Semplice

Immagine 1186Semplice.
Come il gesto di lavarsi le mani e lasciare che l’acqua scorra a trascinare via polvere e sapone.
E profumato.
Come la maglietta pulita che accarezza la pelle nelle mattine ruvide di sonno e d’inquietudine.
Il sorriso del gelsomino mi accoglie sul balcone con la promessa di fiorire, presto, domani o dopodomani o il giorno dopo ancora, ma presto, prima di quanto immagino ed improvviso e sarà una risata di piccoli bianchi segni nel verde scuro ed intenso ed un profumo da non credere.
Da non sapere spiegare con parole.
E non bastano le parole per descrivere attimi ed anni.
I giorni rimbalzano le loro monotone ore come il gioco della palla contro il muro.
Inconsapevole un colpo più forte o più debole cambia il ritmo, la traiettoria si modifica e la palla sembra disegnare nell’aria ghirigori fiabeschi.
Poi.
Poi rimbalza calma ed il ritmo diventa abitudine fino al prossimo sbaglio del destino.
Fino alla prossima deviazione.
E la deviazione non è destino.
Non accade dal nulla e non mi cade addosso.
La deviazione la provoco io.
La costruisco con un colpo sbieco e cercando di mirare un punto preciso.
Non importa la precisione.
Importa provare.
E provare.
E provare ancora.
Fino a quando la palla colpisce esatta e precisa quell’angolo di muro segnato di rosso.
Rosso come il sangue.
Troppo facile dire rosso come il sangue.
Più difficile immaginare il rosso nel grigio dei cieli di questa terra di pianura.
I rari rossi tramonti incendiano in una vampa inaspettata il muro calcinato dal tempo e dall’umido.
E l’oblio abbraccia la pigrizia in un valzer di richiami ad un tempo che pur essendo già stato, sarà ancora, e bello.

Semplice.
Come una giornata di sole.

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