Che il governo vi sia lieve!

Cari tutti,

voglio congratularmi con voi per il governo nuovo e onesto che ci cambierà la vita. È stato un lungo e doloroso travaglio, che ha partorito un mostro.

“L’aborto non è un diritto, ma un omicidio” quindi è nato e ce lo dobbiamo tenere e crescere. Spero a lungo, anche perché Montanelli una volta disse che berlusconi sarebbe stato il vaccino contro il berlusconismo, mentre oggi “il vaccino sarà da considerarsi nel caso di un’epidemia”.

La prima cosa più urgente da fare è “tagliare 5 miliardi per l’accoglienza ai migranti”, quindi finiranno per strada nelle nostre città, dove comunque “si dovranno attuare rastrellamenti, se necessario, anche casa per casa.”

Tiriamo tutti un sospiro di sollievo, scordiamoci i diamanti e la Tanzania. Gente nuova o poco usata al governo. Tutti responsabili e soprattutto Savona. Non poteva essere ministro per l’economia, anche se fu bravissimo a truccare i conti dell’Impregilo (so che questo nome non darà ai giovani la stessa nausea che dà a me) ma un ministero gli toccava. Per forza.

Per forza nuova, anche altri sono stati distribuiti a Dio alla Patria e alla Famiglia, cari amici miei “froci, contronatura”. Sembrava un sogno aver raggiunto quel debole livello di civiltà che faceva di chi si ama una famiglia, che ci rendeva tutti uguali davanti all’ufficiale di stato civile o il sindaco che ci univa in matrimonio. Mi consola il fatto che il diritto acquisito non si perde. Forse.

A voi, “gente inutile e parassiti, che puzzate e vivete alle spalle del nord”, cambierà poco e in peggio più che a noi che siamo ariani. Quei pochi euro che cadranno saranno solo quelli con cui questi nuovi e onesti illuminati dovranno ripagare i favori delle mafie. Da voi continueranno a restare “i negri” a fare gli schiavi e lavorare gratis per la ndrangheta, esattamente come ora e forse di più.

In mare la gente continuerà a morire; quel che spero e che – se proprio deve – muoia di naufragio e non perché si “debbano lasciare a morire in mare” o “perché a volte può essere necessario sparare per fermarli”.

Vorrei continuare a scrivere, ma sono arrivata fin qui e mi è venuta la nausea a pensare che tutti i virgolettati sono citazioni di gente che oggi sono i vostri ministri.

C’è da sperare che trovino comode quelle poltrone, e che si ricordino di quanto potrebbe essere facile perderle, per tornare a vendere popcorn allo stadio o a fare una beata minchia in via Bellerio, o saranno i nostri figli ad aver la peggio. Io in fondo avrei voluto morire prima di assistere a questa merda qua.

N. H

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La legittimazione del crimine.

Non mi fa paura quella parte marcia di quest’Italia che supporta uno decerebrato nazista, un assassino fascista chiamandolo patriota. A dire il vero non mi fa paura nemmeno lui, è solo un miserabile idiota integrale che cercava il suo quarto d’ora di notorietà. Invece, mi fanno paura tutti coloro che adattano le loro riflessioni farcendole di “ma” e “però”.

È colpa loro, infatti, se altri, quelli marci, si sentono autorizzati a sventolare una vicinanza politica all’idiota, a cavalcare l’onda dell’odio fascista per correre in questa tornata elettorale, nella quale essere razzisti e fascisti dà valore aggiunto al nulla ed il vuoto che propongono.

La stupidità mi terrorizza perché in quest’epoca in cui si è smesso di pensare, l’unica lotta che si vuole combattere è quella contro un nemico immaginario – di solito nero – e un po’ più povero di noi.

