Autoanalisi

Ora vieni qui. Fermati.

Anche questa è casa tua… certo l’hai un po’ trascurata, alcune foto nemmeno si vedono più… come se prima di andartene tu avessi tolto i quadri dalle pareti… chissà quali ti sei portata via, scommetto che nemmeno te lo ricordi, o forse non lo sai. Non importa.

Siediti e raccontami, che tu mica me la racconti giusta. Sai che a me puoi dire tutto, anche mandarmi a cacare se vuoi, tanto la forza per romperti gli zebedei la troverò sempre, anche quando sono stanca morta. E sai perché? Perché io a te ci tengo… ti faccio arrabbiare, sono severa, non ti perdono niente, ma so quanto vali e quanto meriti.

Quindi, cara mia, svuota il sacco.  Credi non mi sia accorta della tua inquietudine e del tuo malessere? Fingi di non darci peso, ma in realtà ne dài eccome, fin troppo direi. Metti a riposo quel dannato criceto nella tua testa, una volta per tutte. Abbattilo! Cerca di essere leggera.

Le cose hanno preso una piega che non ti piace, inutile negarlo, lo so perfettamente. Questi sbalzi di umore che non appartengono alla tua natura hanno una sola motivazione: non sei serena. Qualcosa ti disturba. Ma tu, dimmi, che vuoi veramente? Quattro parole, spesso prive di sostanza, qualche sorriso, qualche confidenza, quando c’è tempo, senza impegno? Perfetto per chi prende la vita come viene, per chi vive in superficie, per chi non investe nulla di sé. Ma tu, per come sei fatta tu, che se non spacchi un capello in quattro non sei a posto, come hai potuto pensare di continuare a stare bene?

Puntavi alla fiducia, quella che hai perso molto tempo fa, la volevi recuperare, lo so. Non ci sei riuscita, è vero. Ma non incolparti per questo, evidentemente chi sta dall’altra parte non si è poi dato da fare così tanto per fartela ritrovare, non credi? Smettila di mettere in discussione sempre e soltanto te stessa. E poi dai ammettilo: su quante cose hai sorvolato? Quanti fastidiosi dettagli hai solo sfiorato per timore di approfondire? Fai come le famose tre scimmie: non vedo, non sento, non parlo.

Eh no cara mia, io a volte non ti riconosco proprio, questo significa fare come gli struzzi che mettono la testa sotto la sabbia. (Perdona i riferimenti agli animali). La tua grinta, la tua determinazione, la tua lingua biforcuta, dove diamine le hai messe? In letargo forse?

Sai che c’è’? Tu hai una paura fottuta. Di cosa? Ora te lo spiego.

Tu hai il terrore di dover riconoscere che gli avvertimenti ricevuti già molto tempo fa sono fondati, che tradotto significa ammettere di avere preso un abbaglio grande come una casa. Stupida.

No scusami, ho esagerato. Non è vero che sei stupida e non è nemmeno vero che hai travisato. Quello che c’era da capire, l’hai capito benissimo. Ed era tutto vero e anche bello… tanto tempo fa, però.

Hai creduto di potere accettare un passato su cui sapevi perfettamente di non poter sorvolare. Il limite è tuo, renditene conto.

Si trasforma tutto, le cose, le persone, i sentimenti… anche tu sei cambiata tanto sai. Non in meglio, te lo devo proprio dire. A forza di giustificare, di accettare compromessi per il quieto vivere, ti sei persa. Per troppo tempo hai messo al centro della tua vita gli altri con le loro richieste, le loro esigenze. Nessuno si è fatto tanti scrupoli e tu ti sei lasciata prosciugare, per troppo cuore, per troppo senso del dovere e della responsabilità… ecco perché ora ti ritrovi in questo stato dove proteggersi e diffidare sembrano essere diventati il leitmotiv delle tue giornate.

È tempo di cambiare registro cara Fuochina, riprenditi il tuo posto, che sai dove sta? Al centro, guarda un po’ non un centimetro più a destra, non uno in più a sinistra.

