare a vivere in leggerezza in questi anni pesanti e sfinenti? Meglio allora pensarlo nero, sbandato, senza lavoro ma col wifi e i 35 euro in tasca. Meglio non sapere il suo nome e chiamarlo “quello là”. Da troppo tempo i mostri son quelli che arrivano dal mare, che ci invadono, che ci rubano il lavoro e le donne. Poi col tempo si cambiano le etnie, ma mostri restano senza dubbio alcuno. In principio furono gli albanesi, e poi, via via … il resto lo sappiamo. E quando sembra che tutto non sia proprio così, come ci vorrebbero far credere, basta un attimo: basta far circolare ancora la notizia delle “spose bambine” per riportare l’indignazione di massa là dove deve stare. Lontana da noi.

Ma capita che in Calabria, un uomo tenga segregata una giovane donna per dieci anni, la sposti da una casa all’altra fino a rinchiuderla in una baracca con la catena alla porta. Capita che la violenti, che la sottoponga a torture davanti ai suoi bambini – figli di quelle violenze – che la ferisca, che le strappi la carne e gliela richiuda con la lenza da pesca quando sanguina troppo, che la lasci vivere in mezzo ai suoi stessi escrementi – insieme ai suoi bambini – che ne faccia una schiava, e che renda schiavi anche i suoi figli. Che la tenga isolata dal mondo per dieci lunghissimi anni. Nel silenzio di chiunque abbia intuito, o saputo. Di chiunque non si sia mai posto una domanda su quel bambino che ogni tanto vedeva seguire “suo padre”, sporco, tignoso, malnutrito e abbia girato lo sguardo altrove, per non vedere che il mostro, era proprio uno di noi.

La donna – ragazza- invece no; lei è rumena. Una ragazza arrivata qua perché sperava che noi fossimo meglio di loro.

N.H