E mi terrorizza il silenzio dello Stato. Non il Presidente della Repubblica, nemmeno un ministro o un suo sottoposto, ha sentito il bisogno di andare a Macerata a far visita alle vittime. Nessuno. Perché siamo in campagna elettorale, e un gesto di umanità e distensione sarebbe stato controproducente ora che la propaganda vincente è quella del razzismo, proprio in virtù di quei tanti “ma” e “però” aggiunti alle deboli condanne contro un gesto abominevole.

Nessuna fiaccolata, nessuna discesa in piazza, nessuna manifestazione di popolo contro il razzismo alla ricerca dell’umanità sconfitta, a lasciarci sempre più soli e divisi tra chi intorno a sé vede solo altre persone, e chi invece distingue tra noi e loro convinto che noi siamo migliori e più meritevoli di vivere.

È difficile ormai comprendere chi sia il nemico, capire da chi ci si debba difendere, perché diventano troppi i “ma” e i “però” che li rendono invisibili. Quando per noia si dà fuoco a un essere umano “ma stava sempre qua davanti al portone”, quando si massacra un essere umano a bastonate “però dormiva nel portone e c’era puzza d’orina”, quando s’incendia un campo rom e muoiono bambini “ma tu non sai la sporcizia che facevano qua attorno”, l’umanità muore due volte per le vite che vengono tolte, e per l’indifferenza colpevole e complice capace di assolvere e sopire ogni coscienza.

E niente, abbiamo perso di vista il nemico da combattere. Perché un fascista schifoso, un criminale nazista finisce in carcere dove è giusto che stia, il dubbioso invece continuerà a guardarsi intorno forse sperando che un altro coglione domani si armi e renda libero il suo portone, il suo marciapiede, la vista dal suo balcone e la sua miseria.

N.H

L’atrocità dei nostri tempi.

Può succedere in questi nostri tempi tecnologici, di connessione tra i mondi, che il nostro vicino di casa tenga una donna segregata in casa, che la riduca in schiavitù, che la renda madre delle sue violenze sessuali, e che i figli avuti debbano condividere con lei le violenze, la segregazione, gli escrementi, i ratti, l’abbandono e il terrore.

In questi tempi di scarpe rosse e fiocchetti colorati, mostrati al mondo intero come risoluzione della nostra emancipazione e della nostra libertà, può succedere che non si sappia nulla delle tragedie che altre donne vivono ad un passo di noi, perché è importante non mostrarsi curiose, invadenti; è importante essere superiori, non impicciarsi come facevano le vecchiette pettegole del paese, sedute alla sera in mezzo alla via, a controllare il traffico altrui, e le altrui debolezze.

Viviamo e facciamo parte di un’epoca in cui è così bello e facile “essere tutti qualcuno”, che non ci siamo accorti di essere più nulla. “Siamo tutti palestinesi, siamo tutti francesi, siamo tutti terremotati, siamo tutti massacrati.” Io, non ci ho creduto mai. Perché non può essere vero che riusciamo ad essere così partecipi del dolore di intere nazioni, mentre siamo incapaci di essere partecipi della tragedia che una donna – o una persona – vive a dieci passi da noi.

Il mostro, si sa, non può essere uno di noi. Se così fosse, come si potrebbe continuare a vivere in leggerezza in questi anni pesanti e sfinenti? Meglio allora pensarlo nero, sbandato, senza lavoro ma col wifi e i 35 euro in tasca. Meglio non sapere il suo nome e chiamarlo “quello là”. Da troppo tempo i mostri son quelli che arrivano dal mare, che ci invadono, che ci rubano il lavoro e le donne. Poi col tempo si cambiano le etnie, ma mostri restano senza dubbio alcuno. In principio furono gli albanesi, e poi, via via … il resto lo sappiamo. E quando sembra che tutto non sia proprio così, come ci vorrebbero far credere, basta un attimo: basta far circolare ancora la notizia delle “spose bambine” per riportare l’indignazione di massa là dove deve stare. Lontana da noi.