Circondati di persone che aggiungono e non di persone che tolgono.

Spazza via la cenere e attizza il fuoco… scaldati e abbi cura di te.

N.H

Sogni d’oro.

Arrivo, finalmente. C’è il mondo. Un’infinità di persone in fila. La faccio anch’io, in ordine, paziente attendo il mio turno.

Si dice che in questo luogo, laggiù allo sportello, si possano acquistare i sogni. Me l’hanno detto, mentre passavo per la via. La coda è infinita. Il tempo non mi manca, e non ho sogni in tasca, così devo aver pensato, quando senza accorgermi mi sono messa in fila silenziosa.

Si avanza, ogni tanto, con calma, nessuna spinta, nessun lamento, e stranamente nessuno che cerca di scavalcarti.

Guardavo intorno ed ogni tanto indietro, la fila cresceva a vista d’occhio, ed ogni tanto, un passante c’interrogava sul perché dell’attesa.

”È la fila per i sogni ” disse un uomo … “In quel sportello si possono acquistare” … “Non sono per niente cari” … “A me han detto che basta volerli”, ribatte un’altra donna.

Io sto in fila, che ci perdo?

Si sentiva nell’aria, l’emozione di tutta quella gente, pronta ad acchiappare la speranza, il desiderio, la gioia… e una strana eccitazione incominciò a pervadere anche me. Ad ogni passo che facevo mi sentivo sempre più agitata, sempre più ansiosa, fino a quando capii che altro non era se non il non sapere che chiedere, quando terminata l’attesa mi sarei presentata allo sportello.

È vero! Accidenti! Che sogno vorrò fare?

Iniziai a pensare che un sogno, un desiderio, una speranza, doveva essere per forza qualcosa che mi mancava, ma al contempo doveva essere qualcosa che davvero potesse portare un cambiamento nel mio animo, e nella mia vita.

Ma già avevo fatto altri tre passi, ed ancora non avevo fatto alcun progresso nella ricerca.

Avrei chiesto la felicità. Ma era un sogno irrealizzabile. Sarebbe stato solo un momento, qualcosa o qualcuno poteva immediatamente farla svanire…

Avrei chiesto l’Amore. Ma no! Mi dissi, ne ho dato, forse ne ho anche ricevuto, ma dopo sfugge, affievolito e stanco, magari vorrebbe anche resistere ma alla fine va …

Si avanza, altri due passi, le teste davanti a me ondeggiavano, riuscivo a cogliere gli sguardi, persi come il mio, dietro ad un turbinio di pensieri, che sembravano quasi interrompere quella calma e quel silenzio paziente di chi, come me, attendeva il sogno della sua vita, con fremiti e sorrisi.

Mi riconcentrai, e ripresi a pensare.

Accidenti, cosa mi manca? Mi dicevo, quasi come una cantilena infantile, cosa mi manca?

La serenità! Chiederò la serenità … Non sarebbe stato un sogno, e poi vola via. È solo una sensazione, effimera… La ricchezza? E che me ne farei, ho già ciò che mi basta, non mi occorre di più.

Ne è passato di tempo. E sono ancora in fila.

Ora vedo le persone che a mano a mano vengono via dal negozio dei sogni, hanno tutti una luce che brilla negli occhi, hanno quella ricchezza in più, un sogno da fare.

Ci sono, quasi. Oramai manca poco, e mi rimprovero, non ho molto tempo per pensare, ed accelero, recitandomi la litania…Cosa mi manca? Cosa mi manca? Cosa…

Da dietro lo sportello, m’investe e mi accoglie una gentile persona con grande e soave sorriso.

Buongiorno, mi dica il suo sogno?

Vorrei saper sognare.