Ma capita che in Calabria, un uomo tenga segregata una giovane donna per dieci anni, la sposti da una casa all’altra fino a rinchiuderla in una baracca con la catena alla porta. Capita che la violenti, che la sottoponga a torture davanti ai suoi bambini – figli di quelle violenze – che la ferisca, che le strappi la carne e gliela richiuda con la lenza da pesca quando sanguina troppo, che la lasci vivere in mezzo ai suoi stessi escrementi – insieme ai suoi bambini – che ne faccia una schiava, e che renda schiavi anche i suoi figli. Che la tenga isolata dal mondo per dieci lunghissimi anni. Nel silenzio di chiunque abbia intuito, o saputo. Di chiunque non si sia mai posto una domanda su quel bambino che ogni tanto vedeva seguire “suo padre”, sporco, tignoso, malnutrito e abbia girato lo sguardo altrove, per non vedere che il mostro, era proprio uno di noi.

La donna – ragazza- invece no; lei è rumena. Una ragazza arrivata qua perché sperava che noi fossimo meglio di loro.

N.H

Italia s’è desta!

All’inizio sorridi, poi, in un secondo momento aggrotti le sopracciglia e continui a sorridere; alla fine ti ricordi dell’universo parallelo di cui fai parte, e smetti di sorridere.

Accadeva ieri notte, quando a caldo dai post su Twitter – confermati poi da una rapida occhiata alle testate giornalistiche – comprendevo che l’Italia non parteciperà al prossimo mondiale, e leggevo prima scritto da Salvini, poi dalla Meloni, che è colpa degli stranieri. E poi giù a cascata tutti i tifosi delusi: “non sono razzista, ma sono troppi …”

Troppi stranieri nelle squadre di calcio. Bisogna privilegiare la crescita e l’allevamento dei talenti italiani…

La butto là: approviamo la ius- soli e rendiamo multietnica la prossima nazionale di calcio…

Ops, che sciocca, non è così che funziona. Avevamo già l’italiano Balotelli, ma i tifosi facevano “Buuuu.”

E no cari miei, mi vedo costretta di contraddirvi. Il problema non è legato allo sport, è sempre la solita vecchia storia di due imbecilli razzisti o fascisti che sanno cogliere l’occasione giusta per gettare l’esca nel mare della stupidità … e qualche pesce abbocca!

N.H

Quanto è inutile scrivere quando sai che la gente ha smesso di leggere!

Sto cercando di scrivere una cosa che continuo a cancellare, non perché non abbia il coraggio delle mie parole, quello non mi è mai mancato, ma francamente lo dico: sono stanca e stufa di ricevere messaggi e e-mail insultanti, traboccanti offese e minacce astratte da chi ha deciso di farsi fottere l’ultimo neurone dalla propaganda nazifascioleghista.

Volevo scrivere che ho rilevato una cosa: più aumentano le notizie delle donne violentate – magari – dallo straniero, meno si parla della situazione dei migranti abbandonati alle armi della Libia. Più i giornali spazzatura inoculano il virus del terrore di camminare per strada, meno si parla delle aggressioni razziste che si ripetono, in questi nefasti giorni in Italia. Più si divulgano agghiaccianti accadimenti, che di nero ha solo la cronaca, meno attenzione si presta ai rigurgiti nazifascisti che ormai son diventati grandi e schifosissime vomitate.

Le associazioni umanitarie lasciano obbligati i mari dove le persone in fuga moriranno, il silenzio calerà sulle stragi a venire. Probabilmente non avremo più piccoli cadaveri di bimbi adagiati in riva al mare a far scuotere l’ultima coscienza sopita, e a quel punto – forse – le donne violentate torneranno ad essere centrali nel racconto della lordura abominevole dell’essere umano. Ma anche in quel caso, parlarne, non servirà certo a darsi le risposte giuste per sanare lo scempio.

Volevo sapere e chiedere se anche a qualcuno di voi capita di restare senza parole davanti a quelle di altri, lasciate andare con estrema superficialità a commento degli articoli di “giornale”, che sembrano essere scritti col solo intento di attirarle tutte a sé, che più ne vengono e meglio è. La pena di morte! In questi giorni l’ho letta così tante volte che, ogni volta mi svuotavo un po’. Così, per capire, son partita da Ilaria, che con veemenza commentava “il branco di Rimini” – che se proprio non lo si poteva mandare in Polonia (e non capiva nemmeno perché) allora si poteva sperare che venissero giustiziati da altri carcerati, nelle patrie galere.

Volevo scrivere a Ilaria che non è il colore della pelle a fare di un uomo un criminale. Ma è stato solo un attimo, il tempo necessario a due click per arrivare al suo profilo e vedere il suo bel faccino sorridente a lato della sua immagine di copertina. La scritta nera su sfondo grigio: “Stay Human – Restiamo Umani”.

Sto cercando di scrivere una cosa, in qualche modo l’ho fatto smettendo di cancellare. Ma quanto è inutile scrivere quando sai che la gente ha smesso di leggere?

N.H

Le “minacce” del sig. D.S (sic!)

E niente, anche se non ne avrei voglia, scrivo. Pazienza l’esasperazione, al diavolo la stanchezza, ignoro l’ultima notte in bianco. Ma devo scrivere. Urge un bel chiarimento, un altro. Perché devo una risposta al Signor Dario S. che, scrivendomi un’e-mail, mi dà della “buonista del cazzo” e “amica dei terroristi” minacciando di smettere di leggermi e seguire il mio blog “togliendomi così il pane dalla tavola” (sic!) se non mi affretterò a prendere posizione “contro l’attentato di Madrid” (arisic!).

Dall’esasperazione non mi sono lasciata vincere, e dalla stanchezza ho trovato un po’ di forza, ma con l’afa e tutto il resto come vorrei continuare a star qua a oziare, a pensare alla parmigiana che vorrei fare per cena, a farmi la manicure, a giocare a scacchi…

Dario S. carissimo, l’ultimo attentato è stato a Barellona, anzi no. L’ultimo è stato a Turku, ma non si faccia sviare dal suono. Turku è in Finlandia. È successo due giorni fa, ma già non se ne parla più. Non fa notizia. Per i giornali c’era più roba a Barcellona, tanta roba. Ed è più appetibile per gli avvoltoi, tra sangue innocente e storie d’amore e di morte su cui ricamare. Le chiedo gentilmente il permesso di prendere posizione anche per l’attentato di Turku, quindi. Non si dispiaccia, è che da sempre ho detestato ogni gesto teso ad utilizzare il terrore come merce di scambio; il solito baratto con la nostra libertà.

Già che ci sono, nonostante l’esasperazione, il mal di testa, l’afa, i capogiri e il sonno che vorrei fare, in altri tempi le avrei chiesto di spiegarmi la relazione che intercorre tra l’accoglienza di povere anime a cui con le armi e le razzie l’Occidente nega la vita, e la nostra colpa morale per l’attentato di Barcellona. Ma i tempi son cambiati e io, onestamente, mi sono rotta letteralmente le scatole. Sì, non ne posso più.

Sono giunta alla conclusione che la colpa definitiva di tutto questo impoverimento culturale, sia l’eccesso di intelligenza. A colpi di tastiera tutti si sentono in diritto di esibire la propria, senza modestia e senza ritegno.

Nessuno ha voglia di sapere perché sa già tutto. E senza alcun pudore, si sventola con arroganza ogni forma di ignoranza.