N.H

E se domani…

Ed è arrivato, ce l’hanno dato. QueI tempo tanto desiderato di cui sentivamo il bisogno, le pause e lo stop dall’infinita catena di impegni e doveri. Un tempo lungo e incerto, spravvenuto senza preavviso e senza richiesta, da spendere pressoché in solitudine. Ma non c’è da temere, ci sono i social network pronti a prestarci soccorso. I cantanti, gli ‘artisti’, i giuitti dell’intrattenimento di ogni tipo, spammano dirette quotidiane, di ore e ore, da seguire da casa sui nostri dispositivi, per sentirci più uniti e più vicini.

Il web invaso da tutorial su tutto lo scibile del fai da te, in tempi brevi (come se il tempo mancasse), con grande facilità. Una torta paradiso per digerire l’inferno, un make-up di tendenza per mascherare l’abbruttimento, un Tik-tok ad hoc per divertirsi un poc, e app per dar via i ciapp.

Una grazia per quelli che si indignavano per i palinsesti pubblici deserti, per i reality, i talent, i talk, il campionato e i tornei annullati.

Attenzione, questo correre ai ripari dal tempo, un horror vacui tutto nuovo, è lo stesso principio delle folle in fila ai supermercati a fare scorte di pasta e scatolette, e che sono stati tanto messe in ridicolo.

Eppure la scorta, non solo di cibo, la si sta facendo un po’ tutti. Si è inquieti lo stesso, di più, si è a nervi scoperti. Con mal di testa allucinanti e un telefono bollente tra le mani. No, non è la smania giovanile dello sfogo fisico di cui parla qualche giornalista, evidentemente senza figli. O perlomeno non è solo quella. A casa attaccati al cellulare ci stiamo lo stesso anche senza una pandemia in corso.

È invece la difficoltà a rimanere soli con sé stessi a guardarsi, a specchiarsi nel silenzio di un pomeriggio tranquillo, e ad ascoltarsi, finalmente, a dialogare coi genitori, fratelli, compagni. Iniziare ad ascoltarsi e ad ascoltare gli altri si fa fatica, più di guardarsi una serie tv; tira fuori uno a uno nodi intricatissimi lasciati nascosti sotto a un tappeto.

Una volta tirati fuori i nodi, poi, non sai più come scioglierli; per quello ci vuole altro tempo, un tempo diverso. Mi lamento allora con un’amica di questa pesante quarantena e lei mi dice ‘Ma come, eppure io ci vedo del bello. Sento il silenzio delle strade e il cantare degli uccelli, da quanto tempo non lo sentivo’. Allora io il canto degli uccelli non son più capace di sentirlo e sento solo il rimbombo delle sirene delle ambulanze, delle chat, del notiziario che vuol farmi sentire orgogliosa cittadina, fiduciosa persona. Ma io davvero cosa sento ancora? Di preciso non lo so, ma di certo qualcosa sta cambiando dentro di me. Di certo non sono e non sarò più quella di prima. E di certo non sarà semplice far emarginare questa cicatrice.

Vorrei invece pensare che ci sarà, al di là di questo cauchemar, un tempo maturo per ricominciare, proprio dove mi ero fermata; un nuovo pezzo di vita e di strada, con la consapevolezza che tutto ciò che è di meglio e buono, sono là ad aspettarmi.

N.H

L’entusiasmo è il fascino che ci tiene desti nelle notti profonde, nonché l’incanto che la mattina ci desta dal sonno.

Un occhio al passato e due al futuro.

Se volessi scrivere la mia vita in un libro, mi piacerebbe che alla fine somigliasse a una commedia di Wodehouse.

Se dovessi colorarla, sicuramente la farei tutta biancoceleste.

Se ci potessi mettere una musica di sottofondo, probabilmente sceglierei i Genesis.

E se avessi uno scopo, sarebbe quello di far felici le persone che Amo.

A cinque anni

Ero una bambina felice, coccolata da una tribù di parenti e fratelli con cui giocare e comandare (sono del capricorno🤫).

La musica da ballare era tanta, immaginando che sarei diventata una grande ballerina. Ero già stata all’opera una volta e, ovviamente, ero già una sognatrice.