Nel corso degli anni ho visto atei che si proclamavano comunisti difendendo le “origini cattoliche”, ho anche letto recentemente una convinta salutista vegana domandarsi perché non avrebbe dovuto servire del prosciutto al fidanzato della figlia, onnivoro ma musulmano. Ho letto le sue precise rimostranze sulla disparità di trattamento tra i poveri africani e i poveri italiani. Non leggo più domande sull’argomento, non ce ne sono più. Un po’ come se dicessi che i cattolici hanno tutti gli occhiali perché si sono masturbati in giovane età, per altro desiderando donne già sposate con altri uomini, e avessi la pretesta di far passare queste affermazioni intelligentissime, come se fossero un trattato di teologia.

Vorrei chiarire un passaggio: io sono agnostica, e quindi per me non vi è alcuna differenza tra persone che praticano religioni diverse. Le rispetto tutte in egual modo sperando di contro che anche il mio agnosticismo lo sia. Non penso ci siano degli Dei malvagi, ma sono certa che ci siano uomini malvagi. Non credo che la malvagità sia prerogativa di una particolare etnia, ma di tanta umanità.

Ora però, sarà per via dell’esasperazione, ma io non ho più voglia di discutere sull’ABC della vita. E soprattutto non ho più voglia di risponderle, Dario S. mio ex lettore. Si allontani di fretta dai miei scritti, lasci pure il mio blog e viva sereno, io non avrò mai nulla da dire su nessun attentato, semplicemente perché non penso di poter aggiungere nulla di utile né al dolore, né allo sdegno. Mi affiderò come sempre alla decenza del silenzio, dato che non ho Dei a cui rivolgermi, né vorrei trarre cibazione dal sangue altrui.

E a proposito, il pane in tavola non mi mancherà. Non le sembrerà vero, ma ho fatto in tempo a mettere al mondo tre figli che sono già bei grandi. Se un giorno non dovessi più riuscire a comprarlo, ci penseranno loro.

N.H

Il massacro dell’Umanità

Ho discusso ieri con un esponente PD, che in merito alla preoccupante dechiarazione della sindaca di Codigoro, sulla proposta di alzare le tasse a chi ospita rifugiati, aveva cercato di giustificare (!) con tono paternalistico l’ennesima caduta libera del suo partito.

A dir il vero non posso dire d’aver discusso; ho espresso sinteticamente il mio pensiero lasciando a lui la vittoria per abbandono. Che io con i cretini non ci voglio più perdere tempo.

Noi ridiamo; facciamo satira e ridiamo. Ma ridiamo per legittima difesa.

Quando il riso finisce resta il dovere di tornare seri, e spiegare con quel poco di voce che ci è rimasta che il fascismo non è più latente. È tornato nella sua forma peggiore con l’arroganza di un potere inetto e ignorante che non rispetta più nessuno, nemmeno il buon senso. Ed è umanamente massacrante assistere, totalmente impotenti, all’egemonia culturale di destrsinistrcentro imporsi incontrastata sul tema migranti.

Prevale l’odio, l’ostilità, la paura, l’intolleranza, i porti chiusi, i numeri chiusi, i muri, i militari ai confini, l’idea delirante di aiutarli nemmeno più “a casa loro”, ma sulle barche loro lasciando che la morte li raggiunga. E soprattutto prevale quel “loro” contrapposto a un “noi” che è un’invenzione, che è già intrinsecamente razzista, disumanizzante, incapace di empatia come questa era in cui i lutti e i traguardi si celebrano in tempo reale, si condividono in prima pagina ma, temo, si vivono sempre meno, perché sempre meno si riconosce l’umanità dell’altro, di chi scompare o trionfa; e ne resta un’immagine, una foto simbolo, un tweet sagace, una polemica televisiva, uno slogan pubblicitario, un marketing dell’umanità che rivolta lo stomaco con tanto di conati.

Non è solo l’autoritarismo che ritorna nei volti osceni di Trump, Erdogan, Putin o Maduro, nelle loro minacce che sempre più sembrano quotidianità, nella loro intolleranza fatta sistema. E non è nemmeno il conservatorismo sempre più bieco delle destre Occidentali. È anche, forse soprattutto, l’incapacità di immaginazione, slancio e visione delle sinistre, dei “progressisti” che parlano proprio come loro, quelli che dovrebbero stare dall’altra parte e sì, dovremmo – e scusate il “noi” – combattere come si combatte un avversario e un nemico; altro che la “post-ideologia” del volemose bene, del dialogo a ogni costo.

Quando un rappresentante dello Stato e delle Istituzioni ha il coraggio arrogante di dichiarare il suo nazismo con assurda spavalderia, dovrebbe essere costretto alle dimissioni dai vertici del partito a cui appartiene. Dovrebbero essere le istituzioni a correggere loro stesse, a recuperare credibilità, a chiedere scusa alla popolazione che rappresentano. Ma è utopia, lo capisco da me. Perché il risultato è questo: ognuno si fa i cazzi suoi, per un pugno di elettori nel giardino di casa propria. Lo dico con la pena nel cuore e nel cervello, ma a questo punto meglio il multiculturalismo di uno Zuckerberg o qualsiasi altra piattaforma sociale. Meglio quello di un’Europa incapace di qualunque cooperazione umanitaria reale, che sfondi una pagina di comunicato stampa. Meglio il dominio dell’algoritmo che un mondo fatto di uomini altrettanto macchine – e chissà se una qualunque intelligenza artificiale, per quanto scema, farebbe morire tutti gli esseri umani che sono morti e continuano a morire, in questi mesi e anni, per mancanza di intelligenza naturale.  

A noi forse è meglio che resti la voglia di ridere, di allargare le braccia, di farsele cadere perché non c’è il tanto nemmeno per combattere seriamente. Perché ormai è inutile ricordare che è esistito solo un modo per combattere e vincere il fascismo, e chi se lo ricorda perché l’ha vissuto o solo studiato seriamente quando i libri di storia avevano ancora un’utilità, è troppo vecchio o male in arnese.
Possiamo esigere, anche ridendo in faccia a questi ignoranti rimbecilliti dal potere, che stiano zitti o che tornino ad una parvenza di serietà. Perché un conto è l’imbecille che scrive sui Social Network o chiacchiera a vanvera al tavolino di un bar, un altro è quando a palesare la sua stupidità è un rappresentante delle istituzioni. Ma anche questo è difficile da spiegare ormai, quando i “supporters” di questo o quel babbeo, anziché porsi una domanda e darsi una risposta, ti apostrofa con “stai sempre a far le pulci per un errore di italiano, o per un lapsus”.
Eh no, non è così riduttivo! Se a voi sta bene Napoleone ad Aushwitz , le mamme fattrici dell’italica razza, l’alternanza scuola lavoro, l’abrogazione del reato di apologia di fascismo perché liberticida (sic!) e tutte le altre porcherie dette o approvate negli ultimi anni (tengo fuori il sessismo e il razzismo per non ammorbare nessuno) preparatevi al futuro, perché sarà qualcosa che surclasserà il peggio che stiamo vivendo. E già oggi trovo assai più autorevole il mio fruttivendolo di questa manica di imbecilli fatti fascisti solo dalla loro miserabile sete di potere. La politica è altro. La politica dovrebbe essere a nostro servizio, e non il contrario.

 

N.H

 

Ius soli. 

Avrei una domanda (a mo’ di retorica, giusto per restare in tema) per tutti gli italiani (razzisti, xenofobi, ignoranti e poco informati) che da giorni vomitano veleno dal basso delle loro tastiere, contro la riforma del decreto sulla cittadinanza: “vi siete presi il tempo (3 minuti sono) della vostra miserabile esistenza, per leggerlo?”Faccio questa domanda perché non trovo altra spiegazione plausibile alle vostre stupide razziste e ignoranti dichiarazioni/reazioni. E la cosa ancor più tragica è che a giudicare dalle prese di posizione di certi deputati della Repubblica italiana, e anche qualche ministro, è legittimo pensare che non l’abbiano fatto nemmeno loro.