A dieci anni

Avevo già iniziato la mia collezione di libri, in loro trovavo rifugio, avevo tante storie da vivere, tra le più belle: essere strega o principessa. Ero già una protagonista e avevo già incontrato l’Amore, ed anche la Morte si era fatta viva, portandomi via la mamma, ma ancora non conoscevo il vero significato di nessuna di queste due cose.

A quindici anni

Avevo scoperto di essere una filosofa e avevo in mente un sacco di idee, fantasie e tanti Amici: nuovi, vecchi, appena arrivati e tornati dopo tanto tempo. Fra i gruppi troskysti nelle assemblee avevo scoperto di essere molto meno di destra di quanto avessi mai pensato.

Giocavo a tennis in media 5 volte a settimana, anche se cominciavo a capire che qualcosa di più bello del tennis poteva anche esserci, i cavalli ad esempio. Cavalcare era un’ottima terapia per domare i miei istinti selvaggi.

Sapevo di greco e di latino più di quanto avrei mai saputo in vita mia, ascoltavo i Genesis, i Pink Floyd e i Queen fino allo stordimento. La rabbia e la sfida erano i leitmotiv che alimentavano la mia sete di sapere e crescere.

A vent’anni

Era giunto il momento di voltare pagina. L’Addio al Passato, alla Morte, agli Errori e Orrori… La grande voglia di stabilità, luoghi fissi, famiglia e figli, il desiderio di un nuovo punto di partenza, la riconciliazione col mio IO ribelle e ferito. Il grande passo verso un matrimonio, mai benedetto.

A venticinque anni

La morte bussò di nuovo: perdo l’Amica del cuore, e subito dopo, la raggiunge anche il mio babbo. Il buio. E anche quello ti fa capire che la filosofia è bella, ma la vita è ancora più bella. Mai dire mai al mondo. E da filosofa sognatrice sono diventata la madre che non ho avuto il privilegio di godere.

Le responsabilità non sono mai mancate nella mia vita, scopro che anche rallentare è un ottimo modo per trattenere coi denti l’esistenza.

A trent’anni

Il tempo della presa di coscienza. La vita e la contingenza hanno saputo domare i miei istinti selvaggi. Ho fatto in tempo a capire e sapere che vivere equivale ad Amare, e se manca l’Amore manca tutta la Vita.

Ho cercato consiglio percorrendo il Sahara, attraversando deserti e scavalcando montagne. Sono sempre stata appressa a tante domande. Quando penso di essere diventata grande mi accorgo che ancora aspetto con ansia l’uscita mensile di International e che la cosa che mi fa più perdere la calma è seguire una partita di tennis. No, decisamente non sono ancora del tutto matura.

A trentacinque anni

Il cambiamento. Quello radicale. La mia strada prende una nuova svolta; giungo convinta alla decisione di separarmi: mandare a monte il mio matrimonio è risultato essere la cosa più giusto che io abbia mai fatto in vita mia.

Nel frattempo i figli sono cresciuti. Ho concluso i miei studi. Ho pubblicato anche i miei racconti e da lassù penso proprio che la mamma e il babbo siano fieri di me.

A quarant’anni

Continua la ricerca di stabilità. Di equilibrio. Punti fermi e fondamenta su cui poggiarmi per non cadere. Certe ricerche sono a tempo indeterminato…

Avevo aperto di nuovo le porte del cuore, pensando che quella roba potesse essere vero amore… e invece c’è chi l’Amore lo fraintende e lo interpreta a propio uso e consumo, tradendone i principi fondamentali.

La vita non finisce di darmi lezioni preziose per fortificare la mia determinazione a voler raggiungere le più alte vette dell’apprendimento… e poi? Eh, love is always in the air…

A quarantacinque anni

Non tutti i mali vengono per nuocere. Grazie all’esperienza, giro la boa col vento in poppa, tesa più che mai ad affrontare da vincente anche le onde più alte.