Per quanto mi riguarda, ho deciso di considerarmi culturalmente e mentalmente “anziana”, ed arrogarmi il diritto che solo un anziano può avere: “Sfancularvi” tutti, rompendo tutti i freni inibitori, scordando qualunque forma di educazione e cortesia, mettendo da parte qualunque formalismo. Perché temo che a furia di coniare neologismi divertenti o eleganti come “analfabeta funzionale”, o “leone da tastiera” molti non siano più nemmeno in grado di percepire il giusto insulto: coglioni!

Non vi farò il favore di riassumervi il decreto legge in discussione, perché pure questo è sbagliato. Dovete impegnarvi, dovete imparare a parlare dopo aver appreso l’argomento, dopo averlo letto oltre il titolo. Dovete recuperare quel minimo di dignità che potrà impedirvi figure di merda colossali.

Tu, ministro di questa Repubblica in disfacimento, che scrivi di non volere “trasformare l’Italia in una sala parto dove basterà fermarsi 24 ore per partorire un italiano”, dovresti essere licenziato all’istante per giusta causa, perché se non sai di cosa stai parlando, vuol dire che il pane che ti ingrassa te lo stai rubando; se invece menti spudoratamente, fregandotene di apparire un cretino, perché tanto è solo per colpa di altri cretini che stai seduto comodo a “fancazzo” da mane a sera, dovresti essere almeno condannato ai lavori forzati. Perché sei deleterio. Sei una sorta d’arma impropria che mina la già labile mente di chi non sa più né leggere, né scrivere.

Ho deciso che non voglio e non posso più fare finta che sia normale, che chi sbatte sui social le logiche deduzioni del piano Kalergi sulla sostituzione della razza, insinuando sfumature “sciechimichiste” e “rettiliane”, con qualche piroetta “antivaccinista” debba essere trattato con gentilezza ed educazione, mentre parla a vanvera di una legge che in fondo, la civiltà, la rasenta appena. Ho imparato tempo fa che le parole sono importanti, e per arrivare là dove hai deciso di inviarle, esse debbano essere semplici e leggere.

Ecco, leggete! E se non capite, chiedete, chiedete e informatevi cazzo, non costa niente. Vi assicuro che accade una cosa bellissima quando si scopre di non sapere: si ha voglia di imparare. Imparare è gratificazione, è ricchezza, è crescita. Ogni cosa in più che impari è un pezzetto di libertà in più conquistata; anche quella di poter gridare: “Ma quanto sei coglione?”
Con affetto,
N.H

Affanculo il titolo 2

Sono incazzata, schifata e anche indignata. E più sono incazzata più mi butto a fare di tutto anche l’inutile, come se il continuo movimento e affaccendarmi dietro a mille cose che riesco ad inventare dal nulla potesse evitarmi di pensare. Sono incazzata, oggi. Incazzata. Era una sensazione diffusa e ben indistinta di fastidio e poi mi è venuta spontanea questa affermazione/constatazione quando mi sono ritrovata a camminare a fatica, con le gambe molli e la faccia bagnata da una pioggia che pur essendoci non c’era. Avrei voluto che ci fossero anche lacrime, ma non riuscivo a fare altro che pensare che non sapevo nemmeno più il tempo che il freddo, la pioggia e il freddo accompagnavano le mie giornate. Possibile che il clima e la stagione possa influenzarmi in ‘sta cazzo di maniera? E non è solo quello. È che sono i giorni del troppo, dopo il troppo di troppo tempo che arranco le giornate. E stamattina ho perso il pullman che avrebbe dovuto portami in stazione ferroviaria e la macchina è in stazione ferroviaria… ed è una continua fatica enorme correre, ed ogni minima salita diventa un everest da scalare, ed ogni imprevisto, difficoltà, stortura una maledizione. E all’università inseguire tre lavori insieme e saltellare tra aule e ufficio alla ricerca delle slide perduti. Incazzata con me stessa per l’atteggiamento negativo e non riuscire ad uscire dal circolo vizioso dell’inutile lamentazione. E poi camminando sentire questo gran bisogno di piangere e ingoiare lacrime e rabbia per aver voglia di lacrime e più ingoio più mi incazzo. E poi casa. Casa. Per un attimo sublime sento la leggerezza di essere a casa. Del venerdìsabatodomenica e del mio tempo che passa come voglio io e non come mi impone il mondo. E mi metto a fare cose con un accanimento da ossessione. E mentre cucino tre tipi di verdure diverse per poi mescolare il tutto dopo essere riuscita a farmi esplodere in faccia un pomodoro bollente. Pulisco il bagno, spolvero sala, stendo il bucato, mi taglio il pollice affettando la cipolla, ascolto non so nemmeno cosa alla tv, disfo la spesa e metto via la roba, mi scotto il dorso della mano togliendo il coperchio bollente della pentola, parlo al telefono. Insomma la classica giornata dove non c’è nulla che va dritta al primo colpo. E la testa viaggia per conto suo. Mi rendo conto che mi sto scrivendo, penso come se scrivessi e mi sento ancora più incazzata perché mi manca il mio scrivere. Le parole che fluiscono da me allo schermo e ritornano a me ripulite dallo sporco della mia anima nera. Quanto tempo è che non lascio uscire se non per brevi singulti le storie che ho. Ne ho bisogno. Ne ha bisogno il mio equilibrio. E non importa se dormo male, non importa il sonno. Le mie storie sono importanti e devo riprenderle. Sono in un luogo di me che mi fa male, che è ancora dolore, ma finché le lascio ad imputridire nell’oblio dell’indifferenza faranno sempre più male. Riprendere a scrivere per scrivere, senza cercare immagini, musica, forma, colori e nemmeno aggettivi e abbellimenti. Raccontare e raccontarmi. Di nuovo e come fosse per la prima volta.
N.H 

Come è triste Venezia 

Vorrei tanto meravigliarmi, chiudere gli occhi aprirli e realizzare che si stratta di un incubo, una fake news come tante, ma così non è, perché questa è la nostra realtà, una realtà dove l’indifferenza fa da padrona. Una specie di mutazione genetica nel nostro DNA che ci porta a girare dall’altra parte quando qualcuno ha bisogno. Meglio non interessarsi, meglio girare l’angolo e andare via.
L’interesse però si trova per condividere con amici sui 100mila social che fanno da specchio alla nostra misera realtà.
Il fatto in sé non ha nessuna importanza, non importa che stia morendo un persona, ha più importanza condividere e divulgare l’indifferenza e il massacro dell’umanità.

Che tanto, che vuoi che sia, è un migrante, meglio così perché come si dice adesso “uno di meno” o  “prima gli italiani”.
Vorrei ricordare ai tanti indifferenti che in quel tratto di laguna, a Venezia, c’era solo un ragazzo di 22 anni che è arrivato al gesto estremo del suicidio per un permesso di soggiorno non concesso e lo spauracchio del ritorno in una terra dalla quale era appena fuggito.
E vorrei ancora e altrettanto meravigliarmi, ma non non ci riesco perché queste sono notizie che è meglio mettere sotto lo zerbino, che politicamente fanno perdere voti.
Cosa siamo diventati? Cosa diventeremo ancora? Che società è quella che guarda morire un ragazzo in acqua mandandolo in mondo visione?
Lo abbiamo ignorato, abbandonato, non solo in acqua anche in quella che qualcuno definisce la sua realtà, il world wide web.
Stiamo assistendo alla decadenza della civiltà, all’uccisione dell’umanità e ci navighiamo in mezzo condividendola con un click.
N.H