Ho imparato a non farmi spaventare dalla paura.

Oggi;

Sono abbastanza grande, ma diventare adulti è sempre costato caro.

Ho imparato che abbiamo bisogna di ferite per fortificarci, abbiamo bisogno di perdere per trovare, abbiamo bisogno di soffrire per godere.

Parallelamente non seguo più il tennis come una volta, tanto meno urlo davanti alla Tv quando mi capita di inciampare in una partita, e penso sia davvero un gran miglioramento.

In conclusione di questo breve resoconto, se mi guardo indietro, posso dire tranquillamente che la vita non si è per nulla risparmiata con me.

Forse avrei potuto avere più Amici, ma certo non più Amici di quanti ne ho.

Avrei potuto avere più figli, ma certamente non avrei potuto averne di migliori.

Non credo che avrei potuto fare più soldi: comunque essere di sinistra di mano e di testa è un bel guaio, quasi una condanna che tocca scontare e basta.

Probabilmente avrei potuto scrivere racconti più divertenti, ma certo non mi sarei potuta divertire di più a scriverli.

Sicuramente avrei potuto tifare per i giocatori e le giocatrici vincenti, ma l’istinto mi ha fatto sempre sentire più vicina agli sconfitti.

Insomma, avrei potuto fare cose diverse e sarei potuta essere una persona differente. Ma dico grazie, alla vita e al destino, che sia andata così com’è andata. Non cambierei il mio vissuto con quello di nessun altro, al lordo di tutte le amarezze.

Con la consapevolezza poi che;

Alla veneranda età di 45 anni (Auguri a me, gli ho compiuti ieri🙀🎉) non sono gli anni della tua vita che contano, ma la vita che c’è stata dentro. E non è mica ancora finita perché;

The best is yet to come…

N.H

Buone feste!

Buone feste, cari bloggers! E buone feste anche ai lettori che di tanto in tanto nonostante la mia latitanza mi cercano su queste pagine. Buone feste, naturalmente, ai vostri figli e alle vostre famiglie, che sia esattamente l’inizio che desiderate, o quasi!

Non amo i bilanci perché sono noiosi oltre che tristi… e poi come si fa a ridurre a degli statici numeri un pezzo di vita?! Come si fa a sommare il risultato delle cazzate che facciamo? Come si fa a calcolare una paura, l’ansia, il tormento? Come si valutano gli sforzi, l’impegno, la ricerca di equilibri? E gli abbracci, i sorrisi, le risate… dove vanno posizionate?

Ecco, io ci tengo ai miei sbagli, le mie contraddizioni, le mie scelte giuste che poi ho rovinato, le mie parole a vanvera, le mie risate nei momenti meno opportuni, tutte le volte che ho perso l’equilibrio. Le mie irregolarità e le mie imperfezioni… e per nulla al mondo metterei tutto questo su una stupida bilancio per fare conti che non contano nulla e sopratutto non portano da nessuna parte.

Quest’anno nessun bilancio. Rinuncio anche ai buoni propositi. Nessuna dieta o iscrizioni in palestra, niente rinunce a cose che Amo o che mi fanno stare bene. In programma nessun tentativo di essere migliore in astratto, ma solo di andare dove sono più felice.

Del resto, la più grande lezione che ho imparato quest’anno è che non bisogna forzare nulla: conversazioni, amicizie, relazioni, attenzioni, amore.

Non vale la pena lottare per cose che vanno forzate, perché tutto quello che deve accadere accadrà, quello che non deve accadere non accadrà… e poi spesso i sogni si realizzano. Non sempre, non per forza. Qualche volta può anche capitare di scegliersi sogni sbagliati, che non ci corrispondono veramente. Ma se incontriamo qualcosa che ci pare davvero fatto per noi… beh, allora il buon proposito deve essere solo quello di andare, a prendercelo, con determinazione.

Auguro a tutti voi un anno in cui realizzare i vostri sogni, ma, soprattutto, in cui trovarne di nuovi: piccoli (o grandi) desideri, fatti per voi. Pensieri che vi corrispondono davvero, e nel profondo.

Vi auguro di essere felici con i vostri figli, ma di trovare anche spazi e momenti solo per voi stessi, piccole aiuole in cui coltivare quello che siete.

Vi auguro tempo per gli amici di sempre e anche per trovarne di nuovi, sinceri.

Vi auguro insomma di non accontentarvi mai, di non fermarvi, di continuare a cercare il massimo e di credere sempre in voi.

Io cercherò di viverlo così, questo ventiventi, spero di trovarvi ancora e ancora su queste mie pagine virtuali, che fanno parte della mia vita ormai da tantissimi anni…

Con affetto,

N.H

“Nella pietà che non cede al rancore, madre, ho imparato l’amore” (Cit.)

Auguri a tutti e tutte!

Vergogna

Se il Dio che credete di onorare andando a Messa si decidesse di parlare, racconterebbe dell’insensatezza greve e molesta con cui vi rapportate a questo periodo dell’anno; vi suggerirebbe di optare per una serena distanza dallo shopping senza per questo cadere nella trappola di chi vive le settimane dell’Avvento tra aridità sentimentale e supponenza intellettuale. Vi raccomanderebbe altresì di disertare i Black Fridays perché aggregando vi disgregano, ma come sempre vi lascerebbe al libero arbitrio.

Per parte mia vi considero dei privilegiati: in fondo l’apoplessia da cui siete colpiti vi risparmia il senso di nausea di cui noialtri siamo ostaggio mentre vi osserviamo incespicare tra lo struggente desiderio di riappropriazione dei tesori dell’infanzia e la pacchiana rappresentazione della trascendenza.

N.H

La douleur exquise

La sofferenza è un accessorio, il dolore è inevitabile… un malessere che ti impietrisce, un nodo quasi invisibile e anarchico, a detta di certuni una belva; ma la belva prima o poi va messa in gabbia, se non altro per renderla rachitica, ché soppimerla non si può. Io che ho invisi gli esperti del settore, quelli con cui ho fatto a “botte” per anni e con disprezzo chiamo strizzacervelli, ho trovato una forma di terapia scrivendo… giacché il mio quotidiano non necessita un’analisi, ma risposte a domande che neppure oso formulare. Qui è tutta un’altra storia, qui posso essere Nadine e basta.*

*Non è la douleur exquise la protagonista di questi miei tempi, tant’è che mi sorprendo a rimpiangere i giorni in cui era presente. A volte scelgo i titoli artificiosamente, quasi a sfidare i denti aguzzi della ragione.

 

Presto noi sogneremo

distesi al sole di mille primavere

senza il ricordo di questa prigione

Il benessere!

“… mamma, su dai, non sei oggettiva! Lo dici perché sei arrabbiata, pensaci con più calma e poi mi dirai cos’è il benessere per te?”

Metto giù il telefono, e senza smettere di pensare, faccio un profondo respiro: voglio recuperare le forze e quella calma necessaria per fare ordine nella mia mente.

Aiuto, ma cos’è il benessere per me?!

Accidenti, non ho mai pensato seriamente al significato del benessere!!!

Mi rassereno: ci DEVE essere una risposta.

Ho sempre trovato e dato un significato preciso alle cose che dico e faccio.

Non tutto è definibile e definito, ma tutto ha un significato.

Credo che il benessere abbia più di un significato! Come avere un lavoro, la certezza di poter contare sulle persone a noi care, avere sicurezza per i figli, un’istruzione adeguata e… l’assistenza sanitaria. Stare bene e in salute è una mia prerogativa!

Penso che il benessere sia serenità e non felicità.

Guardo la nota scritta sulla lavagna della cucina “mamma, lascia la spesa in macchina, la scarico quando torno” e realizzo che preferire invece la ricchezza economica al benessere è cercare di privatizzare la felicità. Come si fa a non capire che per realizzare la ricchezza e mantenerla si dovrà ricorrere alla conflittualità, rinunciando proprio alla serenità.

La giornata è lunga, e la settimana è appena iniziata. Ho ancora tempo per pensare. Ai figli, per esempio.

Mi accorgo che è lo stesso anche per i figli. Benessere o ricchezza? Finché sono il mio benessere, tutto funziona. Quando li considero mia ricchezza si scatena il conflitto. Con loro, nei confronti degli altri e con me stessa perché la ricchezza è possesso e il possesso non aggiunge ma sottrae.

Il possesso è fatto di fili sottili ed attaccaticci come ragnatela. Toglie libertà in cambio di un corno. E la toglie a tutti.

Una persona non puoi pretenderla. Puoi solo conquistarla. Finché dura.

Smetto di pensare. Guardo intorno a me. E vedo di nuovo loro, i miei figli: sì, sono il mio benessere!!!

Vorrei che questa momento non finisse più e mi dico che finché dura, non finirà.

La settimana è appena iniziata, e come ogni buon inizio, si allacciano le cinture di sicurezza. La strada è lunga. Accendo la radio, c’è la nostra canzone preferita. Voglio ubriacarmi di benessere. Tanto l’etilometro non lo segnalerà…

N.H

Il titolo è: Il Titolo.

titolo-libero
Di fronte a un obbrobrio come questo le reazioni possono essere molteplici:
“incredulità, truculenza, blasfemia, ilarità, pudore, sconcerto, indignazione…”, poi se hai cura di fermarti un momento a riflettere, comprendi che non solo c’è logica, ma in quel titolo c’è del genio.
Calano fatturato e pil, ma aumentano i gay” è uno di quei titoli da rotocalco da parrucchiera, del tipo: “INCREDIBILE! Chi avrebbe mai detto che…”
Insomma, è normale che un giornale che si rivolga a una platea di imbecilli post berlusconisti neo fascisti eternamente cretini, cerchi di intercettare il gusto del suo target.
È la logorante regressione oscurantista che stiamo vivendo; abbiamo sperperato ogni bene ricevuto in eredità dalla storia, dal progresso e dalla civiltà. Ci avviluppiamo a testa bassa e lancia in resta.
Pensate a un Eco, un Sartori, ma anche, che ne so, a un Ostellino che si ritrovasse oggi davanti alla tastiera per redigere un editoriale politico.
“Il ministro dell’Interno, dopo aver fatto il suo primo selfie della giornata davanti a una fetta farcita con la Nutella, scrive: ‘gnam gnam io pane e Nutella, e voi?’ ai suoi followers; poi indossata la divisa della Polizia Locale di Vergate sul Membro, si reca sul luogo del disastro, dove, dopo aver fatto un selfie con le macerie alle spalle, dichiara: ‘ho visto una trattoria lungo la strada, mangerò le tagliatelle a pranzo, e voi?’. I negri non mangeranno mai le tagliatelle di nonna Pina, le tagliatelle agli itagliani. Osannato dal popolo rutta cinghiale ingurgitato la sera prima e si allontana nel tripudio della folla festante.”
Provate a pensare al “vecchiumologo” (non scrivo storico per non vilipendere la materia) che questi tempi dovrà testimoniarli. Pareva difficile trasmettere ai posteri l’epopea berlusconiana, fatta di patonze, cene eleganti, di nani e ballerine, ma questa? Uno così bravo penso debba ancora nascere.
Ma mi sto lasciando andare. Torniamo al punto: “calano fatturato e pil, ma aumentano i gay”. Che altro avrebbero dovuto scrivere? “Tagliati i fondi per i sussidi alle famiglie con disabili gravi, si arrangi chi può”; oppure: “Lino Banfi all’UNESCO: Le tette di Edwige patrimonio dell’umanità”. Ecco, una cosa così avrebbe colto nel segno, perché il lettore di questi fogliacci questo vuole, questo cerca. E magari cosa sia l’UNESCO non lo sa nemmeno. Perché la ‘noiosissima’ storia l’ha imparata a memoria ma non l’ha capita, e quello che ha appreso è che “con la cultura non si mangia” anzi non si fa “gnam gnam”.
Insomma, l’oggi è figlio di ieri, e proprio oggi dovremmo iniziare ad apparecchiare il domani. Temo però che si debba ancora attendere; perché il presente è ancora crudo.
N.H

Siate folli, siate affamati!

Care nuove generazioni, per il 2019 vi auguro di ribellarvi sul serio, e di prendere coscienza del fatto che di voi non frega più niente a nessuno. 

Siete dimenticate, abbandonate, cancellate da ogni agenda politica, da ogni dibattito, programma, legge. Dovreste essere la priorità e invece siete fuori da tutto.

Levate un attimo gli occhi da Instagram e Tik Tok. Scoprirete che qui i grandi parlano soltanto di come andarsene in pensione prima, a spese vostre, o di come fare deficit e debiti, che toccherà a voi pagare.

Invece di spalancarvi il futuro sul mondo, vogliono inibirvelo. Voi vivete nel vostro villaggio globale, siete tutti connessi, senza barriere, differenze, confini, guerre, odi, ma questi parlano di nuovo di muri e porti chiusi, di nazioni, di poveri da cacciare e unioni da disintegrare. Parlano di dazi, di razze. Di pistole. Di Lira. Di cemento.

Dovrebbero parlare di scienza, di energia pulita, di rete, di start up, di app, di sostegno ai giovani che si mettono in gioco, di formazione intelligente, di come accompagnarvi al successo. Dovrebbero riempire di miliardi le vostre scuole, per darvi la migliore istruzione possibile, e i migliori strumenti per affrontare un mondo che viaggia alla velocità della luce. E invece vi tagliano i fondi di un altro dieci per cento. Tanto, pensano, voi state su Instagram.

Cos’è un deficit, un debito, lo spread, il pil? Fidatevi, vi servirà saperlo. Non son cose inutili o da vecchi, da politici imbacuccati. Sono cose che vi riguardano direttamente. Sono i vostri soldi. Sono le cose che decideranno se potrete avere una prospettiva di futuro dignitosa, accedere ad un mutuo o no, avere un lavoro stabile o no, una famiglia o oppure no…

Cercate di approfondire e comprendere quali fattori han sempre portato la chiusura dei confini, a cosa ha portato dividere gli uomini in nazioni, appartenenze geografiche, etnie, e a cosa ha portato dividere in buoni e cattivi i popoli, anziché i singoli. 

Leggete la Costituzione e cercate di comprenderne il significato, quanto sangue è costato averla, e quanto sia faticoso mantenere tutti quei diritti e quei privilegi che possono sembrarvi naturali e scontati, ma che non lo sono affatto.

Imparate e basta. Han convinto buona parte dei vostri genitori che l’ignoranza è un pregio, un sinonimo di genuinità, e che se leggete un libro allora tramate contro il popolo. Non imitate questo loro errore. 

La cultura è una conquista che richiede consapevolezza. Siate consapevoli. L’ignoranza è una brutta sconfitta. Siate grintosi. Un cittadino acculturato non è manipolabile. Un ignorante sì. Ormai anche con felpa e arancino.

Imparate a non trasformare, come hanno fatto i vostri genitori, i politici in superstar, in idoli, in influenze. Non gli dovete niente. Anzi, sono loro che devono a voi fama, potere e stipendi da favola. La Costituzione dice che è il popolo ad essere sovrano. Ad essere il sovrano, il Re. Siete voi i sovrani, non loro. Quindi pretendete il massimo della competenza e della serietà dalla politica e dai politici. E siate severi soprattutto con coloro a cui avete concesso fiducia.

Armatevi di consapevolezza, conoscenza e nozioni. E fate la rivoluzione. Perché se non lo farete voi, per voi stessi, non lo farà nessuno. 

N.H